Perché il Parlamento Europeo ha assegnato il premio Sakharov alla Corte penale internazionale

di Gabriele Rosana, Bruxelles
Una "risposta" agli Usa, che hanno sanzionato la Cpi. La presidente Metsola: «Un riconoscimento al lavoro svolto dalla Corte nel sostenere il diritto e la giustizia internazionali». Spaccata la destra.
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October 22, 2026
Perché il Parlamento Europeo ha assegnato il premio Sakharov alla Corte penale internazionale
La sede della Corte penale internazionale /Foto Imagoeconomica
Di fronte alle bordate e alle sanzioni di Donald Trump – e complice una resa dei conti a destra –, il Parlamento Europeo si schiera dalla parte della Corte penale internazionale (Cpi) e del multilateralismo sotto attacco. Nell’aula plenaria riunita a Strasburgo, poco dopo mezzogiorno, la presidente Roberta Metsola ha annunciato a sorpresa l’assegnazione alla Cpi e ai suoi funzionari del Premio Sacharov per la libertà di pensiero, il riconoscimento, intitolato al celebre dissidente sovietico, che il Parlamento conferisce ogni anno, insieme a un assegno da 50mila euro, a chi è in prima linea nella difesa dei diritti umani. La cerimonia di consegna si terrà a metà dicembre.
«L’Unione Europea si fonda sul rispetto del multilateralismo e delle istituzioni internazionali e questo premio riconosce l’importante lavoro svolto dalla Corte nel sostenere il diritto e la giustizia internazionali», ha affermato Metsola, accompagnata da un’ovazione partita dai banchi progressisti. «Grata» all’Eurocamera s’è detta Tomoko Akane, la presidente della Corte con sede all’Aia: la decisione, «se da un lato premia l’operato nel contrasto dell’impunità e nel garantire processi equi, dall’altro costituisce un importante riconoscimento del ruolo della giustizia internazionale quale pilastro di una pace duratura». 
L’assegnazione del Sacharov al tribunale che persegue i crimini di guerra e contro l’umanità (e che ha emanato mandati d’arresto contro Benjamin Netanyahu e Vladimir Putin) arriva ad appena due settimane dal conferimento del Nobel per la Pace alla giurista sudafricana Navi Pillay, già giudice della Corte. Una scelta seguita nel giro di poche ore dalle sanzioni Usa contro l’intera istituzione, misure che avranno effetto tra sei mesi. 
La Corte «deve essere libera di svolgere la propria missione in maniera indipendente e senza pressioni o intimidazioni», ha ricordato sui social la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen commentando il premio. Al summit della scorsa settimana, i leader dei Paesi Ue avevano condannato le restrizioni trumpiane e avevano evocato «tutte le misure necessarie» per fare “scudo” ai giudici: il riferimento è all’attivazione del cosiddetto “statuto di blocco” su cui premono da tempo anche gli europarlamentari, che consentirebbe di neutralizzare nell’Ue gli effetti delle restrizioni statunitensi. Bruxelles, tuttavia, per ora sceglie la linea diplomatica: tenere aperti tutti i canali con Washington prima di passare all’offensiva.
La candidatura della Cpi e dei suoi funzionari era stata avanzata dal gruppo S&D (socialisti e democratici), che ha descritto la vittoria come una «sconfitta per gli autocrati». Alla vigilia, tuttavia, era data per svantaggiata rispetto al nome proposto dai popolari del Ppe e dai conservatori dell’Ecr: il capo dell’opposizione della Tanzania Tundu Lissu, in carcere da oltre 500 giorni. La decisione sul Sacharov non è presa da tutti gli eurodeputati, ma dalla sola conferenza dei capigruppo riunita a porte chiuse, con un voto ponderato. È qui che una spaccatura a destra, secondo quanto confermato ad Avvenire da fonti parlamentari, ha visto la Cpi affermarsi grazie a una maggioranza di centrosinistra: oltre a S&D, anche i liberali di Renew Europe, i Verdi e la sinistra radicale di The Left. Ppe ed Ecr sono rimasti fermi su Lussu, con l’appoggio dei sovranisti di Esn (il gruppo fondato dai tedeschi dell’AfD) ma non dei patrioti, la famiglia politica – la terza dell’Aula per dimensioni – guidata dai lepenisti francesi del Rassemblement National e dagli orbániani ungheresi di Fidesz.
Bocciata nel primo scrutinio la loro candidatura – quella delle sorelle iraniane Taraneh e Romina Rahimi, vittime della repressione di Teheran –, i patrioti si sono astenuti nel ballottaggio nonostante il corteggiamento dei popolari. Ciò ha permesso ai promotori della Cpi di prevalere di misura. Il Ppe, che da inizio legislatura porta avanti una strategia dei “due forni” in equilibrio tra le tradizionali larghe intese al centro e la convergenza a destra, non è riuscito, stavolta, a costruire sul Sacharov una maggioranza alternativa per il terzo anno consecutivo, un’operazione iniziata nel 2024 con la candidatura, poi vincente, degli oppositori venezuelani María Corina Machado e Edmundo González Urrutia. All’origine della rottura - vissuta «con amarezza» a destra – ci sarebbe un calcolo politico: in pressing sul Ppe per rompere il cordone sanitario che finora li estromette da ogni incarico, i patrioti sarebbero determinati a far pesare i loro voti in vista del rinnovo, a gennaio, di tutti i ruoli di vertice dell’Europarlamento, presidenza inclusa.

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