Così non si ferma. Ridotto il ruolo dell’anticorruzione nel codice appalti


Giovanni Luciano* venerdì 21 aprile 2017
Caro Direttore il definitivo varo del decreto correttivo del nuovo codice degli appalti pubblici rischia di essere l’ennesima occasione perduta per contrastare il fenomeno della corruzione ...
Ridotto il ruolo dell’anticorruzione nel codice appalti

Caro Direttore
il definitivo varo del decreto correttivo del nuovo codice degli appalti pubblici rischia di essere l’ennesima occasione perduta per contrastare il fenomeno della corruzione, il cui costo, è bene ricordarlo, nel rapporto annuale della Guardia di Finanza, è consuntivato a 5,3 miliardi di euro nel solo 2016. Aver cancellato il comma che dava più poteri all’Anac, ridimensiona il ruolo e la capacità di azione da parte dell’Anticorruzione, non consentendo di intervenire in casi di macroscopica irregolarità senza aspettare un giudice. Tutto questo è grave ed inaccettabile.

Deve essere per forza un errore al quale va posto rimedio celermente. Depotenziare il ruolo dell’anticorruzione nel codice appalti non può essere l’indirizzo politico di nessun governo in Italia, un Paese afflitto dalla piaga della corruzione. Non si può far firmare al Presidente della Repubblica un testo manipolato a valle di un percorso che ha visto il coinvolgimento degli stakeholders e del Parlamento.

Aver tagliato le unghie all’anticorruzione è un brutto segnale che ci vede fortemente contrari. Si pensi che la manovra correttiva per evitare la procedura di infrazione europea non arriva a 4 miliardi di euro. Tra l’altro, si vogliono tirar fuori, a consuntivo finale, circa 8 miliardi di euro, svendendo completamente quel poco delle aziende pubbliche che producono utili, ma nel frattempo si lasciano indisturbate le migliaia e migliaia di società partecipate che nel territorio distruggono ricchezza senza, peraltro, dare servizi di qualità ai cittadini. Uno scandalo.

Ecco perché bisogna davvero cambiare strada. La dimensione della cifra della corruzione italiana, come quella dell’evasione fiscale, deve essere uno dei bersagli che va aggredito proprio per dare respiro all’economia italiana e alleggerire la pressione fiscale. Il nuovo codice può essere lo strumento per recuperare soldi pubblici che vengono “rubati” dalle tasche dei contribuenti che pagano le tasse. Bisogna combattere ancora di più il meccanismo del “massimo ribasso” che genera problemi sulla qualità dell’opera pubblica da realizzare, con l’aggiunta delle ricadute negative per i lavoratori. È inutile inseguire poi le “responsabilità solidali” a colpi di referendum, o indignarsi di fronte a qualche cavalcavia che crolla sulla testa dei cittadini.

Ecco perché è positivo il mantenimento della “clausola sociale” e dell’applicazione contrattuale corretta. Ma l’obiettivo principale di questo nuovo codice deve rimanere quello di aiutare davvero chi lotta contro la corruzione per il bene del Paese. La Cisl è in prima linea per questa battaglia.

*Segretario Confederale Cisl Responsabile dipartimento servizi e terziario

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