Damasco. Due esplosioni a Damasco: 86 morti


lunedì 1 febbraio 2016
Strage del Daesh a Damasco, in Siria, in un quartiere sciita, con tre esplosioni provocate da un'autobomba e due kamikaze.  Da Parigi il ministro della Difesa francese lancia l'allarme sul "grande rischio" di infiltrazione di terroristi tra i migranti di Lampedusa.
Due esplosioni a Damasco: 86 morti
​Un'altra strage del Daesh, questa volta a Damasco, in Siria, in un quartiere sciita già preso di mira un anno fa dai terroristi sunniti di al Nusra. Tre esplosioni, provocate da un'autobomba e due kamikaze, hanno scosso la capitale siriana mentre a Ginevra sono in corso i difficilissimi negoziati di pace sotto l'egida dell'Onu: il bilancio del massacro è di almeno 71 morti e oltre 100 feriti.Ma il numero delle vittime potrebbe salire in quanto molti civili sono stati ricoverati in condizioni gravissime. Gli attentati sono avvenuti vicino al mausoleo di Sayyida Zeinab, a sud della capitale. In base alle ricostruzioni, un'autobomba è stata fatta esplodere nei pressi di una stazione dell'autobus, nel quartiere di Koua Sudan. Quando alcune persone si sono avvicinate per soccorrere i feriti, due kamikaze si sonofatti saltare in aria. Le esplosioni sono state talmente forti da provocare anche un piccolo cratere: le immagini della tv di Stato hanno mostrato diversi edifici danneggiati e auto carbonizzate nella zona.    Poco tempo dopo gli attentati, i più gravi attacchi a un luogo di culto sciita in Siria, è arrivata la rivendicazione del Daesh: "Due soldati del califfato hanno condotto un'azione da martiri nella tana degli infedeli nella zona di Sayyida Zeinab, uccidendo 50 persone e ferendone 120", è stato il messaggio.   Il mausoleo sciita è il luogo di sepoltura della nipote del profeta Maometto ed è meta di pellegrinaggio per gli sciiti da Iran, Iraq, dai Paesi del Golfo e del Libano. Il sito è già stato preso di mira in passato: nel febbraio del 2015 un attacco suicida a un posto di blocco vicino al mausoleo causò la morte di 4 persone e il ferimento di altre 13. Nello stesso mese venne attaccato anche un autobus di pellegrini libanesi diretto alla moschea, in un attentato rivendicato dal fronte al Nusra, legato ad al Qaida, e costato la vita a 9 persone. Il santuario è stato teatro di diversi scontri nei primi anni dall'inizio della guerra in Siria, ma da allora è stato posto in sicurezza dalle milizie sciite di Hezbollah e dall'esercito siriano, che hanno creato posti di blocco intorno per proteggerlo ed evitare ai veicoli di avvicinarsi.   Gli attentati hanno colpito Damasco mentre a Ginevra le Nazioni Unite stanno faticosamente cercando di far partire una terza tornata di colloqui, dopo le due fallite nel 2014. L'inviato speciale dell'Onu, Staffan de Mistura, si è detto stasera "ottimista e determinato" sui colloqui. Dopo l'incontro con l'Alto comitato negoziale della coalizione dell'opposizione siriana, che non parla direttamente con il regime, de Mistura ha riferito che il gruppo "merita che io presti attenzione alle loro preoccupazioni". L'Onu mira a raggiungere un cessate il fuoco entro sei mesi e poi arrivare ad una transizione politica. In 5 anni di conflitto sono morte più di 250mila persone mentre oltre 10 milioni sono gli sfollati. Sui colloqui di Ginevra è intervenuto anche il segretario di Stato Usa John Kerry invitando tutte le parti coinvolte a "trattare in buona fede" per fermare "il bagno di sangue". Kerry ha avuto anche un colloquio telefonico con ilministro degli Esteri Paolo Gentiloni in vista della riunione della coalizione anti-Daesh che si terrà martedì alla Farnesina, il cosiddetto 'Small Group' dei Paesi maggiormente impegnati nel contrasto a Daesh. Ieri è trapelata la lettera con la quale il Pentagono ha chiesto a diversi alleati, Roma compresa, di fare di più nella lotta allo Stato Islamico: nel nostro caso di considerare la possibilità di raid contro i jihadisti in Iraq.E mentre in un nuovo video un militante dell'Isis, in apparenza un francese con i capelli biondi, minaccia nuovi attentati in Occidente, da Parigi il ministro della Difesa francese lancia l'allarme sul "grande rischio" di infiltrazione di terroristi tra i migranti che sbarcano a Lampedusa. Jean-Yves Le Drian si è detto infatti particolarmente preoccupato per la situazione in Libia, dove il governo di unità stenta a decollare e Daesh si sta rafforzando: "Sono lì, a 300 km dalla costaeuropea, e si stanno espandendo". 
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