mercoledì 4 luglio 2018
Al raduno della Lega a Pontida si è visto un cartello che intimava a chi «non vuole» il crocifisso di tornare al suo Paese. Una lettera alla signora che portava quel cartello
A Pontida domenica 1° luglio (La Presse)

A Pontida domenica 1° luglio (La Presse)

Cara Signora,

parliamo a lei che nel raduno di Pontida brandiva con orgoglio malcelato il cartello con su scritto «se non vuoi il crocifisso, torna al tuo Paese». Per prima cosa le facciamo notare che non sono ormai pochi anche gli italiani da tante generazioni a «non volere il crocifisso» perché atei o credenti di altre religioni. Vogliamo espellere dal Paese anche loro, tradendo tanto il Vangelo quanto la Costituzione? Parliamo a lei, che sa perfettamente, immagino, di quale Crocifisso sta parlando. Forse è solo un difetto di memoria, ma chi stava su quella croce, proprio da quella cattedra autorevole della sofferenza, ha detto: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno». Al contrario, ci sembra più che un’impressione che anche lei – come è avvenuto tragicamente nel passato – voglia impugnare la croce per il braccio più corto, a mo’ di spada. Né ci si può barricare dietro il Vangelo come fosse uno scudo. E Gesù, l’uomo crocifisso, ha detto: «Venite a me, voi tutti che siete affaticati e stanchi». Ha detto “tutti”, non “benestanti, bianchi, italiani”. Significa che l’accoglienza è un valore cristiano, prima ancora che umano, perché l’ha detto Lui, l’Uomo della croce. E, da Figlio dell’uomo e Figlio di Dio, ha reso questo valore comandamento divino. Pensi, cara Signora, che quest’uomo crocifisso, da piccolo, ha dovuto scappare perché lo volevano uccidere, e ha trovato per sua e nostra fortuna qualcuno che l’ha accolto e l’ha aiutato a crescere, senza neppure aver bisogno di strapparlo ai suoi genitori. E, se Lei oggi ha qualche infarinatura di fede cristiana, è grazie anche a san Pietro e san Paolo, che fra mille avventure e naufragi sono venuti qui, nella terra dove viviamo, ad annunciare un Vangelo di amore e misericordia. Li hanno uccisi, è vero.

Vogliamo continuare? Quel Crocifisso di cui, cara Signora, lei parla, lo guardi bene: non giudica e non ha le braccia conserte, ha le braccia allargate in un grande abbraccio che qualcuno ha voluto inchiodare. E non chiede a nessuno “da dove vieni?”, ma propone a tutti “seguimi”, anche a noi, anche a lei che sembra disposta a riconoscere quel Crocifisso di duemila anni fa e pare dimenticarsi o – peggio – «non volere», sino al rifiuto, i tanti crocifissi di oggi.

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