mercoledì 25 gennaio 2017
Le fotografie delle ragazze Yazide nel campo profughi di Khanke in mostra al Maxxi di Roma, in una iniziativa a cura del ministero della Difesa e Unicef
Nell'agosto 2014 oltre 400mila componenti della comunità yazida hanno dovuto abbandonare le loro case mentre Daesh conquistava, devastandole, ampie estensioni di territorio iracheno. Molti di loro sono stati fatti prigionieri e giustiziati, migliaia di donne e bambini sono stati ridotti in schiavitù. Chi è riuscito a fuggire si è rifugiato sulle montagne di Sinjar, per poi raggiungere i campi profughi della regione del Kurdistan iracheno. Il campo profughi di Khanke – il luogo dove sono ospitate le ragazze che sono anche le autrici delle fotografie e da cui provengono gli stessi scatti – ospita quasi 3mila famiglie, fuggite dalla provincia irachena di Ninive. Nonostante il trauma e gli orrori a cui ha assistito, la comunità yazida ha dimostrato caparbietà e una grande capacità di reagire, di cui la mostra fotografica è un toccante esempio.

La mostra fotografica prende spunto dal progetto dell’UNICEF "Corso di tecniche fotografiche destinato a ragazze yazide" volto a dotare per un selezionato gruppo di giovani, vittime di guerra e sopravvissute ad atti di violenza di genere, di uno strumento espressivo e di un approccio al mondo del lavoro.

Ragazze Yazide giocano nel campo profughi di Khanke, nella provincia di Dohuk in Iraq. Gli stessi giochi che praticavano a casa in tempi più felici.

La mostra fotografica prende spunto dal progetto dell’UNICEF "Corso di tecniche fotografiche destinato a ragazze yazide" volto a dotare per un selezionato gruppo di giovani, vittime di guerra e sopravvissute ad atti di violenza di genere, di uno strumento espressivo e di un approccio al mondo del lavoro.

Una giovane ragazza Yazida aiuta la madre nei lavori di casa.

La mostra fotografica prende spunto dal progetto dell’UNICEF "Corso di tecniche fotografiche destinato a ragazze yazide" volto a dotare per un selezionato gruppo di giovani, vittime di guerra e sopravvissute ad atti di violenza di genere, di uno strumento espressivo e di un approccio al mondo del lavoro.

Le fotografie nel campo profughi di Khanke sono state scattate da alcune donne Yazide che vivono là: Manal Barakat, Zina Hassan, Klood Khedada, Samia Jendo, Bushra Qasim, Khawla Shamo.

La mostra fotografica prende spunto dal progetto dell’UNICEF "Corso di tecniche fotografiche destinato a ragazze yazide" volto a dotare per un selezionato gruppo di giovani, vittime di guerra e sopravvissute ad atti di violenza di genere, di uno strumento espressivo e di un approccio al mondo del lavoro.

Ragazza Yazida del campo porta la frutta dopo aver cenato con la madre.

La mostra fotografica prende spunto dal progetto dell’UNICEF "Corso di tecniche fotografiche destinato a ragazze yazide" volto a dotare per un selezionato gruppo di giovani, vittime di guerra e sopravvissute ad atti di violenza di genere, di uno strumento espressivo e di un approccio al mondo del lavoro.

Hina Qasim Mahmoud, tredici anni. É una studentessa di prima media e divide il suo tempo tra studio e lavoro. La mattino vende verdure al mercatp per aiutare la sua famiglia. È l’unica ragazza Yazida che lavora al mercato. Suo padre è un Peshmerga: “colui che affronta la morte”.

La mostra fotografica prende spunto dal progetto dell’UNICEF "Corso di tecniche fotografiche destinato a ragazze yazide" volto a dotare per un selezionato gruppo di giovani, vittime di guerra e sopravvissute ad atti di violenza di genere, di uno strumento espressivo e di un approccio al mondo del lavoro.

Hina Qasim Mahmoud, tredici anni. É una studentessa di prima media e divide il suo tempo tra studio e lavoro. La mattino vende verdure al mercatp per aiutare la sua famiglia. È l’unica ragazza Yazida che lavora al mercato. Suo padre è un Peshmerga: “colui che affronta la morte”.

La mostra fotografica prende spunto dal progetto dell’UNICEF "Corso di tecniche fotografiche destinato a ragazze yazide" volto a dotare per un selezionato gruppo di giovani, vittime di guerra e sopravvissute ad atti di violenza di genere, di uno strumento espressivo e di un approccio al mondo del lavoro.

Eido Amra, sedici anni. Non può andare a scuola perchè lavora dalle 5 della mattina alle 4 del pomeriggio per guadagnarsi da vivere, per la misera una somma irrisoria di 2500 Dinari Iracheni (circa 1,88 €).

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Eido Amra, sedici anni. Non può andare a scuola perchè lavora dalle 5 della mattina alle 4 del pomeriggio per guadagnarsi da vivere, per la misera una somma irrisoria di 2500 Dinari Iracheni (circa 1,88 €).

La mostra fotografica prende spunto dal progetto dell’UNICEF "Corso di tecniche fotografiche destinato a ragazze yazide" volto a dotare per un selezionato gruppo di giovani, vittime di guerra e sopravvissute ad atti di violenza di genere, di uno strumento espressivo e di un approccio al mondo del lavoro.

Aziza Ibrahim, ventinove anni. È incinta e vive la sua difficile condizione nel campo.

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Nel campo profughi di Khanke è nata una bambina. Sua madre è una sfollata e vive in una tenda senza la disponibilità dei più elementari mezzi di sussistenza.

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Lavigne Furman, trenta anni. Sta lavando i vestiti dei suoi bambini. Vivere in un campo profughi non significa che non possano indossare vestiti puliti.

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Lavigne Furman compra dolci per il suo bambino. La percezione di normalità passa anche attraverso piccole cose.

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Lavigne Farman gioca con i suoi bambini. Prova a compensare la mancanza del loro padre

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Mian e sua figlia cercano di adattarsi alla vita in un ambiente diffcile.

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Mian Hassan, quaranta anni. Nonostante la sua disabilità, riesce ad affrontare le difficoltà della vita nel campo.

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Una donna Yazida cuoce un pane schiacciato per le occasioni speciali.

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Il figlio di Lavigne Farman, si gira intimidito mentre una ragazza lo fotografa

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Seyfi è morta subito dopo questo scatto

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Seyfi è malata. Il suo ultimo desiderio è quello di poter tornare alla sua casa natale di Sinjar, dove ha sempre vissuto, prima di morire.

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Il tempio dello Sceicco Yazida.

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Oltre l’orrore del Daesh, le fotografie delle ragazze yazide

La mostra fotografica prende spunto dal progetto dell’UNICEF "Corso di tecniche fotografiche destinato a ragazze yazide" volto a dotare per un selezionato gruppo di giovani, vittime di guerra e sopravvissute ad atti di violenza di genere, di uno strumento espressivo e di un approccio al mondo del lavoro.

Tomba di Ghali. Nel 2015, dopo l’attacco a Sinjar, Ghali 35 anni, è morto tentando di raggiungere la Germania per cominciare una nuova vita con sua moglie e i suoi 5 bambini. La sua vedova si è tagliata i capelli e li ha lasciati sulla sua tomba in segno di lutto.

La mostra fotografica prende spunto dal progetto dell’UNICEF "Corso di tecniche fotografiche destinato a ragazze yazide" volto a dotare per un selezionato gruppo di giovani, vittime di guerra e sopravvissute ad atti di violenza di genere, di uno strumento espressivo e di un approccio al mondo del lavoro.

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