martedì 17 luglio 2012
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È bene che certi scandali avvengano. E che finalmente – come chiediamo da anni – si ragioni sulla necessità di ricondurre strumenti d’indagine utili ma eccezionali come le intercettazioni delle comunicazioni interpersonali (attività che, secondo la nostra Costituzione, sarebbero «inviolabili») alla loro natura e funzione, sottraendole ai maestri dei giochi politici e mediatici che troppo spesso schierano la Giustizia e funestano la vita civile italiana. Le intercettazioni, secondo regole e garanzie, sono armi di giustizia, e non possono e non devono continuare a essere trasformate in mezzi di sommaria e irrimediabile ingiustizia. Bene ha fatto, perciò, il presidente Napolitano a sollevare conflitto di attribuzione nei confronti della Procura di Palermo per le intercettazioni (operate e non distrutte) di telefonate con il Quirinale. E ciò che la Consulta sentenzierà sarà importante per la tutela delle preziose facoltà costituzionali della suprema carica dello Stato. Noi, da semplici cronisti, ci permettiamo di annotare che le speciali garanzie poste a presidio della Presidenza hanno senso e forza perché rappresentano, anche in questo caso, una difesa rafforzata ed esemplare di un bene di tutti: la libertà e segretezza delle comunicazioni. Più che a un conflitto sollevato siamo a un conflitto sommamente scoperto. E proprio tempo di ridarci e di ridare misura.
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