Tregua di 60 giorni, riapertura di Hormuz, missili e minacce: il punto sui negoziati Usa-Iran

Trump ha chiesto 48 ore «per rifletterci» e per ora manca il suo sì all'intesa. Non sarebbe un accordo, ma il prolungamento dell'attuale cessate il fuoco con apertura conseguente di un nuovo round negoziale. Nel frattempo, Teheran mette nel mirino la base americana in Kuwait e Israele continua l'offensiva in Libano
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May 28, 2026
Tregua di 60 giorni, riapertura di Hormuz, missili e minacce: il punto sui negoziati Usa-Iran
Attacchi israeliani oggi nella città di Tiro, in Libano: una macchina è stata carbonizzata / Reuters
Stati Uniti e Iran avrebbero raggiunto un accordo per prolungare la tregua di 60 giorni e aprire un nuovo round negoziale verso lo stop definitivo alla guerra. Mancherebbe solo un passaggio alla firma definitiva: il via libera di Donald Trump. Che avrebbe bisogno di almeno un paio di giorni «per rifletterci». La notizia è stata diffusa ieri pomeriggio dal giornale statunitense Axios dopo aver ricevuto informazioni da una fonte statunitense direttamente coinvolta nei negoziati.
Sono indiscrezioni che vanno prese con prudenza: già più volte in queste settimane un accordo è stato dato per raggiunto, e poi smentito. Il testo di questa intesa ricalcherebbe a grandi linee quello delle bozze già diffuse precedentemente. Prevederebbe cioè la riapertura dello Stretto di Hormuz e il via libera alla navigazione «senza restrizioni»: niente più minacce alle navi, niente pedaggi e la rimozione di tutte le mine iraniane entro 30 giorni. Sempre secondo quanto riferito ad Axios, l’Iran si impegnerebbe a non perseguire con lo sviluppo di armi nucleari. I temi collegati - l’arricchimento dell’uranio e lo smaltimento di quello già altamente arricchito - sarebbero da affrontare in nuovi negoziati che inizierebbero proprio grazie al prolungamento della tregua. «Questo accordo servirebbe per mettere tutti allo stesso tavolo» ha specificato la fonte di Axios. Infine, gli Stati Uniti si impegnerebbero per discutere l’allentamento delle sanzioni e lo sblocco dei fondi iraniani congelati. L’intesa includerebbe anche un possibile meccanismo per far arrivare in Iran aiuti umanitari. I tentativi di mediazione, quindi, potrebbero avere fatto significativi passi avanti. Anche se, sul campo, le ultime ore sono state inquiete: l’Iran ha lanciato un missile balistico contro il Kuwait, Paese che ospita una grande base militare statunitense. L’attacco è stato respinto. E sarebbe stato una risposta ai raid statunitensi che nelle ore precedenti avevano colpito una stazione militare dei pasdaran a Bandar Abbas, nel sud dell’Iran. «Se gli attacchi statunitensi si ripeteranno, la risposta sarà decisa» ha minacciato poi Teheran. Le azioni sono state definite da entrambe le parti come «violazioni della tregua».
Violazioni che nelle scorse ore hanno riguardato pesantemente anche l’altro fronte della guerra: il territorio libanese, che è stato ripetutamente colpito da raid israeliani. Tiro, Nabayet, Adloun, nel Sud. Poi Sidone. E anche Beirut, la capitale. Il bilancio provvisorio è di almeno 16 morti tra cui due bambini. Cinque persone sono state uccise a Sidone, città costiera che non rientra nel territorio sotto ordine di evacuazione. Una donna, Taghrida Ramadan, ha raccontato a Reuters di essersi svegliata di soprassalto mentre dormiva. «Ci siamo guardati intorno e abbiamo trovato le macerie, le bombe hanno colpito l’edificio davanti a casa nostra». A Beirut è stato colpito un edificio di un sobborgo meridionale: è la seconda volta che la capitale viene colpita dall’inizio del teorico cessate il fuoco. L’esercito israeliano ha rivendicato l’attacco. Secondo fonti della sicurezza di Tel Aviv, l’obiettivo sarebbe stato Ali al-Husseini, membro della divisione Imam Hussein, una milizia che, sempre secondo funzionati israeliani, è alleata di Hezbollah e dell’Iran. L’escalation di ordini di evacuazione, sfollamenti e attacchi riguarda ormai un quinto del territorio libanese: da mercoledì, l’Idf ha ordinato ai cittadini di allontanarsi anche di tutta la fascia di territorio tra il fiume Litani e lo Zahrani.

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