mercoledì 15 novembre 2017

Egregio direttore, le scrivo per esprimerle la mia sorpresa ed amarezza dopo aver appreso attraverso un sito online che, quando un paio di mesi fa avete pubblicato la lettera del parroco di Staranzano – don Francesco Maria Fragiacomo – ne avete modificato il contenuto. Fatico davvero a pensare che ci siano inderogabili questioni di spazio alla base delle modifiche che avete applicato. Anche perché su una vicenda del genere – che sta interessando tanti – davvero non sarebbe stato difficile trovare qualche riga in più piuttosto che permettersi di interpretare e adattare il pensiero altrui. In ogni caso, al sacerdote in questione si sarebbe potuto dire che la lettera era troppo lunga chiedendo a lui stesso di accorciarla... e invece no. Davvero, trovo preoccupante che tra cristiani ci si possa comportare in un un modo così scorretto. Con un sacerdote, poi.

Giorgio Stambazzi

Sorpreso e amareggiato sono io, egregio signore. Il parroco di Staranzano alle ore 10.00 del 7 settembre 2017, giorno di pubblicazione della sua lettera su “Avvenire” all’interno del dibattito che si è sviluppato attorno alla vicenda del capo scout che ha dato vita a un’«unione civile» omosessuale e che presta servizio educativo nel gruppo Agesci attivo in quella Parrocchia dell’Arcidiocesi di Gorizia, ha inviato una email alla mia segreteria che ha per oggetto la parola «Grazie». Questo il testo del messaggio che ha concluso uno scambio di email e di telefonate: «Caro direttore, la ringrazio per aver voluto pubblicare il mio pensiero. Buon servizio per la Chiesa e per il Regno. Una preghiera per tutti voi». Firmato: «don Francesco Maria Fragiacomo ». Se le cose stessero come lei sostiene sulla base di una ricostruzione maligna, chissà perché il sacerdote si sarebbe rivolto a me con questo tono e questa gentilezza. Forse perché la verità è che io gli avevo consigliato di inviare (per non costringere me a operare tagli su un testo così “sentito” e delicato) una versione del suo scritto più breve, e anche un po’ più partecipe del percorso pastorale indicato dal suo Arcivescovo per quella concreta vicenda. Così mi sarebbe stato agevole pubblicarla subito. Cosa che è avvenuta. Don Francesco me l’ha inviata il 6 settembre e il 7 settembre la lettera è uscita, con piccoli aggiustamenti redazionali, sotto a un titolo che dava chiaramente conto del suo contenuto: «Io, parroco, e l’“unione” del capo scout tra discernimento e messaggi ambigui». Ecco tutto. Rendo pubblico quel “grazie” di don Francesco Maria Fragiacomo, solo perché lei mi costringe a farlo con le sue precipitose sentenze. E perché qualcun altro ha mestato nel torbido.

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