giovedì 12 settembre 2019
Ci sono beni che non sono né cose materiali, né prestazioni: sono i "beni relazionali"
Beni relazionali che generano beni comuni
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Da alcuni anni le scienze sociali hanno 'scoperto' un tipo di beni che non sono né cose materiali, né idee, né prestazioni, ma consistono di relazioni sociali, e per tale ragione sono chiamati 'beni relazionali'. Gli esempi concreti sono praticamente infiniti, e vanno dalle relazioni a livello interpersonale fino al benessere sociale di una intera comunità. Si tratta di chiarire che cosa siano queste realtà, come nascano e che cosa a loro volta generano. Interessa capire quale sia l’apporto pratico che questi beni possono dare a una 'vita buona' e a una 'società buona'.

Molti, quando parlano di beni relazionali, pensano ai rapporti interpersonali fatti di simpatia, buoni sentimenti e calore umano. In realtà, i beni relazionali sono molto di più, e anche di diverso, da questo. Hanno un valore economico, sociale e politico, così come una valenza morale e educativa. Di quali beni parliamo? Senza dubbio si tratta di beni come l’amicizia, la fiducia, la cooperazione, la reciprocità, le virtù sociali, la coesione sociale, il perdono dato e ricevuto, la solidarietà e la pace quando non sono il risultato di una tregua o di accordi momentanei fra interessi contrapposti ma consistono nel condividere relazioni di mutuo rispetto e valorizzazione. Possiamo però pensare anche a relazioni societarie molto più complesse, come il clima di lavoro nelle aziende, il senso di sicurezza o insicurezza nella zona in cui abitiamo, le relazioni tra famiglia e lavoro. In tutti questi casi, le relazioni sociali possono essere percepite come beni oppure come mali relazionali.

Di solito siamo tentati di attribuire il bene delle relazioni agli individui, dopotutto sono gli individui che sono amici oppure no, che hanno fiducia negli altri oppure no, che cooperano o meno, che contraccambiano i doni ricevuti o non lo fanno, che sono virtuosi o meno, che sanno perdonare oppure sono vendicativi, e così via. La moralità viene di solito imputata alle singole persone. Ma qui è il punto: senza mettere in dubbio l’importanza della moralità individuale, si tratta di comprendere che non possiamo concepire i beni relazionali come prodotti degli attributi morali delle singole persone, perché nel caso dei beni relazionali la moralità è riferita alle relazioni di cui sono fatti. Fare questo passaggio dall’individuale al relazionale non è semplice.

«Scoprire i beni relazionali. Per generare una nuova socialità» (Rubbettino, 18 euro) è il nuovo libro del sociologo Pierpaolo Donati.

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Prendiamo il caso dell’amicizia. Molti la intendono come una relazione che dipende dalle intenzioni soggettive. Ma non è così. Certamente l’amicizia sgorga dalla persona umana, e solo da essa, ma non può essere un fatto soggettivo. L’amicizia fra Ego e Alter è il riconoscimento di qualcosa che non appartiene a nessuno dei due pur essendo di entrambi. Essa è, come la società, di tutti e due, e al contempo di nessuno di essi. Questa realtà dell’amicizia è un prototipo di una forma sociale che, in via generale, costituisce l’essenza di tutti i beni relazionali. È così che i beni relazionali creano beni comuni. I beni relazionali, però, non sono beni pubblici, così come non sono beni privati. Sono beni comuni in quanto sono relazioni fra consociati. I beni relazionali possono essere prodotti e fruiti soltanto assieme da chi vi partecipa su un piano di adesione e impegno personale.

Sia i beni pubblici sia i beni relazionali sono 'comuni' nel senso di non essere divisibili e frazionabili, ma i primi sono basati su una condivisione vincolata (sharing costrittivo), mentre i secondi sono basati su una condivisione volontaria (sharing scelto). Questa distinzione si riflette nella loro differente relazionalità. Nei beni pubblici non è richiesta ai soggetti partecipanti la stessa relazionalità che invece è richiesta e necessaria nei beni relazionali. Questa diversità è decisiva per la qualità della vita sociale. Nel caso dei beni pubblici, poiché la relazionalità non è richiesta, ciascuno partecipa e usufruisce di questi beni individualmente, per conto proprio (pensiamo alle strade, alle piazze o ai mu- sei), e dunque ciò che è comune lascia separati gli individui come tali. Nel caso dei beni relazionali, invece, essendo la relazione necessaria, viene richiesta una cooperazione, con tutte le difficoltà, ma anche i vantaggi che comporta. a categoria dei beni relazionali illumina in modo nuovo il senso e la portata dei diritti umani. Prendiamo, per esempio, il diritto alla vita (umana). Ebbene, la vita umana è oggetto di godimento e quindi di diritti non in quanto bene privato, individuale nel senso di individua-listico, né pubblico nel senso tecnico moderno, ma propriamente come bene comune dei soggetti che stanno in relazione. Quando ci appelliamo, per esempio,

Lal diritto del bambino di avere una famiglia, ci appelliamo ad un diritto che non è né 'privato' (o 'civile' nel senso dei diritti civili emersi a partire dal Settecento), né 'pubblico' (o politico nel senso di statuale), ma è essenzialmente umano. Che categoria di diritti è quella dei 'diritti umani' (distinti da quelli 'civili' e politici)? La risposta è che i diritti propriamente umani sono intrinsecamente relazionali, sono diritti a quelle determinate relazioni che umanizzano la persona. I n ogni caso, il bene relazionale consiste nel fatto che due o più soggetti interagiscono fra loro prendendosi cura della loro relazione condivisa dalla quale derivano dei benefici che essi non possono ottenere altrimenti. Prendiamo il caso della relazione di coppia come bene relazionale. Affinché si istituisca una coppia, i partner si devono dare fiducia reciproca. L’evoluzione della coppia nel tempo è segnata dalla stabilizzazione o meno della fiducia come legame (molecola sociale). Se il legame viene vissuto come bene relazionale, esso darà i suoi frutti, quali sono il benessere e la felicità dei partner, gli eventuali figli, e così via. La fiducia come azione reciproca dei partner è un prerequisito per generare il bene relazionale (il legame condiviso). Quando diventa una struttura stabile di aspettative reciproche sostanzia il bene relazionale dei partner. In breve, la fiducia diventa un bene relazionale quando entrambi i partner, al di là degli stati d’animo e delle azioni di ciascuno, si prendono cura della loro relazione senza mettere in dubbio le aspettative reciproche che la costituiscono.

Non si tratta solo di mettere in evidenza il ruolo di 'collante' del tessuto sociale, di integrazione e solidarietà sociale, che i beni relazionali possono svolgere. Si tratta, anche e soprattutto, di vedere come dai beni relazionali dipenda la stessa identità personale e sociale degli individui, correggendo l’idea diffusa secondo cui l’identità delle persone sia frutto solamente delle loro scelte individuali. In una società che tutti definiscono individualista e liquida, assistiamo all’esplosione delle relazioni sociali, alimentata dalle tecnologie digitali. Le relazioni interpersonali vengono svuotate, e però anche ricreate continuamente. Questo processo genera tanti mali relazionali, e però anche nuovi beni, che non solo dipendono dalle relazioni sociali, ma consistono di relazioni sociali.

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