Usa, la novità della vigilia è lo scontro in Michigan tra democratici (annunciato all'uscita della chiesa)
di Angela Napoletano, inviata a Detroit
L'esponente dei dem, Haley Stevens, ha chiesto di votare per il repubblicano Mike Rogers, dopo la cerimonia alla Perfecting Church, di rito evangelicale, a Detroit. «Sto dalla parte delle comunità, non di chi odia». Così ha abbandonato al suo destino Abdul El-Sayed, suo collega di partito. Decisiva la divisione su Israele e Gaza. Ecco il nostro racconto

Lo strappo si è materializzato all’uscita della Perfecting Church, la chiesa al civico 7161 di Nevada Avenue dove la domenica si ritrovano gli afroamericani evangelicali di Detroit. Mentre il pastore, dentro, intonava il gospel che celebrava «il privilegio di essere amici di Gesù», incoraggiava i bambini in abiti paillettati della prima fila ad abbracciarsi a vicenda per celebrare il valore dell’amicizia, chiedeva agli adulti di tenersi per mano a sigillare l’impegno nella cura reciproca, fuori un capannello di ragazzi urlava: «Traditrice, traditrice».
Haley Stevens, 43 anni, deputata democratica dal 2019, non si è però scomposta di una virgola e con calma serafica si è avvicinata ai giornalisti che l’aspettavano (c’eravamo anche noi) per spiegare le ragioni del colpo di scena che potrebbe determinare l’esito delle elezioni di midterm in Michigan. «Se non mi vuole nella sua campagna elettorale, bene, prosegua pure da solo sulla sua strada», ha spiegato con voce ferma ma chiaramente emozionata. Aggiungendo: «I miei voti, però, andranno al suo avversario, il repubblicano Mike Rogers».
Lo schiaffo di Stevens è ad Abdul El-Sayed, il collega di partito che ad agosto aveva sfidato alle primarie (senza riuscirci) e che è oggi sulla rampa di lancio per diventare senatore. La controversia tra i due ruota attorno a un intrigo di gelosie e risentimenti ma, soprattutto, a uno dei nodi più duri della campagna elettorale dei democratici nello Stato dei Grandi Laghi: la posizione degli Stati Uniti su Gaza e Israele. El-Sayed, che ad agosto aveva battuto Stevens alle primarie con un margine di appena 15mila voti, è tra le voci più critiche dello Stato ebraico. Non ha mai perso l’occasione per definire «genocidio» l’azione militare israeliana a Gaza e ha lasciato intendere che, se nominato senatore, si opporrà con tutte le sue forze agli aiuti militari a Tel Aviv. La rivale, invece, pur non essendo ebrea, ha costruito la propria identità politica sul versante opposto, con il sostegno del più potente e influente gruppo di pressione pro-Israele negli Stati Uniti. Distanze incolmabili, espanse da attriti personali. Per il progressista, la donna è «la candidata meno capace d’America», «non riesce a mettere insieme due frasi coerenti».
Più volte gli ha detto chiaramente a debita distanza dai suoi eventi pubblici. Tre giorni fa, la scintilla da cui si è scatenato l’incendio. Sui social è circolata una pubblicità, finanziata dal gruppo progressista Rebellion Pac, che associa il carovita al costo degli aiuti militari a Israele. Al supermercato, così viene sceneggiato, marito e moglie discutono: «No, non possiamo permetterci uova e banane, dobbiamo mettere da parte quei 7 dollari che ci servono per uccidere i palestinesi». Stevens ha chiesto a El-Sayed di prendere le distanze dal video; questi ha risposto sottolineando che lo spot non era suo. A nulla sono valsi i tentativi di riconciliazione.
«Questa è stata una decisione personale e privata, mi sono svegliata stamattina e ho deciso di andare in chiesa con Mike Rogers» ha raccontato Stevens. Mentre parlava, l’improbabile alleato repubblicano dal ciuffo biondo in “stile Trump”, la sovrastava dalle spalle quasi a proteggere lei e l’idea dei “democratici per Rogers” che stava nascendo in quel momento («è reale, sta succedendo», continuava a ripetere). Lei, Haley “la ribelle”, ha continuato a spiegare: «Sono elezioni molto divisive, lo è pure la mia famiglia, mia madre ha votato per Mike, mio padre per Abdul. Io ho deciso di seguire il mio cuore e di agire per l’integrità della mia comunità. Rispetto profondamente il leader del partito per cui ho lavorato tanto, e voglio che continui ad avere successo. In fondo sono e resterò una democratica. Ma non posso evitare di guardarmi allo specchio e riconoscere che ci sono tanti elettori che la pensano come me».
Coscienza, unità, amore, fede: sono le parole che ha continuato a ripetere come una litania. «Guardate dove sono in questo momento, in chiesa, con la mia gente», ha evidenziato allargando le braccia verso i fedeli che cominciavano a uscire dall’edificio portandosi dietro le fette di torta ai mirtilli offerte dal pastore alla fine della cerimonia. «Io sto dalla parte del Paese che sa fare comunità, non dall’odio che divide».
Per un paio d’ore, quell’angolo della periferia di Detroit dedicato quasi esclusivamente a chiese, cimiteri e distillerie è diventato il centro della politica del Michigan e degli Stati Uniti. Spenti i riflettori, lì, è tornato il silenzio. Non al quartier generale dei democratici di Lancing da dove è arrivata l’espulsione “perpetua”: «Haley Stevens non è più membro del Michigan Democratic Party e non lo sarà mai più in futuro».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire




