Un visto per entrare negli Usa? Per averlo serve versare una cauzione di 15mila dollari

L'amministrazione Trump ha aggiunto altri 12 Paesi ai 38 già inseriti nella lista attenzionata: sono nazioni «povere e non occidentali». Un altro tassello della strategia anti immigrazione del tycoon
March 19, 2026
L'aeroporto di Atlanta
L'aeroporto di Atlanta
È il tassello di una strategia più ampia. Una strategia volutamente esibita dal presidente Usa Donald Trump e scandita – come sottolinea la Reuters, “da un'aggressiva campagna di deportazioni, dalla revoca di visti e permessi di soggiorno, e la censura per filtrare i post sui social media degli immigrati”. L’obiettivo, anche questo sempre ostentato dalla squadra del tycoon, è “limitare l'immigrazione, sia legale che illegale, soprattutto dai Paesi poveri e non occidentali”. La nuova misura sarà effettiva dal prossimo 2 aprile. Per poter entrare negli Stati Uniti i cittadini di 50 Paesi dovranno versare una cauzione fino a 15.000 dollari. La lista delle nazioni “colpite” viene così allargata, con l’aggiunta di altre dodici nazioni alle precedenti 38 (le new entry sono: Cambogia, Etiopia, Georgia, Grenada, Lesotho, Mauritius, Mongolia, Mozambico, Nicaragua, Papua Nuova Guinea, Seychelles e Tunisia). Il programma, inizialmente presentato lo scorso agosto, “si è già dimostrato efficace nel ridurre drasticamente il numero di titolari di visto che rimangono illegalmente negli Stati Uniti oltre la scadenza del visto", ha fatto sapere il Dipartimento di Stato statunitense.
Come funziona il filtro voluto dall’Amministrazione Trump? Innanzitutto le cauzioni si applicano ai visti B-1 e B-2 e, dunque, sono relative ai viaggiatori d'affari e ai turisti. I costi sono suddivisi in tre fasce: 5mila, 10mila o 15mila dollari. "L'importo viene determinato al momento del colloquio per il visto", ha informato il Dipartimento di Stato. Nessun automatismo: versare la cauzione non garantisce il rilascio del visto. Il deposito viene rimborsato in caso di rifiuto della domanda, di mancato ingresso negli Stati Uniti o se il richiedente rispetta i termini del visto. Il provvedimento ha dunque due anime: imporre un primo filtro al censo, spingere chi fa richiesto a rispettarne i termini (e quindi a non trattenersi oltre i limiti negli States). Le autorità Usa hanno fatto sapere che sono circa mille i visti rilasciati e il 97% dei beneficiari ha lasciato gli Stati Uniti entro i termini previsti dal documento.
Siamo dunque dentro la macchina anti immigrazione voluta da Trump. Che va avanti a colpi di provvedimenti. Lo scorso dicembre il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha dichiarato di aver "battuto ogni record" con oltre 605.000 espulsioni dall'insediamento di Trump e altri 1,9 milioni di persone che hanno lasciato il Paese. Risultato superato il mese dopo: 675.000 espulsioni. Sempre a gennaio, l'amministrazione Trump ha annunciato il congelamento a tempo indeterminato delle procedure di rilascio dei visti per i cittadini provenienti da settantacinque Paesi. Tra questi figuravano Afghanistan, Brasile, Egitto, Iran, Russia e Somalia. Parallelamente sono finiti nel mirino i programmi di immigrazione legale come lo Status di Protezione Temporanea (TPS) e il permesso di soggiorno per motivi umanitari (UAM).

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