giovedì 5 gennaio 2017

Caro direttore, ci aveva provato anche don Milani, il priore di Barbiana che amava gli ultimi degli ultimi, a dire che «il mondo lo raddrizzeranno i poveri». E come lui, altri hanno provato a spiegarlo. A farlo capire. Tanti, molti, solo a parole. Alcuni, pochi, invece lo hanno fatto in modo concreto, con gesti che hanno superato le frasi ad effetto. Così, venendo ai nostri giorni, leggere di un lungo filo di solidarietà che parte dal Congo e arriva in Italia (e non il contrario) un po’ stupisce e ricopre di speranza nel genere umano proprio quando piovono notizie che a tutto inducono a pensare fuorché al bene per noi e per gli altri. È accaduto che in uno sperduto distretto del Congo, nel cuore dell’Africa più povera, il parroco, don Ghislain, ha mostrato ai suoi fedeli le terribili immagini di morte e distruzione del terremoto che ha colpito ripetutamente il Centro Italia. Ne è nato un sentimento di sincera comprensione e vicinanza che ha coinvolto un po’ tutti in quella terra d’Africa, perché don Ghislain ha una vasta rete di contatti nel mondo della solidarietà ed è fra i fondatori dell’associazione 'Amici Del Congo' che opera da tempo proprio in quei villaggi. A seguirlo, a far diventare gesto concreto di solidarietà tutto ciò, sono stati poi i capi villaggio locali che hanno voluto dare il via a una raccolta di fondi che ha messo insieme quasi duecentoquaranta dollari. Una cifra enorme considerato che arriva da un luogo dove nove abitanti su dieci non hanno stipendio, si contentano di vivere coltivando manioca, mais, ananas, oppure allevando qualche animale, poche pecore o qualche capra. Un Paese dove chi ha la 'fortuna' di lavorare nelle miniere di columbite-tantalite o columbo-tantalite, per contrazione linguistica coltan (indispensabili alle multinazionali delle nuove tecnologie per la fabbricazione di telefoni cellulari) si merita un compenso mensile di pochi dollari. Eppure la solidarietà ha prevalso. Soprattutto grazie ai bambini, nelle povere scuole e negli improvvisati ospedali. Raggiunta la considerevole cifra di 156.400 franchi congolesi, pari, appunto, a 238,43 euro, l’importo è giunto a destinazione. Una lezione di solidarietà che va ben oltre il valore di quei soldi, che racconta di veri sacrifici, vera vicinanza e comprensione. Una lezione senza bisogno di commento.

Luca Soldi (Prato)

E infatti, caro amico, sento di non dover aggiungere troppe parole: basta leggere i fatti richiamati nella sua lettera e che, giustamente, hanno colpito anche diversi altri giornalisti come me. Aggiungo solo un aggettivo alla 'solidarietà di poveri' che lei così bene descrive e interpreta: cristiana. Solidarietà cristiana. E non lo faccio per rivendicare alcunché, ma per rendere merito alla seminagione di bene fatta da don Ghislain, sacerdote congolese, capace di far vivere il Vangelo nella sua terra natale e nel nostro pezzo di mondo. È importante e utile farsi scaldare e spalancare il cuore da notizie come questa, perché ci aiutano a ritrovare (o mantenere) lo sguardo giusto sulla realtà e sulle persone, ed è sempre uno sguardo fraterno.

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