giovedì 2 febbraio 2012
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«Come era bello il calcio una volta, quando al Del Duca, certe domeniche d’inverno, c’erano montagne di neve... E noi tifosi tutti lì sul campo a spalare, in modo che la partita dell’Ascoli cominciasse puntuale, alle tre del pomeriggio».Questo racconto nostalgico, lo ascoltai parecchi anni fa (all’Istituto Missionario di Foligno) da padre Franco, tifoso sfegatato dell’Ascoli del presidentissimo Costantino Rozzi. Mi rendo conto che ci vogliono certe microstorie di provincia per rinfrescare le memorie congelate (non solo dalla neve) su quegli anni, prima dell’avvento ferino delle pay-tv, quando il campionato si disputava solo ed esclusivamente alla domenica pomeriggio. Niente anticipi né posticipi. La notturna del mercoledì era un evento speciale, nel «mercoledì sport», c’erano le Coppe, e la gara rinviata, magari per nebbia in Val Padana, era l’eccezione. Chi è stato un ragazzo-juventino negli anni ’80, ricorderà di un mercoledì di Coppa dei Campioni con un pallone arancione fosforescente che scivolava veloce sulla neve “copiosa” caduta sul prato del vecchio Comunale di Torino, rincorso da uno Zibi Boniek intirizzito, ma felice di giocare. La sensazione di questo tempo da “grande freddo” è che i calciatori di oggi saranno anche più ricchi di allora, ma piangono di più e sono stanchi anche loro – quanto noi tifosi innamorati indefessi del pallone – di giocare sempre e soltanto per assecondare le leggi di mercato di nostra matrigna tv. Che nei “giorni della merla” il calcio si possa fermare e la Serie A rinvii quattro partite (più due in B) non è scandaloso, lo scandalo sono quegli «scienziati -–come li chiama Behrami della Fiorentina – che fanno i calendari».

Giornate stilate a uso e consumo solo di Sky e Mediaset Premium, ma anche della Rai che come un pettirosso raccoglierà pure le briciole dei palinsesti calcistici, ma comunque manda in onda le partite della Coppa Italia nelle stesse notti in cui in campo e sugli spalti si sta tutti al freddo e al gelo. Dal Palazzo del calcio, è inutile che si affannino a catechizzarci sempre, che i nostri stadi sono brutti, vecchi e cattivi. È vero che la maggior parte degli impianti sono distanti anni luce dal futuristico Juventus Stadium, perché non hanno tribune coperte e sulle Curve e le Gradinate la neve si ghiaccia all’istante rendendole inagibili, ma questa è la solita verità parziale, quanto il risultato di un primo tempo. L’ipocrisia, che è ormai lo sport nazionale più praticato, impedisce ai padroni del “giocattolo” e ai loro potenti sodali, di ammettere e comunicare al popolo degli stadi – niente affatto sovrano – , l’unica verità finale: il calcio moderno è solo ed esclusivamente televisivo. Non a caso il 70% degli introiti dell’industria italiana calcio derivano dalla vendita dei diritti televisivi. Le 20 grandi e piccole sorelle della Lega di Serie A si spartiscono, in maniera più o meno equa, 1 miliardo di euro. Una cifra che nessuno stadio pieno per tutta la stagione, da agosto a giugno, potrebbe garantire alle singole società.

E allora chi se ne importa di quelle migliaia di juventini folli, che da mezza Italia martedì sera erano saliti fino a Parma per vedere la loro squadra del cuore. Poveri, nessuno gliel’ha ancora spiegato, ma la razza in estinzione dello “spettatore da stadio” è stata messa al bando. Sostituita dalle sagome sugli spalti a Trieste, ma soprattutto spenta, con un colpo di zapping, dal “tifoso in pantofole”, l’abbonato a Sky e Mediaset Premium, che guarda la partita seduto comodamente nel suo caldo salotto, anche se magari ha l’abbonamento a San Siro o allo stadio Friuli. Le bufere e i resoconti da “Sergente sulla neve” sono un pretesto per rimandare la soluzione del problema allo scioglimento dei ghiacciai perenni. Basterebbero campionati più “umani” (Serie A a 16 squadre invece che a 20), con meno partite in campo e anche in tv. Avremmo stadi con più spettatori e braccia forti di tifosi dal cuore grande, pronti anche a spalare la neve assieme a padre Franco, perché lo spettacolo cominci puntuale, ma alle tre del pomeriggio.

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