In Messico i vescovi alzano la voce: «No alla normalizzazione della morte»

Ogni giorno nel Paese spariscono 40 persone, la guerra al narcotraffico in vent'anni ha avuto un saldo di 350mila vittime. Monsignor Ramón Castro Castro, presidente della Conferenza episcopale: «Tacere di fronte all'insicurezza è tradire il Vangelo»
April 19, 2026
In Messico i vescovi alzano la voce: «No alla normalizzazione della morte»
Sono tanti i gruppi armati in Messico, dove i livelli di violenza sono tra i più elevati al mondo
«Tacere di fronte all’insicurezza è tradire il Vangelo». Così i vescovi messicani si rivolgono a «governanti», «cittadini», «gruppi armati» e a «tutti coloro che hanno nelle sue mani decisioni che incidono sulla vita delle persone». I presuli sono «preoccupati» per il clima di violenza nel Paese, che si è acuito dopo l’uccisione del “Mencho”, Nemesio Oseguera Cervantes, capo del Cartel Nueva Generación de Jalisco, seguita dalla risposta armata delle gang. «Un Paese che normalizza la morte, perde vita», si legge nel documento firmato da monsignor Ramón Castro Castro, presidente della Conferenza episcopale, al termine della 120ª Plenaria tenutasi a Cuautitlán Izcalli. La stessa settimana dei lavori è stata segnata da «contesti di guerra, cuori induriti, popoli e culture minacciate». Ma non solo. Il Messico vive una «lenta erosione» delle proprie «istituzioni» che si inserisce nel «progressivo crollo dell’ordine mondiale». I vescovi ricordano che la pace «non si costruisce con armi né con discorsi vuoti» e sottolineano l’urgenza di «ricostruire il tessuto sociale» e «guarire le ferite più profonde» della società locale. E le ferite sono sotto gli occhi di tutti.
Negli ultimi vent’anni la cosiddetta guerra al narcotraffico ha lasciato un saldo di 350mila vittime. Il 75% delle armi usate per questi omicidi provengono dagli Stati Uniti e non basta l’agenda comune Washington-Messico DF per contrastare i flussi. Tuttavia il governo messicano rivendica il rafforzamento della cooperazione in materia con l’Amministrazione Usa. La presidente Claudia Sheinbaum sottolinea anche il netto calo degli omicidi: -45% rispetto al primo trimestre del 2024. Sono 50 al giorno, la cifra più bassa degli ultimi dieci anni. «Stiamo lavorando e c’è ancora tanto da fare. Ma la strategia sta portando risultati», afferma Sheinbaum.
Aumentano però i desaparecidos, che secondo l’Onu sono circa 40 al giorno. «Le cifre si sono spostate. C’è un riassetto del conflitto: gli stessi gruppi criminali puntano a far sparire i corpi, così cresce l’impunità e viene meno la pressione internazionale», commenta Sonia Pérez, nome di fantasia (per motivi di sicurezza) di un’attivista delle Madres buscadoras, l’ente autogestito dalle famiglie dei desaparecidos. Il Paese accumula la cifra di 133mila desaparecidos. Quasi tutti negli ultimi due decenni. I responsabili variano tra membri delle gang e agenti di polizia.
Anche il Comitato Onu contro le sparizioni forzate è intervenuto sulla vicenda. «Alcune sparizioni forzate potrebbero costituire crimini di lesa umanità», si legge in un dossier del Comitato, che denuncia l’esistenza di «72mila resti umani» da identificare. L’Onu ritiene inoltre che la «popolazione civile» sia la prima vittima di un pattern, quello delle sparizioni, ormai reiterato. La Commissione suggerisce di portare il “caso Messico” sotto la lente dell’Assemblea generale Onu. «Non si può mettere sotto accusa un governo che ha lottato contro la sparizione forzata», ha replicato il governo centrale, che ritiene «tendenzioso» il dossier Onu. Per Messico DF il dossier «ignora deliberatamente gli sviluppi normativi, istituzionali e di volontà politica» sul fenomeno delle sparizioni. La ferita è aperta, poiché il Paese è sotto choc dopo la scoperta di quello che probabilmente era campo di sterminio a Rancho Izaguirre (Jalisco) e di diverse fosse clandestine, tuttora oggetto di dibattito. Fra qualche giorno il Messico riceverà la visita dell’Alto commissario Onu, Volker Türk, che incontrerà la stessa Sheinbaum per ricucire lo strappo e volgere, di nuovo, lo sguardo verso le vittime.

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