lunedì 7 ottobre 2019
Erdogan ha presentato l'imminente operazione militare turca nel nord della Siria, già annunciata dalla Casa Bianca. L'Onu: ci prepariamo al peggio. Ue preoccupata
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Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha confermato l'avvio del ritiro delle truppe americane dalla frontiera con la Turchia del nord-est della Siria, riferendo su un'imminente operazione militare turca contro i curdi nel Nord della Siria. L'avvio del ritiro americano dalle postazioni strategiche di Ras al-Ayne Tal Abyad è confermato dall'Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus).

«Dall'inizio della crisi in Siria abbiamo sostenuto l'integrità territoriale di questo Paese e continueremo a sostenerla. Siamo determinati ad assicurare la sopravvivenza e la sicurezza del nostro Paese liberando la regione dai terroristi» ha scritto su Twitter il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu.

Il benestare di Trump all'operazione turca

A preannunciare l'intervento era stata poche ore prima la Casa Bianca, rendendo noto che la Turchia «lancerà presto un'operazione militare nel nord est della Siria da tempo programmata» e che le truppe americane non saranno più «nell'area circostante» quando questo accadrà. «Le forze armate degli Stati Uniti non sosteranno questa operazione e, avendo sconfitto il califfato territoriale dello Stato Islamico, non saranno più nell'area circostante», prosegue la dichiarazione della portavoce Stephanie Grisham, diffusa dopo di una telefonata tra Donald Trump ed Erdogan. Nella telefonata i due leader hanno discusso del conflitto in Siria e stabilito di incontrarsi a novembre a Washington.

Trump con Erdogan (Ansa)

Trump con Erdogan (Ansa)

Nella dichiarazione Grisham ha aggiunto che d'ora in poi sarà la Turchia, e non gli Stati Uniti, ad essere responsabile per tutti i combattenti del Daesh provenienti da «Francia, Germania ed altre nazioni europee» che sono stati «catturati negli ultimi due anni dopo la sconfitta del califfato territoriale ad opera degli Stati Uniti».

Erdogan: pronti a trasferire i detenuti del Daesh

«C'è una frase che abbiamo sempre utilizzato: possiamo arrivare una notte all'improvviso. È assolutamente impossibile per noi tollerare ulteriormente le minacce di questi gruppi terroristici», ha detto Erdogan facendo riferimento alle milizie curde dell'Ypg.

«In Siria - ha aggiunto - ci sono i terroristi del Daesh detenuti dagli Usa, sui quali i media hanno fornito numeri esagerati. Ora questi detenuti saranno trasferiti rapidamente, ho dato istruzioni precise in questo senso».

Erdogan ha poi annunciato che a metà mese è probabile una sua visita negli Stati Uniti per fare il punto della situazione in Siria e sull'acquisto dei jet da guerra F35 da parte di Ankara.

L'Onu: ci prepariamo al peggio

Le Nazioni Unite hanno dichiarato di starsi «preparando al peggio» nel nord della Siria. «Non sappiamo cosa accadrà (...) Ci stiamo preparando per il peggio», ha detto il coordinatore umanitario delle Nazioni Unite per la Siria Panos Moumtzis in una conferenza stampa a Ginevra.

L'Ue: preoccupati, quella militare non è una soluzione

«Alla luce dell'annuncio della Turchia e degli Usa sulla situazione in Siria, l'Ue ribadisce la sua preoccupazione» e ricorda di avere sempre detto che «ogni soluzione a questo conflitto non può essere militare bensì deve passare attraverso una transizione politica, in conformità alla risoluzione Onu ed il comunicato di Ginevra nel 2014». Così una portavoce della Commissione europea. «L'Ue ribadisce il sostegno all'unità, la sovranità e l'integrità territoriale della Siria», ha aggiunto.

I curdi: dagli Usa «una pugnalata alle spalle»

La decisione degli Stati Uniti sulla Siria è stata «una pugnalata alle spalle» che ha colto di sorpresa le Forze democratiche della Siria, l'alleanza curdo-araba delle Fds che gli Usa hanno sostenuto in funzione anti-Daesh. Lo ha detto un portavoce delle Fds, Kino Gabriel, in dichiarazioni al canale al-Hadath. «C'erano garanzie da parte degli Stati Uniti - ha detto - che non avrebbero permesso operazioni militari turche contro la regione».

Le Fds, che affermano di avere perso 11mila combattenti in cinque anni di guerra al Daesh, hanno fatto sapere di essere «determinate a difendere il Nordest della Siria a tutti i costi».

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