Perché a Nazareth sono raddoppiati gli omicidi in quattro anni

di Luca Foschi, Nazareth
Dilaga la guerra tra bande criminali. «La gente evita di uscire di casa. Ogni giorno una sparatoria». La violenza però sta spingendo i residenti, per lo più arabi, a vincere il tradizionale astensionismo per votare contro il governo.
Google preferred source
October 22, 2026
Perché a Nazareth sono raddoppiati gli omicidi in quattro anni
Un uomo a Nazareth legge un depliant del partito Ra'am in vista delle elezioni israeliane/ Foto Reuters
Arriva fino alla finestra che si affaccia sulla Basilica dell’Annunciazione il suono ovattato delle raffiche di mitra. Sono le 5 del mattino, la facciata della chiesa è ancora avvolta nell’oscurità. Circa un’ora dopo, con le prime luci del giorno, una bomba esplode davanti all’uscio di una casa cristiana, questa volta nel settore orientale della città. Per gli abitanti di Nazareth è solo l’alba di un altro giorno di ordinaria guerriglia fra bande criminali. La consuetudine è nelle strade attraversate da pochi turisti, dove alla quiete si sostituiscono le sirene della polizia, il giorno come la notte, in centro come in periferia. «Le persone evitano il più possibile di uscire, potrebbero trovarsi nel bel mezzo di un regolamento dei conti fra bande. Non passa giorno in cui non si abbia notizia di una sparatoria», spiega ad Avvenire Sharif Zoabi, rappresentante locale del partito Hadash, mentre percorre il “sentiero dei pellegrini” nel cuore della città vecchia, raccogliendo informazioni e umor nero dai commercianti seduti a presidiare i negozi vuoti. Mancano due settimane a quelle che molti considerano le elezioni più importanti della storia israeliana, e i partiti arabi sono impegnati a convincere la popolazione, segnata dall’astensionismo, a partecipare al voto per scongiurare la vittoria della coalizione guidata dal premier Benjamin Netanyahu. 
«Cancella il video e le foto, non citare il nome del negozio per nessun motivo», chiede con il terrore negli occhi il proprietario di una storica attività del centro. Due settimane fa una bomba è esplosa davanti all’entrata, piegando la porta d’acciaio. Il primo avvertimento in risposta al rifiuto di pagare l’estorsione. L’opinione comune è che la polizia sia impotente, o corrotta, o chiamata a non agire, o tutte le cose insieme. Una caserma dista pochi metri dal luogo della deflagrazione, così come il Pozzo di Maria. «Due settimane fa, nel quartiere di Mutran, un ordigno è stato abbandonato davanti alla casa di un direttore di banca. La polizia ha chiuso la strada su entrambi i lati. Mentre si attendeva l’arrivo degli artificieri è sopraggiunto un drone, esploso poi per aria in una sfacciata dimostrazione di arroganza. Ormai le gang hanno preso l’abitudine di filmarsi durante le operazioni. Le forze di sicurezza hanno tutti i più sofisticati mezzi tecnologici per riconoscerli e arrestarli. Ma sono arabi, e devono continuare a uccidersi a vicenda», dice Jamal, proprietario di un locale immerso fra le strade dell’antico bazar. 
Chi ha il coraggio di parlare lo fa dopo diverse rassicurazioni sull’anonimato, e sottovoce. La mafia di Nazareth sembra poter colpire chiunque, anche solo a rivelare ciò che in città e nel Paese è noto a tutti. «Fra il 1980 e il 2000 la media degli omicidi legati alla criminalità organizzata in Israele era di quattro all’anno. Ora siamo a 300, cifra raddoppiata dal 2022 grazie al governo Netanyahu e al ministro della Sicurezza, Itamar Ben Gvir. L’espansione del potere dei clan in Israele ha a che fare con l’assenza di finanziamenti a sostegno della popolazione, con il razzismo della polizia. Solo il 10 per cento dei reati compiuti nella comunità araba viene punito», spiega ad Avvenire il professor Thair Abu Ras, docente di Scienze Politiche presso il Van Leer Institute di Gerusalemme. Le armi provengono dallo sterminato mercato nero che comincia negli arsenali della nazione militarizzata, il denaro dalla droga e dalle estorsioni, i “soldati” dalla miseria scientemente indotta, selezionati fra la cosiddetta “generazione del narghilè”, priva di educazione, disoccupata, inchiodata dall’assenza di prospettive a fumare sui marciapiedi. 
Ogni centro arabo in Israele ha il suo gruppo dominante. A Nazareth, città di 80mila abitanti, il più noto vanta 1.200 “soldati”. Numero prodotto dalla dalle statistiche di strada, ma indicativo, come il tariffario criminale: 1.500 euro per un’incursione armata, 5mila per un mese di lavoro, 15mila per un omicidio. Il fenomeno interessa allo stesso modo cristiani e musulmani. Nell’ottobre 2025 l’inchiesta “Labirinto del denaro” ha investito il sindaco Ali Salam e altre 13 persone, esponendo il grado di penetrazione del clan criminale Bakri nelle finanze municipali. «A Nazareth e nei villaggi circostanti ormai vengono impiegate anche le bombe a mano e i lanciarazzi a spalla. Io ho perso due amici, assassinati perché le famiglie si rifiutavano di pagare l’estorsione. Il piano del governo funziona alla perfezione. Chi può lascia la città per i centri abitati dagli ebrei, o cerca di emigrare all’estero», dice il giovane Milad, cameriere in un ristorante del centro. La voce è un poco più di un sussurro. Gli occhi, mobilissimi, scrutano la strada. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire