sabato 21 maggio 2016
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Caro direttore, stando a certa ufficiale vulgata sulla donazione di ovociti per la fecondazione eterologa, Severino Antinori sarebbe solo una scheggia impazzita di un sistema che altrimenti è sotto il controllo delle autorità sanitarie e non permette alcuna forma di abuso o di sfruttamento. Sul tema abbiamo più volte tentato di sollevare un quesito inquietante a cui nessuno, neanche il Ministero della Salute, ha potuto o voluto dare risposta. La domanda inevasa, quasi banale nella sua semplicità, chiede di spiegare perché in Italia non si trovino donatrici di ovociti, mentre pare ve ne siano in abbondanza in altri Paesi, come la Spagna, al punto tale da soddisfare anche le richieste provenienti da alcune regioni italiane, disposte ad acquistarli pur di colmare la carenza di gameti femminili necessari per le pratiche di fecondazione eterologa. Da quando, infatti, la Corte costituzionale ha sdoganato anche in Italia la fecondazione con gameti estranei alla coppia, si contano sulla punta delle dita le italiane che si sono rese disponibili a donare i propri ovociti. La causa è l’egoismo delle italiane e la loro indifferenza al desiderio insoddisfatto di genitorialità delle compatriote sterili?  Oppure si tratta di buon senso e di istintiva indisponibilità a donare una parte così importante di sé e della propria storia genetica (non solo un organo!) e a sottoporsi ai disagi e ai rischi di un pesante bombardamento ormonale, di una anestesia e di una laparoscopia? E come mai ciò non si verifica in Spagna, dove il business dell’industria privata della fecondazione artificiale sembra andare a gonfie vele? Per le nostre autorità sanitarie tutto è in regola e a nessuno sembra venire il sospetto che il 'rimborso spese' previsto sul suolo iberico possa mascherare una forma di compenso in grado di rendere appetibile sottoporsi alla procedura, malgrado i rischi a essa inerenti. Comprendo che il dubbio sia inquietante, ma non si può restare indifferenti anche al solo sospetto che il corpo di qualche cittadina dell’Unione Europea in condizioni di bisogno possa essere stato sfruttato sino a questo punto. Se per interesse (anche ideologico) si preferisse chiudere gli occhi di fronte al possibile abuso in casa altrui, verrebbero meno le ragioni del divieto assoluto a ogni forma di commercializzazione di parti del corpo umano che vige in Italia. Perché, infatti, a quel punto non si potrebbe essere pagati per donare il sangue, come avviene in alcuni Paesi? E similmente perché la donazione di rene da vivente a fini di trapianto dovrebbe essere ancora permessa soltanto tra familiari e parenti stretti? All’indomani della sentenza che ha fatto cadere il divieto di fecondazione eterologa, il ministro Beatrice Lorenzin aveva annunciato di voler emanare con un decreto linee guida valide su tutto il territorio nazionale. Le fu impedito dai colleghi di governo, sostenendo che del tema avrebbe dovuto occuparsi il Parlamento. Le divergenze interne alla maggioranza impedirono qualunque provvedimento, lasciando spazio alle Regioni e, tra l’altro, per accordi diretti di compravendita tra quelle e i fornitori di gameti. È quanto hanno fatto in particolare Toscana e Friuli Venezia Giulia che, preso atto della indisponibilità di vere donazioni in Italia, hanno pensato bene di ricorrere all’acquisto dall’estero, dando per certo, senza ulteriori approfondimenti, che gli ovociti fossero frutto di autentica e generosa donazione. In risposta a un’interrogazione parlamentare, il ministro si è limitata a ripetere che in Italia il commercio è vietato dalla legge 40, che i controlli sono efficaci e che gli standard europei della filiera di produzione sono rispettati. La domanda iniziale è però senza risposta, e questo autorizza il sospetto che l’Italia, pur di rispondere alle richieste dell’ideologia imperante e dell’industria della procreazione, sia disposta a tollerare in casa altrui quello sfruttamento del bisogno che si dice pronta a combattere in casa propria. Se così fosse, Antinori resterebbe certamente imputato di violenza, ma per il resto sarebbe quasi un benefattore, certamente per quanto riguarda la bilancia commerciale con l’estero del nostro Paese. Un’ultima domanda: a quando l’acquisto di reni in India da parte delle nostre Regioni? Ovviamente al fine di sopperire alle necessità di salute di tanti dializzati e solo in quanto quegli organi risultino formalmente frutto di autentiche donazioni... *Presidente del Movimento per la Vita Italiano
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