I santi, uomini e donne come noi che hanno incontrato e seguito Gesù
martedì 1 novembre 2016

Sono stati uomini e donne come noi. Hanno lavorato, sofferto, gioito, sperato. Con Gesù hanno avuto un rapporto unico, originale. Lo hanno incontrato. Se ne sono innamorati. Lo hanno amato, seguito, servito. Il Signore li ha portati con sé sulle vette più alte. Da quel luogo hanno potuto scorgere “cose che occhio mai non vide” e “udire cose che orecchie mai udirono”.

I santi vivono l’esperienza di Pietro, Giacomo e Giovanni sul monte Tabor. Quando Gesù ai loro occhi apparve splendente come il sole. Ed essi gustarono un pizzico – solamente un pizzico - di paradiso. Il risveglio da quello stato soporoso e vero fu doloroso ma necessario. Il nostro non è ancora il tempo della gloria.

È, invece, il tempo di rimanere a valle. Valle di lacrime e di speranza. Di bestemmie e di preghiere. Di donazione e di soprusi.Il tempo di stare accanto ai nostri terremotati che hanno perso la serenità e la casa. Gli affetti e i ricordi. Di metterci nei panni di chi scappa dalle atrocità della guerra e rischia di morire in mare. Occorre rimanere a valle per gridare a tutti che Gesù è il Signore. Che gli uomini – tutti gli uomini, anche quelli che appaiono cattivi e contraddittori – sono preziosi agli occhi di Dio. Per confortare gli affaticati, gli oppressi, gli scoraggiati, i delusi. Per soccorrere chi è incappato nelle trappole della vita. La caratteristica che accomuna i santi di ogni tempo e di ogni luogo è la riconoscenza, la gratitudine.

Di tutto sentono il bisogno di dire “grazie”. Perché sanno che tutto è un dono. Che da solo nessuno sarebbe capace di emettere un sospiro. Gratitudine che spalanca le porte allo stupore. I santi – eterni bambini – sanno conservare e accrescere la capacità di incantarsi, meravigliarsi, stupirsi davanti al creato, alla vita, al Creatore. Stupore che sfocia nella preghiera, nel canto, nella lode.

I santi pregano. Invocano. Adorano. Si avvertono sempre peccatori. E chiedono perdono. Continuamente. Cantano. Anche quando la vita si fa dura. Quando le giornate sono pesanti, gli amici tradiscono e le lacrime offuscano la vista. Quando Dio si nasconde e non si fa trovare. Notti terribilmente buie. Gusto di niente. Tentazioni senza consolazioni.“Dio dove sei?” E la preghiera si fa gemito. Ma incessantemente ripetono: “Io so in chi ho creduto”. Dio è l’Amore che li attrae e li spinge ad amare senza stancarsi mai. I santi sono degli ingordi. Vogliono tutto. E quel “Tutto” ha un nome: Dio. “Solo in Dio riposa l’anima mia”. “Deus meus et omnia”.

Davanti a quel Fuoco che brucia senza consumarsi, riscaldano, rinfrancano, rinsaldano la fede, la speranza, la carità. Bramano di rimanere da soli con l’Amato. Sanno di trovarlo nella sua Parola e nell’ Eucarestia. E si mettono in religioso ascolto del suo Vangelo. E sprofondano nell’ adorazione silenziosa.I santi sono il capolavoro di questa nostra bella e tormentata umanità.

Hanno imparato a scorgere il Maestro nei poveri, nei derelitti, negli abbandonati, negli esclusi. E vanno a cercarli. E restano con loro. E si mettono a servirli. Pellegrini per le strade del mondo, vanno dove lo Spirito li guida. Con una bisaccia rattoppata, striminzita e un cuore immenso. Non si fanno distrarre, ammaliare, ingannare da niente e da nessuno.

Hanno puntato al “Tutto”. E il “Tutto” si è donato a loro nella misura in cui gli hanno spalancato il cuore, l’animo, la mente. Aver conosciuto un santo è una grazia straordinaria. Nel giorno dedicato a questi fratelli maggiori, vero patrimonio dell’umanità, vogliamo ringraziare Dio per la loro amicizia, la loro vita, la loro fede. E incamminarci anche noi, senza indugio, per il sentiero della santità. L’ unica strada che – anche quando è in salita – vale davvero la pena di percorrere.

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