lunedì 8 dicembre 2014
​​Oggi viene resa pubblica, e certo non casualmente dalle pagine di questo giornale, la proposta di logo per il convegno ecclesiale nazionale di Firenze 2015, «In Gesù Cristo il nuovo umanesimo». A una settimana dalla presentazione della traccia, si tratta di un’altra tappa verso Firenze, un altra passo del cammino di quella «marea caotica» e «carovana solidale» che è la Chiesa oggi (EG, 87). Anche questo passaggio, nella sua semplicità, è denso di significato. Per tante ragioni.Intanto, il metodo con cui si è arrivati a scegliere l’immagine-icona del V convegno della Chiesa italiana (così come per la traccia di lavoro) è l’ascolto: si è deciso di conoscere dal basso come la Chiesa interpreta, immagina, spera il significato e il destino dell’umano. Perché di fronte alle sfide di un oggi che, con le parole di Mario Luzi, «si affaccia su un orizzonte di incommensurabili pericoli e di inestimabili promesse», occorre passare dal "sarebbe bello" alla bellezza che sempre è visibile, per chi ha occhi sgombri da paure e da pregiudizi. Una bellezza e una speranza che sono emerse in modo sorprendente dalle tante proposte di logo arrivate alla giuria, rivelando come il tema dell’Umanesimo in Gesù non sia intellettualistico e astratto, ma vitale per affrontare i pericoli e le promesse di questo tempo.Una piccola rivoluzione metodologica dunque, dove la Chiesa si lascia raccontare per immagini da chi in questa «famiglia di famiglie» si riconosce. Una rivoluzione che, etimologicamente, torna all’origine, ri-volgendo lo sguardo a Gesù che cammina per le strade della Galilea con i discepoli, incontrando le persone nella loro quotidianità e chiedendo loro «ma voi chi dite che io sia?». Una rivoluzione che rimette al centro la comunicazione: non come ambito separato, tecnico-strumentale, come una delle tante azioni possibili, ma come contesto antropologico fondamentale, dove ridurre le distanze e aiutarsi a vicenda camminando insieme, nel comune riconoscimento. In questa stessa consapevolezza e in questa unità di cammino si colloca anche la ricorrenza di "Comunicazione e missione", il direttorio sulle comunicazioni sociali del 2004. A dieci anni di distanza, come si fa in ogni famiglia che festeggia compleanni e anniversari per mantenere viva la memoria e il senso della propria storia, ripensa e rilancia il ruolo della Chiesa in una mondo ormai ipermediatizzato: se ne parlerà a Roma il 12 dicembre, in apertura del corso Anicec che mira proprio a formare persone che possano fare da "lievito comunicativo" nei loro contesti concreti. Tornando al logo, la decisione di affidare la scelta a un contest aperto a tutti, e quindi a una votazione popolare sui social, si è rivelata a posteriori una felice intuizione, e un altro segno dello stile inclusivo che vuole caratterizzare la preparazione, la celebrazione e la prosecuzione di questo importante appuntamento della Chiesa italiana. È stato utile anche per mostrare concretamente come quello dei social non sia per forza un mondo "altro", ma uno spazio di incontro, dove intercettare i più giovani e coinvolgerli, umanizzando nello stesso tempo un ambiente certo non immune dall’autoreferenzialità. In tal modo, il tema dell’umanesimo è stato percepito come tutt’altro che lontano. La proposta selezionata tra le tre più votate, nella sua semplicità da disegno a mano libera, esprime bene il doppio movimento di "salire" verso la croce per poter "uscire" nel mondo. Le frecce, che rappresentano i cinque colori dell’anno liturgico, si prestano altrettanto bene a suggerire le cinque vie "dinamiche" di umanizzazione, suggerite nell’ultima parte della traccia (uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare) e a indicare la dimensione dell’accompagnarsi a vicenda che sono la cifra distintiva della chiesa di papa Francesco. Quella che, nonostante le sue fatiche e anche le sue ferite, fin da oggi si vuole festeggiare.
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