Repubblica Centrafricana, oltre 100 vittime nel crollo di una miniera d'oro
Numerosi i feriti. Sotto accusa le condizioni di sicurezza nel sito illegale di Zamboi. Il vescovo Gazzera: «Scavavano a mani nude»

Le madri cercano i figli dispersi pregando che non siano tra le vittime. Dopo il crollo della miniera d’oro di Zamboye, nella Repubblica Centrafricana, i familiari guardano le foto pubblicate dal sito di informazione Olinfo e cercano di riconoscere tra i superstiti (o tra i morti) i loro ragazzi. Molte donne piangono sui corpi di chi è stato ritrovato, seppellito da una coltre di fango rosso. Sono 107 le vittime accertate del gravissimo incidente minerario di martedì nella zona trasfrontaliera di Garoua-Boulai, nell’est della Repubblica Centrafricana. Al confine con il Camerun, che amministra una porzione di quello stesso sito. L’oro viene estratto a mano e lavorato altrove, rivenduto per lo più a operatori di Cina, Libano e Ciad. Tra gli acquirenti anche Burkina Faso, Nigeria e Mali.
«Qui non c'è nessuna tutela per i lavoratori: è già poca per quelli regolari, figuriamoci per chi scava a mani nude senza mai essere stato assunto», ci racconta al telefono da Bangassou padre Aurelio Gazzera, vescovo della stessa diocesi e missionario carmelitano, attento alle questioni sociali del Centrafrica. «Per cantieri così selvaggi non c’è sicurezza – afferma – e in caso di ispezione chi controlla chiude un occhio». Verso le 14 del pomeriggio del 18 agosto, la parte alta della miniera artigianale a cielo aperto di Zamboi (o Zamboye, a seconda della dicitura) ha cominciato a cedere e in pochi minuti è franata l'intera parete, riversandosi su centinaia di uomini e ragazzini. Erano lì per scavare con le mani, sotto il sole, alla ricerca di pepite d’oro.
Il video girato con i telefonini riprende il momento esatto del crollo, quando masse di lavoratori senza protezione, uno dietro l’altro, abbarbicati sui costoni della montagnola rossa ricca del metallo prezioso, vengono travolti e precipitano sommersi da oro e fango.
«Dolore e rabbia, tanta rabbia, è quello che provo», dice suor Elvira Tutolo, missionaria di Santa Giovanna Antida Thouret, da oltre cinquant’anni in Centrafrica. «Non si può accettare di perdere così le vite dei ragazzi: non esiste uno studio preventivo sul terreno ed è accaduto già tante volte». Questa è la terza in pochi mesi. «Il dramma stavolta, per il numero di vittime, è davvero enorme», osserva. «Quando ero a Berberati andavo spesso al villaggio di Sosso-Nakombo – ricorda la missionaria – e non potrò mai dimenticare tre ragazzi che vivevano in strada ed erano voluti andare a cercare l’oro: anche lì la miniera è crollata e li ha seppelliti».
In Centrafrica questo incidente ripreso in diretta sta scatenando reazioni di rabbia e ricerca dei colpevoli. I social fanno da cassa di risonanza. Circolano i nomi di alcuni gestori. Uno dei più noti è Alhadji Bawé, indicato dalla testata giornalistica Data Cameroon come operatore minerario del sito di Zamboye. Ma un solo soggetto rischia di diventare un capro espiatorio e non spiega affatto il caos di intermediari, acquirenti, mediatori e clandestini che ruotano attorno a ciascun sito, in Centrafrica e altrove. Spesso i Paesi occidentali comprano l’oro “ripulito” senza accettarne la provenienza. Diverse inchieste di Data Cameroon e di 237online dicono che Zamboi funziona «senza una reale supervisione tecnica» e le gallerie «vengono scavate a partire dall’alto senza puntelli». Chi lavora in miniera, come cercatore clandestino o alla mercé di un capo locale, rischia la pelle e sa che il crollo è solo una questione di tempo.
Il Centrafrica possiede circa 700 siti auriferi, in gran parte miniere artigianali alle quali attinge il mondo intero. Europa compresa.
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