mercoledì 14 ottobre 2015
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La giornata di ieri è una di quelle da segnare in rosso sul calendario, con due attesi passi avanti sul tema che dalla scorsa primavera occupa un ruolo centrale nel dibattito politico: l’immigrazione. Un progresso deciso è stato compiuto sul versante della risposta solidale all’emergenza – con il vademecum elaborato dalla Cei per l’accoglienza delle famiglie di profughi nelle parrocchie italiane – e un altro – l’approvazione in prima lettura della riforma della cittadinanza ispirata a un temperato diritto di suolo e allo ius culturae – sul fronte dell’integrazione di una generazione di cittadini che è già un "patrimonio italiano" a pieno titolo. Sono due gambe su cui camminano il corpo, il cuore, il cervello della nostra cultura e dei nostri valori cristiani ed europei.L’atteso decalogo per definire al meglio l’accoglienza dei profughi nelle parrocchie italiane e dare così sistematicità alla corale risposta all’accorato appello di papa Francesco all’Angelus del 6 settembre scorso, è arrivato dopo l’attento vaglio e l’approvazione del Consiglio permanente dei vescovi italiani. Va ribadito che diocesi, parrocchie e istituti religiosi italiani, nonostante le polemiche estive alimentate dagli imprenditori politico-mediatici della paura, fanno già molto, accogliendo ufficialmente 22mila persone, più o meno un quarto dei rifugiati e richiedenti asilo presenti sul territorio nazionale. Il conteggio non comprende evidentemente le persone accolte al di fuori dell’ufficialità. Ma si può sempre fare di più di fronte a un’emergenza epocale come la crisi migratoria che – prevedono gli esperti – potrebbe durare ancora molti anni. E se la carità non ha certo bisogno di regole, è acclarato che su un terreno scivoloso come questo, occorre fare bene il bene per aiutare al massimo persone segnate da sofferenze, lutti, persecuzioni e da viaggi travagliati. Lo sforzo della Cei in queste settimane si è concentrato, con il contributo di Caritas, Migrantes e degli uffici legali, sulla messa a punto di un dispositivo che garantisce alle parrocchie la necessaria serenità per affrontare una materia complessa e ospitare per almeno sei mesi chi aspetta di ricostruire la propria vita. Così, dopo aver puntato sulla formazione dei parrocchiani, vengono previste dal dispositivo diverse opzioni, privilegiando i nuclei famigliari, sia nell’ambito della collaborazione con le prefetture per chi ha chiesto asilo e per i minori, sia nell’ospitalità di chi ha già presentato domanda. Oltre a forme educative di accoglienza alla pari – da famiglia a famiglia – poiché i più fuggono ancora più a nord, potrebbe essere valutato anche un primo servizio di assistenza in collaborazione con le associazioni di volontariato, i gruppi giovanili, l’apostolato del mare in porti e stazioni. Abbiamo già visto tante persone darsi da fare a giugno, quando vennero provvisoriamente chiusi i confini con la Germania, negli scali in gare di solidarietà che in silenzio continuano. Sarebbe un progresso rendere più strutturale questo spontaneo flusso di solidarietà.Per quanto riguarda la gamba della nuova cittadinanza, dopo il voto di ieri siamo all’ultimo passaggio, poi la riforma sarà compiuta. Allargare i paletti per includere nell’anagrafe italiana ragazzi figli di stranieri residenti nel Belpaese e che hanno frequentato la nostra scuola consente di immettere nella nostra società linfa nuova. La demografia è poco considerata dalle nostre parti, ma se cinque milioni sono gli italiani emigrati nell’ultimo mezzo secolo, altrettanti sono gli immigrati arrivati negli ultimi 40 anni. Non stiamo parlando di persone giunte su barconi a Lampedusa, non c’è nessuna invasione irregolare da sanare, si tratta invece di rendere cittadini a pieno titolo centinaia di migliaia di ragazzi che o sono nati in Italia o frequentano da alcuni anni le scuole italiane e non ha senso che debbano attendere la maggiore età per avere il passaporto della Repubblica. Ieri è crollata una barriera che doveva cadere da tempo. E se qualcuno sente lesa la propria italica identità, farebbe meglio a dare un’occhiata al calendario e a come già stanno assieme i ragazzi, a prescindere dalla loro origine. Siamo nel 2015 e la nostra identità nulla perde dal "sì" di ieri. Anzi, si arricchisce di colori, diverse culture e nuove risorse.
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