giovedì 22 gennaio 2015
​Caro direttore, sorrido ancora una volta compiaciuta alle parole del Papa che, in mezzo alle nuvole, apparentemente lontano da tutto, si rivela al contrario profondamente immerso nella realtà. Peccato per chi si è lasciato colpire da una metafora d’effetto e l’ha completamente estrapolata dal contesto. Mentre le parole del Papa, come tutte del resto, andrebbero ascoltate attentamente una a una. «Questo non significa che il cristiano deve fare figli in serie»: è vero. I figli non si fanno ma si hanno: questo lo so bene io che faccio la ginecologa e mi occupo di ostetricia, ma soprattutto lo sappiamo bene mio marito e io che in diciassette anni di figli ne abbiamo avuti dieci. Avuti da chi? Da Dio che si è servito di quell’alveo misterioso e stupendo che è il nostro amore reciproco. Nel sacramento del matrimonio questo bene, ancora embrionale, è stato consacrato e da quel giorno Dio si è compromesso con noi facendo diventare sempre più certa e ampia la nostra apertura alla vita, fino a rendere i nostri occhi spalancati a ogni sfumatura della realtà. E così si colgono meravigliosi particolari di tutto quello che ci circonda, fino ad accorgerci con tenera meraviglia di avere dieci figli unici. Guardandoli crescere e affrontare la vita nella loro unicità si è chiarito che la paternità è responsabile cioè risposta a Colui che in ogni istante ci fa essere. Essere una famiglia meravigliosa innanzitutto ai nostri occhi, dove i fratelli accogliendo il nuovo nato dicono: «Sei fortunato a essere capitato a casa nostra». Quindi guardiamoci dal neo-Malthusianismo che è in arrivo, ma guardiamo la realtà che ci circonda...Francesca Caterina Piol e Paolo Grillo con Camillo Maria, Martino Maria, Caterina Maria, Agnese Maria, Maddalena Maria, Luigi Maria, Beniamino Maria, Matilde Maria, Giuseppe Maria e Veronica Maria
Gentile direttore,circa 12 anni fa, all’annuncio in ufficio della mia quinta gravidanza, una collega si “congratulò” con me dicendomi: «Ma sei proprio una coniglia!» È stata una delle espressioni che più mi hanno intristito e ferito nella mia vita. Quando lunedì mattina ho visto dall’Agenzia Ansa, sulla foto di papa Francesco, il titolo «Buoni cattolici non fanno figli come conigli» mi sono precipitata a leggere il testo che riportava l’intervista integrale. La “malattia” che colpisce i giornali italiani (tranne solo “Avvenire”) quando, nei titoli, sono riportare forzature o contorsioni delle parole del Papa malamente estrapolate da un contesto, aveva di nuovo fatto vittime. Questa mattina (ieri, ndr), però, quando in prima pagina di “Avvenire”, sulla presentazione di due editoriali (peraltro molto chiari ed esplicativi) relativi alla paternità responsabile ho letto ancora la parola “conigli”, ci sono rimasta un po’ male. Le chiedo cortesemente di non usarla (soprattutto nei titoli) in occasione di eventuali ulteriori dibattiti sull’argomento, perché forse potrebbe urtare altri, oltre me. Con immutata stima e gratitudine la saluto cordialmente.Stefania Manganelli, Busseto (Pr)
Gentile direttorepapa Francesco, forte della sua esperienza pastorale in mezzo alla gente, usa un linguaggio semplice e popolare per farsi capire da tutti. Nonostante questo, talvolta – come nel caso del suo ragionamento sul neo-Malthusianismo e la genitorialità responsabile, le sue parole vengono manipolate per fargli dire ciò che in realtà non pensa né dice e addirittura vengono utilizzate per combattere la Chiesa. Cordialità e buon lavoro.Vedran Guerrini
Caro direttore,è martedì sera, 20 gennaio, sono qui davanti al mio computer e leggo www.avvenire.it. Mentre leggo cullo il mio sesto nato che dorme nel passeggino, il suo nome è Francesco e ha 4 mesi. Lo guardo, sesto di sei cesarei andati tutti bene, ringraziando Dio e l’ottimo controllo medico. È beato e tranquillo. Riprendo a leggere il giornale. Intorno c’è molto silenzio. I fratellini sono nelle loro stanze e studiano o giocano. La cronaca invece è rumorosa, schiamazzante, polemica. Martedì mattina, al lavoro mi hanno fatto nero, i colleghi. Ridacchiavano: “Hai letto il giornale, sì?”. Francesco si agita nel sonno, muovo un po’ il passeggino e lui placidamente si assopisce di nuovo. Cosa sognerà adesso? Non lo so, ma sono molto contento che lui ci sia.Alfonso, irresponsabile ma non troppo
Gentile direttore,chi estrapola dalla ricchissima predicazione del Papa delle frasi che possono colpire (su pugni, calci, conigli…) per manipolarle a proprio vantaggio, come abbiamo visto fare in questi giorni, non fa un servizio alla verità, ma punta solo a fornire, in modo scorretto, elementi ai propri pregiudizi. Sarebbe come se – visto che tutti abbiamo dei difetti – partissimo da questi nel tratteggiare la personalità di una persona. Chi si comporta così non dica poi di parlare secondo verità! E questo è ancor più grave quando queste mistificazioni, questa mancanza di completezza dell’informazione, è diffusa da siti cattolici… Così la penso.Claudio Forti, Trento
Sono grato a questi nostri lettori. Per come ci leggono e per la voglia di capire e di ascoltare davvero Francesco pur dentro il fuorviante frastuono del concerto mediatico che intorno alle parole del nostro Papa è stato intonato e stonato (sia chiaro che non tutti hanno disinformato, manipolato e censurato, ma chi l’ha fatto dovrebbe avere il coraggio almeno stavolta di non ricorrere al vecchio e sempre pronto alibi della sintesi e delle “frasi da titolo”: mai nessun ragionamento, per quelle esigenze di cronaca, può venire capovolto!). Speciale è il grazie che riservo alla signora Piol Grillo, a suo marito e ai loro figli per la lettera sorridente che ci hanno fatto avere. Altrettanto speciale è il grazie al signor Alfonso che «irresponsabile» non è, e lo dimostra scrivendo con garbo e serena autoironia di un dispiacere che si specchia – come ci racconta oggi l’arcivescovo Becciu, nell’intervista realizzata da Mimmo Muolo a pagina 5 – in quello del Papa stesso per l’uso delle sue parole. Un uso parziale e persino malizioso che anche i lettori Manganelli Guerrini e Forti hanno ben compreso e commentato. Alla signora Stefania devo, però, una spiegazione. Quando martedì sera mi è stato proposto di introdurre le due analisi sul tema della «paternità responsabile» con quell’occhiello «Cattolici e conigli» ho esitato ad accettare perché neanche a me piace il modo con cui altri utilizzano da sempre quell’espressione – conigli – contro le persone «aperte alla vita» come lo sono i cattolici. Ma poiché mi piace ancora di più andare al cuore delle questioni, ho convenuto con i miei colleghi: il nodo era quello e dovevamo portarlo in evidenza. Una volta, e poi basta. Vediamo se altri avranno il coraggio di informare almeno una volta i loro lettori di ciò che il Papa ha realmente detto, loro hanno censurato e noi, invece, abbiamo scelto per il titolo di prima pagina: i potenti e assillanti piazzisti del “gender” (e delle paternità e maternità capricciose e a pagamento) sono i nuovi colonialisti. E coincidono largamente, come documentiamo da tempo, con i mercatisti adoratori del dio denaro.
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