sabato 5 marzo 2016
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Gentile direttore, la invito ad ascoltare dal sito di Radio 24 la puntata del 29 febbraio di “Melog”, programma radiofonico a cura di Gianluca Nicoletti, dal titolo «La maternità surrogata farà parte della nostra evoluzione?». Dove l’interrogativo è solo un proforma, perché per il conduttore la generazione per maternità surrogata è «frutto dell’amore», quella naturale è frutto di un «amplesso stracco» e «l’utero è un’incubatrice»; e siccome «ci sono i robot della generazione più avanzata che sanno autoriprogrammarsi, e quindi hanno inventato una maniera di generarsi [allora noi dovremmo] pensare che questo [la maternità surrogata] sia una cosa normale». Normale e auspicabile, perché oggi «il figlio diventa un gadget, equivalente a quello che una volta era l’anello con i brillanti, la pelliccia di visone oppure l’orologio magari di secondo polso se uno voleva spendere meno, da regalare al marito, al fidanzato, all’innamorato: oggi, dice, ti regalo un figlio. Per farlo esistono varie possibilità, per chi se lo può permettere: ci sono donne che mettono a disposizione il loro ovulo, uomini che mettono a disposizione il loro spermatozoo, altre donne che a pagamento fanno il parcheggio del loro figlio. Io non ci trovo nulla di scandaloso». Infine il conduttore si augura «un’umanità futura in cui i figli nasceranno totalmente fuori dagli esseri umani donando il loro materiale genetico, poi vanno a riprendersi il figlio quando è bello e pronto e lo allevano con tutto l’amore, sradicando dalla generazione questa sorta di afflato emotivo che in realtà ha creato molti danni e molti continua a crearne (...). Io penso che anche l’aspetto della maternità-paternità venga gradualmente sradicato da questa sorta di afflato emotivo che ne snatura quelli che sono gli aspetti reali, concreti, genetici». È sempre Nicoletti, non Aldous Huxley. Parole pronunciate con quell’eco di indignazione, con quella vaga e contenuta esasperazione di chi finalmente, dopo un lungo periodo di oscurantismo, vede sorgere “il sole dell’avvenire”... Inquietante, no? Una idolatria tecnoscientista che scinde il desiderio dalla vita, generando quella patologia del desiderio che ha portato l’occidente al declino demografico e a una cultura di morte che mina la condizione esistenziale e la lotta stessa per la vita. Un desiderio senza apertura al futuro. Mi ricordo che da bambino, all’arrivo del mio fratello minore, credevo che i bambini si comprassero in farmacia, me li immaginavo appoggiati sulle mensole, come altri prodotti di consumo. Ma era solo la fantasia puerile di un bambino... Tommaso Verga Pancarana (Pv) Lo ammetto, caro e gentile signor Tommaso, il mio primo pensiero è stato: eccone un altro che non ha capito l’amara ironia di un brillante intellettuale. Poi sono andato a risentire (via internet) quella trasmissione radiofonica, e dopo un po’ mi sono cascate le cuffie. Ma le ho raccolte, e ho resistito, per capire bene e sino in fondo. Stimo l’intelligenza e ancor più la paternità coraggiosa e vera di Gianluca Nicoletti e francamente non mi sarei aspettato da lui una tirata come quella che lei sintetizza purtroppo fedelmente (faccio grazia agli altri lettori, proprio come lei, delle avventurose interpretazioni bibliche dell’abile conduttore radiofonico e dei dogmi anti-religiosi scanditi da un suo illustre ospite). Non so se si tratti davvero e pienamente di una forma di idolatria tecnoscientista, con tutto quel che ne segue. Ma ne ha l’aria. E so bene quali semi gettano nell’etere le predicazioni che esaltano così tanto, e solo apparentemente a bassa voce, il sovrumano e il postumano. E, mio malgrado, inorridisco. Dico solo che bisogna resistere a queste pretese ed elucubrazioni da incubo. Bisogna continuare a camminare in direzione ostinata e contraria rispetto alle false evoluzioni che disegnano un futuro in cui legami vitali e ed emozioni sarebbero solo vecchi impacci e assurdi afflati da «sradicare» anche grazie alla pratica della maternità surrogata, a un ben organizzato commercio della vita.  Da innamorato della libertà responsabile che ci è data in dote e dell’amore che è legge, ma non pretende norme per essere affermato, è forse l’unico “esser contro” che riesco a concepire. Vedo e sento, anche a causa di certe trasmissioni radiofoniche, che più che mai questo, oggi, ci tocca vivere e testimoniare. Con tutta la chiarezza e la carità possibili. Marco Tarquinio
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