La sfida è prender partito per libertà e democrazia
sabato 19 gennaio 2019

Su queste colonne sono state ricordate a più voci la teoria politica e l’azione concreta di don Luigi Sturzo e la sua intatta capacità di ispirare pensiero politico.

Un’altra questione, allora, non può essere evitata.

Sturzo è anche politicamente attuale?

La sfida politica del presente ha tratti marcati. Le 'società aperte' e le loro democrazie sono in grave difficoltà. Dall’esterno le autocrazie illiberali (Cina e Russia in testa) le attaccano senza più remore. Esplicitamente esibiscono la loro forza come prova di ragioni diverse e opposte. Non solo si chiudono, ma ora anche attaccano la libera circolazione di persone, conoscenze, diritti e beni. Ma le società libere sono sotto attacco anche dall’interno. Cala la fiducia nelle ragioni e nelle istituzioni della democrazia, del mercato, della libertà religiosa, della ricerca scientifica, dei diritti fondamentali. La leadership di Donald Trump è il punto più alto raggiunto da questa autoaggressione.

Chi vuol difendere le società libere sembra non saper più cosa fare e neppure come e con chi. In realtà Usa, Canada, Regno Unito, Australia e Unione Europea (tanto per citare solo alcuni perni della 'società aperta') sono assai più solide di quello che appare, ma se la coscienza di questa forza non è diffusa, essa fatalmente si riduce.

Cercare analogie tra il 2019 ed il 1919 (l’indomani terribile della Prima guerra mondiale, l’anno della nascita del Partito Popolare) è indagine storica, non ragionamento politico – l’unico che può rispondere a quella domanda politica: Sturzo è politicamente attuale? Che significa attuale? Una scelta del passato è attuale quando il criterio che la ispirò è ancora in grado di cogliere una frattura che è 'nelle cose' e di guidare a prendere partito per un lato di questa frattura. In questo senso, almeno quattro scelte di Sturzo (e di De Gasperi) sono ancora attuali. Non condivisibili da tutti? Certo, altrimenti non sarebbero scelte politiche.

Sturzo (come poi De Gasperi) non fu equidistante nello scontro tra regimi democratici e liberali e regimi antidemocratici e antiliberali. Non cercò 'terze vie'. Le 'società aperte' si possono sempre migliorare, le 'società chiuse' si debbono sempre combattere. Per Sturzo la difesa delle 'società aperte' non è affare solo politico, ma anche economico, religioso, culturale, giuridico, educativo, e altro ancora. Tuttavia, la difesa delle 'società aperte' esige anche una battaglia politica.

Non si fa bene comune solo con la politica, ma non lo si fa neppure senza politica. Se la battaglia è anche politica, essa non si può combattere senza un partito. Esso può avere varie forme: per Sturzo il partito leninista o i partiti che stavano degenerando sul finire degli anni 50 del Novecento erano una minaccia per la democrazia. Il partito, però, come libera e trasparente associazione politica tra cittadini e cittadine, è un indispensabile strumento democratico per obiettivi democratici. Il partito restituisce capacità politica alle singole persone. Il partito non confonde, ma connette politica e visioni ideali, politica e interessi reali.

Non un partito 'cattolico', perché il cristianesimo non tollera integrismi e se, a volte, molti cattolici possono trovarsi politicamente insieme ciò deve dipendere dal programma e dalle circostanze, non dal precetto. E un partito non necessariamente solo di cattolici è un partito capace di alleanze. È difficile trovare qualcosa di politicamente più attuale della sintesi tra ispirazione cristiana e liberalismo anglosassone che Sturzo praticò e della alleanza che sempre ricercò con i riformisti democratici.

Senza di che non avremmo mai avuto la coppia De Gasperi- Einaudi e il loro decennio. E poi non avremmo avuto la fabbrica dell’Unione Europea e della moneta unica, l’euro. Queste quattro scelte oggi sono in grado di riconoscere l’abisso che separa 'popolare' e 'populista', democratico e sovranista, liberale ed illiberale. Queste quattro scelte possono non piacere, ma sono attuali, e se non piacciono è proprio perché sono attuali. Mancano leader, ci si dirà a questo punto, ed è vero. Senza persone in grado di suscitare fiducia, assumere responsabilità, operare scelte gravi e disposte a renderne conto per Sturzo non c’è democrazia. Veniamo però dal fallimento di stagioni politiche segnate da leader senza partito (invece che 'con partito'). Queste stagioni hanno insegnato che servono leader e servono però anche tanti uomini e tante donne liberi e forti, capaci di assumere ciascuno e ciascuna un pezzo di responsabilità politica, e servono istituzioni politiche in cui queste responsabilità (dei leader e di tutti) maturino e competendo si selezionino.

* Sociologo, Università di Roma Tre

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