Usa e Filippine in campo insieme nello Stretto di Malacca. Per la Cina non è una buona notizia

All'esercitazione congiunta partecipa anche un contingente giapponese: migliaia i soldati mobilitati. In gioco c'è il controllo del Mar Cinese Meridionale
April 20, 2026
Ufficiali militari delle Filippine e degli Stati Uniti durante la cerimonia di apertura dell'esercitazione congiunta Filippine-USA Balikatan a Manila
Ufficiali militari delle Filippine e degli Stati Uniti durante la cerimonia di apertura dell'esercitazione congiunta Filippine-USA Balikatan a Manila/ ANSA
C’è un altro Stretto che “inquieta”, e non poco, la leadership cinese. È lo Stretto di Malacca, il punto di strozzatura che collega l'Oceano Indiano e l'Oceano Pacifico all'estremità meridionale del Mar Cinese Meridionale. Come Hormuz – il cui controllo è diventato una posta in gioco fondamentale della guerra tra Usa e Iran – lo Stretto di Malacca è uno snodo strategico per l’economia del gigante asiatico (e non solo): attraverso le sue acque transita una quantità di petrolio quattro volte superiore a quella del più noto Canale di Suez. Ebbene il Mar Cinese Meridionale è il teatro delle esercitazioni militari congiunta Usa-Filippine “Balikatan” (“Spalla a Spalla”): migliaia di soldati americani e filippini, affiancati per la prima volta da un contingente significativo di forze giapponesi, si muoveranno, per ben 19 giorni, “di fronte allo Stretto di Taiwan, e in una provincia al largo del Mar Cinese Meridionale, area contesa dove Filippine e Cina si sono scontrate ripetutamente”.
Il quadro nel quale “cade” l’esercitazione congiunta è sempre più mosso (e inquinato) da tensioni crescenti tra Filippine e Cina. I rapporti tra i due Paesi sono stati costellati da una serie di “incidenti” e provocazioni reciproche. Lo scorso novembre, il presidente filippino Ferdinand Marcos ha dichiarato che, data la vicinanza del suo Paese all'isola autogovernata e alle acque circostanti, "una guerra per Taiwan trascinerà le Filippine, contro la loro volontà, nel conflitto". Non solo. A rendere più intricata la situazione, i segnali di una presenza sempre più massiccia e aggressiva degli Usa. Come scrive Responsible Statecraft, la rivista online del Quincy Institute for Responsible Statecraft, think tank statunitense con sede a Washington, “l'esercito statunitense ha inviato silenziosamente un contingente a rotazione nelle Filippine, una mossa che segnala un maggiore coinvolgimento militare degli Stati Uniti nella regione, in un contesto di crescenti tensioni per l'isola di Taiwan”.
"Dal punto di vista cinese gli Stati Uniti stanno inviando forze dell'esercito in un Paese molto vicino, in un'area di evidente interesse", ha spiegato Dan Grazier, direttore del Programma di Riforma della Sicurezza Nazionale presso lo Stimson Center. "Siamo abituati a vedere forze navali, dei Marines e dell'aeronautica in quella parte del mondo. Ma ora stiamo inviando l'esercito statunitense nelle Filippine molto vicino a Taiwan, che ovviamente è di interesse per la Cina". Washington ha ampliato il numero delle basi militari statunitensi da cinque a nove, e da allora sono stati dispiegati nel Paese nuovi sistemi d'arma a lungo raggio".
Ma non basta. Come riportato dalla Reuters, “un partenariato per la produzione di armamenti guidato dagli Stati Uniti ha concordato di avviare un nuovo programma di produzione di motori missilistici con il Giappone, di promuovere la cooperazione sui droni in tutta l'Asia e di valutare la possibilità di costruire una nuova linea di produzione di munizioni nelle Filippine". La risposta cinese non si è fatta attendere. Il ministero degli Esteri cinese ha avvertito gli Stati Uniti dal portare "conflitti e il caos della guerra" nella regione Asia-Pacifico. Secondo Pechino, un potenziale impianto per la produzione di munizioni destabilizzerebbe la regione”.
Qual è la posta in gioco? Gli analisti non hanno dubbi: il controllo del Mar Cinese Meridionale - uno degli spazi marittimi strategicamente più vitali al mondo, nonché uno dei più contesi. Ogni anno, oltre 5 trilioni di dollari di scambi commerciali transitano attraverso le sue acque, un terzo di tutto il commercio marittimo globale – che la Cina rivendica come “cosa sua”. Le Filippine occupano, a loro volta, una posizione strategica, a cavallo di rotte marittime cruciali. Le isole più settentrionali dell’arcipelago distano solo 190 chilometri da Taiwan.
Come scrive il sito Modern Diplomacy, “le Filippine si stanno trasformando per fungere da base avanzata per le forze statunitensi, hub logistico aereo e navale, siti di dispiegamento missilistico, ISR (intelligence, sorveglianza e ricognizione), controllo delle rotte marittime nel Mar Cinese Meridionale e protezione delle vie di rifornimento militari giapponesi e statunitensi. In alcuni paesi dell'ASEAN, la preoccupazione è che queste mosse strategiche possano aprire la strada a una grave instabilità e, potenzialmente, a una guerra asiatica su vasta scala”.

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