sabato 12 maggio 2012
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La recente pubblicazione di altre telefonate tra Silvio Berlusconi e alcune sue amiche rischia ancora una volta di caricare di implicazioni polemiche la discussione sul tema delle intercettazioni. È il clima respirato sino a qualche mese fa e che ha avvelenato per anni ogni discussione sulla giustizia. Un clima in cui anche i problemi davvero esistenti venivano, da un lato, strumentalizzati per proporre soluzioni che non guarivano ma aggravavano la malattia e, dall’altro, negati per paura delle strumentalizzazioni. La questione intercettazioni è in questo senso esemplare: si denunciava la pubblicazione sui giornali di conversazioni che riguardavano esclusivamente la vita privata delle persone e si indicava, come unica ricetta possibile, un minore ricorso all’uso delle intercettazioni. È invece evidente che la soluzione non è la rinuncia dei giudici ad utilizzare questo prezioso strumento investigativo bensì contrastare, in tutti i modi, chi fa uscire e pubblicare queste conversazioni. Il problema però esiste ed è di difficile soluzione. Proviamo ad affrontarlo cercando di dimenticare singole vicende giudiziarie e rispondendo ad alcune domande. Siamo d’accordo che le intercettazioni costituiscono una limitazione particolarmente invasiva della libertà di comunicazione e che, secondo il principio costituzionale dell’articolo 15, tale limitazione deve essere possibile solo per le indagini penali su fatti gravi? Se sì, come trattare le notizie aventi un rilievo pubblico che emergessero dalle intercettazioni? È indiscutibile che, una volta conclusa l’indagine, tutto ciò che ha rilievo penale possa essere pubblicato. Ma ci sono notizie che, pur essendo irrilevanti nel processo penale, possono essere di pubblico interesse. Si pensi, ad esempio, a un politico che, indagato e intercettato per corruzione, risulti innocente ma dalle cui intercettazioni siano emersi comportamenti e frequentazioni radicalmente incompatibili con le posizioni da lui assunte nelle sue battaglie pubbliche. È giusto pubblicare quelle intercettazioni? È giusto che la limitazione della privacy, che ogni uomo politico deve in parte accettare, giunga al punto di rendere pubblicabili delle telefonate legittimamente raccolte in un processo penale ma che poi, in quel processo penale, sono state ritenute irrilevanti? Personalmente, sulla base della mia esperienza professionale di magistrato, sarei portato a rispondere di no. Altri ritengono di sì. Ma anche costoro dovranno ammettere che una regola, un qualche limite alla pubblicazione debba trovarsi. La domanda più difficile è dunque questa: come far convivere i due principi costituzionali di libertà nelle comunicazioni e di libertà di informazione? Altre domande ne sono il corollario: una volta stabilito il limite, come farlo rispettare? Quali regole processuali stabilire per contrastare la fuga dal fascicolo di conversazioni ritenute non pubblicabili? Sapendo per giunta che ciò non basta. Perché il personale impiegato per eseguire un’intercettazione (magistrati, segretari, numerosi poliziotti, interpreti) è di per sé folto. E poiché l’udienza in cui il giudice deve distinguere le conversazioni rilevanti da quelle irrilevanti si svolge in contraddittorio con le difese, alla fine la platea di persone che viene a conoscenza di tutte le intercettazioni è tale da rendere non semplice l’individuazione del responsabile di una fuga di notizie. Ciò porta all’ultima domanda, la più difficile: quali regole e sanzioni per chi ignori i divieti alla pubblicabilità? Perché una regola di chiusura è necessaria. È vero che il codice deontologico dei giornalisti li autorizza a pubblicare anche notizie private su persone che esercitano funzioni pubbliche qualora esse abbiano rilievo «sul loro ruolo o sulla loro vita pubblica». Ma se la notizia è stata acquisita per una finalità che la Costituzione prevede come unica eccezione al principio di libertà di comunicazione e poi quella finalità viene meno, allora per il giornalista non sorge un problema nuovo? In primo luogo i giornalisti dovrebbero ragionare su queste domande, non facendosi schiacciare dal presente e meditando di più sul passato e sul futuro.
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