martedì 4 febbraio 2014
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Politica? Debole. Economia? Debole. Coesione sociale? Debole. Insomma, un mondo senza forza. O dove le uniche forze in campo sono quelle spietate e distruttive del potere. Quelle del dominio. Come se rare fossero le forze di altro segno. Eppure nei giorni scorsi voci autorevoli hanno parlato della forza che tiene insieme la nostra società, e anch’io ho visto lo spettacolo, potentissimo e tenero, di una grande forza.Qualcuno ha usato l’aggettivo debole anche per il pensiero. Eppure io ho visto pensieri che sono diventati valanghe di cambiamento e luce, e musica e decisione nel cuore di tantissimi. La recente Giornata per la Vita, vissuta in molte città italiane, ha portato davanti agli occhi di chi ha voluto vedere le storie di grande forza di gente che non si è arresa di fronte alle prove più difficili. Testimonianze dirette, video, racconti di singoli, madri, padri, e gruppi di amici (come quelli di Max Tresoldi, con me a Firenze) che hanno mostrato dove sta la forza.In genere si pensa che la forza si possa recuperare da chissà che oscure vie o dal caso, o da pratiche individuali che sottraggono allo stress e alle prove. Dilagano i metodi di rilassamento, di ripresa di "energia". I metodi per "pensare positivo", gli stage di auto-motivazione. L’epoca più generosa nel distribuire farmaci e pseudo farmaci contro le tante e diverse forme di depressione e stanchezza, è al tempo stesso la più pervasiva dispensatrice di ricette e slogan motivazionali. La forza, mito antico e moderno, ora ha una nuova denominazione: la chiamano energia. Fa più chic. Ma il punto è sempre quello: da cosa si sprigiona la forza necessaria perché in un momento di difficoltà si reagisca, non ci si fermi sulla fatica o sull’errore? Perché non prevalga la malora e ci si metta invece – come fa la poesia secondo Seamus Heaney – a rammagliare il mondo a non lasciarlo andare in sfilacciamenti, tra gli strappi del dolore e le perdite e l’oblio.La forza di rammagliare viene da quelle facce. Da quelle storie. E ce ne sono tante.  La Giornata per la vita ha il merito di parlare di loro. Di questi che non sono eroi e spesso nemmeno santi. Ma sono gente forte. Non nel senso delle capacità di dominio o delle capacità intellettuali. Ma forti perché la loro decisione di vivere affrontando una prova e senza lasciare l’ultima parola alla morte, strappandole per così dire il buio dalle labbra che volevano pronunciare una sentenza definitiva. E facendo del buio, che spesso hanno dovuto traversare (con situazioni durissime, cambiamenti dolorosi, abissi superati rischiando mestieri, soldi, relazioni), la penombra da cui risalendo hanno portato tanta luce a tante persone. C’è una forza nel Paese, che non è visibile, che non fa barricate e raramente e solo per cose essenziali fa sentir la sua voce in pubblico. Ma una forza immensa. La forza che si radica in una persona quando si accorge e allarga le braccia davanti allo smisurato "tu" di un altro (un figlio, un padre, un amico). La forza che erompe nella cellula primigenia dell’amore. Quello schianto e vero colpo di fulmine che fa dire a una persona davanti all’altra: "tu", senza che nulla riduca una al potere dell’altro. Un "tu" così forte da sfidare le consuetudini, la pigrizia e i pregiudizi scientifici. E da sfidare il pensiero dominante nella società di coloro che fanno della debolezza spesso un vanto, una patetica arma di difesa e di attacco.Una forza senza prepotenza, contro una debolezza spesso molto prepotente. Hanno volti, maglioni, giacche senza niente di appariscente. Stanno in case nascoste tra le altre case. Spesso hanno solo la fama data dal mormorare di quelli del quartiere che dicono: «Quelli si son tenuti un figlio così», la fama delle voci che si abbassano. Sono i veri "punti di forza" di questa Italia e di questa epoca. I segni che, anche al di là di diatribe a volte inutili se non svolte in certi modi e contesti, come ha suggerito bene Papa Francesco, possono dare forza oggi a molti. Mentre diluviano i talk show, i lamenti, le proteste, le analisi, le previsioni che si alternano tra serene e funeste, tenendo tutti nell’ansia – lo stato tipico in cui i totalitarismi cercano di tenere i propri sudditi – ecco, mentre tutti si sentono più vulnerabili e deboli, ci sono punti di forza speciali. Non ce lì fanno vedere quasi mai. Perché la luce abbaglia e inquieta. E la loro forza ridà forza.
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