venerdì 24 novembre 2017

Ho sempre pensato che l’ingordigia umana, a ben guardare, potrebbe assurgere a prova dell’esistenza di Dio. L’uomo che non si accontenta mai dimostra chiaramente di non bastare a se stesso. Colui che spreca la sua vita nell’accumulare cose, case, beni, ricchezze oltre ogni ragionevole logica mette in evidenza di essere abitato da un vuoto che gli fa male, lo impaurisce, e che tenta di colmare. Le radici del dramma ambientale che ci preoccupa e ci impegna le possiamo trovare nell’egoismo dell’uomo, che per soddisfare la sua sete di potere e di possedere avanza senza preoccuparsi della sofferenza che genera e che si abbattano sui suoi fratelli in umanità. Uomo e ambiente sono gemelli siamesi: vivono insieme o muoiono insieme. Nessun essere ragionevole per stare meglio distrugge la sua casa.

Al contrario, la rende più bella, più comoda, più accogliente. Prima della piccola casa, però, viene la grande casa, la casa di tutti, la casa che ci permette di respirare, lavorare, giocare, amare. Vivere. Il Creato è la casa indispensabile senza la quale la vita arranca, soffre, muore. Non siamo padroni di niente, nemmeno dell’attimo che segue quello attuale. Tutto ci è stato dato, tutto è dono, tutto è grazia. Di tutto dobbiamo rendere conto.

Dobbiamo gratitudine a papa Francesco per averci donato l’enciclica "Laudato si’". L’abbiamo letta e commentata tante volte. Essere venuti a conoscenza ieri da "Avvenire" che Francesco ha avuto l’ispirazione di scriverla nel sorvolare la «Terra dei fuochi» ci ha commossi. Il Papa ci guarda, il Papa ci segue, il Papa ci vuole bene. Il Papa si prende cura di noi. Al Papa occorre essere vicini, dare ascolto, obbedire per amore. Il vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna, recentemente ha detto: «La Terra dei fuochi non è un luogo ma un fenomeno». Un fenomeno che si estende dappertutto, anche se in Campania, a causa della camorra e di una politica che non sempre è stata in grado di fare il suo dovere, è emerso con più evidenza e ci ha fatto più male.

Un fenomeno che ha portato e porta ricchezze disoneste nelle tasche di pochi, trafugando diritti, buonumore, salute alla stragrande maggioranza delle persone. Il nostro grazie va a Francesco perché la sua voce ha amplificato le nostre voci, i nostri lamenti, i nostri pianti. Grazie, perché dopo la sua disamina attenta, lucida, onesta, preoccupata, limpida del fenomeno dell’inquinamento ambientale nessuno può più far finta di non sapere.

Mai come nel nostro tempo infatti la «casa comune» è minacciata. Dall’uomo, dalla sua ingordigia, dalla sua irresponsabilità. Dall’incapacità di dire basta, di riconoscersi sazio.

Accumulare beni o guastarli sottraendoli ai legittimi comproprietari, prima di essere un peccato, è una grande sciocchezza. Oltre a renderci peccatori, la pigrizia, l’egoismo, l’avarizia ci impediscono di guardare con occhio limpido le cose che ci circondano, gli anni che passano, la vecchiaia che avanza, le malattie che ci provano, la morte che ci attende. Ci impediscono di vivere la gioia del momento presente e del bene fatto al povero. Accumulare inutili ricchezze è come arrendersi, un modo solo a prima vista elegante di affermare la propria incapacità di sperare, di investire in affetti, di impegnarsi perché domani il mondo sia più bello, più abitabile, più sereno di quanto non sia oggi. Occorre equilibrio: tra essere e apparire, tra la gioventù e la vecchiaia.

Equilibrio tra i ricchi e i poveri, perché questi ultimi non vengano ridotti in schiavitù. La miseria è schiavitù. Se la povertà è dignitosa, la miseria è disumana e, perciò, foriera di probabili azioni disumane. Equilibrio, dunque. Tra il mondo degli affari e quello degli affetti. Tra la civiltà industriale e quella agricola. Equilibrio tra le periferie e le città. Tra i Paesi in via di sviluppo e quelli già sviluppati. Tra il mio e il nostro. I miei, i tuoi polmoni respirano la nostra aria. Aria che nessuno ha il diritto di inquinare. Il pesce che mangeremo a cena è stato pescato nei nostri mari.

Mari, fiumi, laghi limpidi da sempre hanno estasiato l’uomo allo stesso modo in cui riescono ad allontanarlo quando brulicano di immondizie e sozzure. A che serve possedere una villa spaziosa, bella, ricca di opere d’arte se le finestre si aprono su una discarica puzzolente? L’ingenua e indifferente persona ricca pensa: 'Ma io vado a vivere altrove, in luoghi ancora incontaminati'. Incontaminati? Per quanto tempo ancora, fratello? No, non conviene a nessuno minare i campi grazie ai quali dovranno vivere i figli, avvelenare i pozzi dove tutti dobbiamo continuare a bere.

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