sabato 9 agosto 2014
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Il divieto di praticare la fecondazione eterologa dettato dalla legge 40 era tanto motivato e saggio che solo davanti all’affastellarsi di ingarbugliatissimi problemi sanitari, giuridici, psicologici e sociali, aperti dalla sentenza con la quale la Corte Costituzionale l’ha dichiarato illegittimo, ci si è accorti che una materia tanto complessa e delicata richiede un ulteriore intervento normativo. Prendere atto di questa necessità senza alternative, come ha fatto ieri sera il governo, vuol dire riconoscere opportunamente che sulla vita umana non si può procedere per colpi di mano, per svolte dirigistiche e con logiche mercantili puntando a mettere il Paese davanti a fatti compiuti che la politica dovrebbe limitarsi a ratificare. Restituendo la voce al Parlamento, il Consiglio dei ministri ha invece ribadito che procreare bambini in provetta, e ancor più farlo con gameti che non appartengono ai genitori, è una questione che richiede un quadro di regole discusse davanti al Paese, semplici, chiare e condivise. Senza le quali non è pensabile muovere un solo passo.
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