Aria due volte cattiva nelle metropoli
sabato 8 dicembre 2018

C’è aria cattiva nella città. I fumi, la nebbia, i vapori, i camini, gli scarichi d’auto, gli ossidi e i biossidi, l’inversione termica e il maledetto riscaldamento globale. Si cammina male in città, si va in giro cauti, la sciarpa sulla bocca, gli occhi a volte offuscati dallo smog, e in corpo un’irritazione sottile e pungente. Le centraline pesano le polveri disperse, e i livelli segnati rendono inquieti i pensieri. I sindaci fanno ordinanze virtuose e fastidiose, com’è giusto mestiere: via dal centro, fuori i diesel, fuori le auto vecchie, chi può entrare paga un pedaggio e se no fuori tutti. Cacciare, negare, impedire è diventata una necessità.

E neanche per viver bene, semplicemente per non soffocare. Ma poi, quale smog ci inquieta di più? C’è aria cattiva nel cuore degli uomini. Irritati, scontenti, rissosi ci dipinge il Rapporto annuale del Censis. Il rancore che dapprima ci aveva infettati è ora diventato cattiveria. È un "sovranismo psichico", dice il Rapporto; qualcosa di cattivo che antecede il salto politico e i suoi funambolismi. Si è diventati pronti a "fare del male", a sfogarsi su capri espiatori fragili e infelici (i migranti, i già immigrati).

Altre nebbie dunque ci fanno estranei e lontani, altri fumi scolorano i volti umani, uno nessuno centomila, fisionomie appassite. Gli altri, che ingombro, che ingorgo. Gli altri che popolano le zone di scarto, e ci pare che esistano per toglierci spazio, e ci guastano l’aria con i loro fiati corrotti; gli altri, infine, che non reggono e s’aggrappano e piangono e a noi pare che inquinino il "decoro urbano" dormendo per strada, loro, lo smog umano. Gli altri, che inferno.

Via, fuori. Fuori dal cuore in cerca d’un vuoto pulito da fastidi e pensieri, adesso che viene Natale e ci si può ingozzare di cose e di cibi e regali. Ma ognuno per sé, ricambiando e riciclando gli auguri e gli scodinzoli secondo una "prossimità" così stenta, da assomigliare a una "zona a traffico limitato". In fondo, chi sono "i tuoi", per starci insieme? Chi sono? Sono gli esseri umani, i tuoi, dice il presidente Mattarella alla riunione mondiale della Comunità Giovanni XXIII. Sono quelli che aiuti, quelli a cui dici "metto la mia vita insieme alla tua vita", riconoscendone l’eguale dignità, soccorrendone la povertà, nello spirito solidale che fa viva la Costituzione. E la singolare consonanza del Capo dello Stato – che ieri sera alla Scala ha ricevuto un’unanime, lunga ovazione – con le parole ricorrenti del magistero di papa Francesco in tema di "scarto" e di prossimità evangelica doverosa, presso una

Comunità che in 50 anni ha fatto miracoli di promozione e riscatto umano "guardando il mondo con gli occhi dei poveri", ci fa rammentare che c’è una parola d’amore, non ignota ma non mai pronunciata dalle leggi, e oggi a rischio d’esser travolta dall’odio sociale che ci inquina; una parola che torna giusto a Natale come un dono e un comando: il vangelo lo chiama il "comandamento nuovo". Il soffio che pulisce il cuore, e il mondo.

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