Sorpresa alle primarie dem: in Florida vince la socialista
di Elena Molinari, New York
Angie Nixon ha battuto il candidato avversario che aveva investito 16 volte di più nella campagna. Lei ha puntato sul welfare: sanità, affitti, costo della vita

Le primarie americane che si stanno concludendo continuano a sorprendere. Mentre nel partito democratico si allarga la corrente progressista che ha portato il socialista democratico Zohran Mamdani alla guida di New York e ha conquistato importanti vittorie anche in Michigan e Colorado, Donald Trump scopre che il suo sostegno personale non basta più a decidere l'esito delle competizioni repubblicane. Le consultazioni di martedì, in Florida, Alaska e Wyoming, hanno confermato entrambe le tendenze e offerto una fotografia degli umori degli elettori prima delle elezioni di metà mandato di novembre. La vittoria che ha attirato maggiore attenzione è arrivata proprio dalla Florida.
La deputata statale Angie Nixon è diventata la prima candidata iscritta ai Socialisti Democratici d'America a vincere una primaria democratica a livello statale. Ha battuto di dodici punti Alex Vindman, colonnello in pensione e testimone chiave nel primo processo di impeachment contro Trump, nonostante quest’ultimo avesse raccolto sedici volte più fondi (Nixon ha speso meno di un milione di dollari). Quarantadue anni, una campagna «dal basso» fatta di volontari e porta a porta, Nixon ha vinto rivolgendosi a famiglie lavoratrici e sindacati, sfondando anche nelle popolose e moderate contee di Miami-Dade e Broward. A novembre sfiderà la senatrice repubblicana Ashley Moody per gli ultimi due anni del seggio lasciato da Marco Rubio, oggi segretario di Stato. Il distretto è considerato saldamente repubblicano e le sue probabilità restano piuttosto scarse.
Il successo di Nixon consolida però una tendenza nazionale. Negli ultimi mesi, i candidati sostenuti da Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez hanno infatti collezionato una serie di successi che va ben oltre le tradizionali roccaforti progressiste. Dopo la vittoria di Mamdani a New York, in Michigan Abdul El-Sayed ha conquistato la candidatura democratica al Senato battendo la moderata Haley Stevens, mentre Donavan McKinney e William Lawrence hanno prevalso in due importanti primarie per la Camera. Altri candidati vicini alla sinistra del partito hanno ottenuto nomination in California, Colorado e Pennsylvania, alimentando il dibattito sul futuro del partito. Al centro delle loro campagne non ci sono infatti più i temi identitari che hanno caratterizzato la compagine per decenni, quanto il costo della vita, gli affitti, la sanità, la concentrazione della ricchezza e, in molti casi, una critica molto dura al sostegno americano a Israele nella guerra di Gaza. La sinistra non prevale ovunque, però: in un altro collegio della Florida il deputato dem Jared Moskowitz ha battuto uno sfidante appoggiato dai Socialisti Democratici, ma i risultati rivelano che il populismo di sinistra fa presa.
Le primarie di martedì hanno mostrato anche che l'influenza di Trump presenta qualche crepa. Il presidente continua a dominare il partito repubblicano e resta il principale arbitro delle liste. Tuttavia tre candidati da lui sostenuti sono stati sconfitti: Megan Degenfelder nella corsa a governatore del Wyoming, il deputato Cory Mills e Catalina Lauf, indicata da Trump per un seggio alla Camera. Non sono casi isolati: già nei mesi scorsi le indicazioni del tycoon erano state disattese nelle corse per il governatore di Georgia, Iowa e Minnesota, e questo mese in Michigan e Tennessee. L'endorsement del presidente non garantisce più il successo quando entrano in gioco dinamiche locali, candidati radicati sul territorio o divisioni interne ai repubblicani. Altri risultati hanno mostrato una certa avanzata dei democratici: in Pennsylvania il partito ha vinto un'elezione suppletiva in un collegio che Trump aveva conquistato con diciotto punti di margine nel 2024.
Intanto, in Alaska, il repubblicano uscente Dan Sullivan ha vinto la sua primaria, l'ex deputata Mary Peltola quella democratica. Ma nella conta delle preferenze la dem Peltola ha preceduto il conservatore Sullivan (48% contro 42,8%), suonando un campanello d'allarme per il Grand Old Party, che si deve ora interrogare sulla capacità di Trump di orientare la base repubblicana.
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