venerdì 8 febbraio 2019
Per il «Times» il gesuita è vivo e si sta trattando la sua liberazione e quella di altri 2 ostaggi con il Daesh Immediate però le smentite dei miliziani curdi e delle Ong della Siria
Su padre Dall'Oglio una piccola speranza
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Con John Cantlie, il fotoreporter britannico rapito nel 2012 assieme al giornalista statunitense James Foley – poi decapitato a Raqqa davanti alle telecamere del Daesh – ci sarebbero anche padre Paolo Dall’Oglio e un’infermiera neozelandese. Il padre gesuita e l’operatrice della Croce Rossa «potrebbero essere ancora vivi», affermano fonti curde al Times che precisano come si tratti di informazioni «difficili da verificare». Lunedì l’annuncio del governo britannico che Cantlie è ancora vivo. Ieri l’indiscrezione del Times: Paolo Dall’Oglio sarebbe al centro di una trattativa degli ultimi irriducibili del Califfato islamico in Siria. Dopo anni di silenzio una voce che potrebbe aprire concreti elementi di indagine. Il Daesh, secondo le fonti riprese dal Times, starebbe cercando un accordo con le forze curdo-arabe sostenute dagli Usa e da cui è circondato.

«Tutti e tre gli ostaggi – affermano le fonti curde – sono stati citati da prigionieri del Daesh e dalle loro famiglie, catturati recentemente mentre cercavano di fuggire dall’assedio della città di Foqani Baghuz». Sono infatti circa 1.500 i membri del Daesh, tra cui anche dei “foreign fighter”, asserragliati in 50 chilometri quadrati sulla sponda orientale dell’Eufrate e dove sarebbe in corso un’offensiva dei Navy Seals a caccia di Abu Bakr al-Baghdadi. Si può così ipotizzare una trattativa con il Daesh per consentire l’apertura di un corridoio che garantisca la fuga degli ultimi irriducibili. Una prassi già usata per l’assedio di Raqqa e in cui ostaggi occidentali di fama, come padre Paolo dall’Oglio, fungerebbero da scudo umano e da “moneta di scambio”. Cantlie, rapito in Siria nel novembre 2012, venne avvistato l’ultima volta a Mosul nel dicembre 2016. Padre Dall’Oglio scomparve a Raqqa il 29 luglio del 2013: nessuno gruppo ha mai rivendicato il suo rapimento tanto che non si è mai esclusa l’ipotesi di una sua uccisione subito dopo il sequestro. L’infermiera neozelandese faceva invece parte del team di sei operatori rapiti Siria nordoccidentale nell’ottobre 2013 e poi tutti liberati ad eccezione della donna.

L’ipotesi di una trattativa in cambio di un salvacondotto è stata smentita dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, mentre il portavoce delle Forze siriane democratiche (Sdf), Mustafa Bali, ha smentito di essere a conoscenza dell’esistenza in vita del gesuita italiano. Non mancano, tuttavia, alcuni segnali che mostrano come fondata su qualche elemento concreto l’ipotesi di una trattativa. Martedì era stato lo stesso Donald Trump ad annunciare che entro la prossima settimana, probabilmente «avremo liberato il 100% del territorio controllato dal Daesh in Siria e in Iraq». E nello stesso giorno fonti militari iraniane riferivano di «accurate informazioni di intelligence» secondo cui gli Stati Uniti stavano favorendo il trasferimento in Afghanistan di alcuni miliziani del Daesh finora attivi in Siria e Iraq.

Numerose e accorate le reazioni alla possibile sopravvivenza di Dall’Oglio. «Ci speriamo tutti, ora aspettiamo», ha affermato il nunzio apostolico in Siria, cardinale Mario Zenari, che precisa di non avere «direttamente notizie» su Dall’Oglio da tempo. «Sono cinque anni e mezzo che seguiamo piste, anche le più impossibili» per ritrovare il religioso, ma «purtroppo non c’è mai stato niente di concreto, nemmeno un centimetro quadrato su cui basarsi sia in senso positivo che negativo». Un barlume di speranza, tuttavia, si sarebbe acceso dopo le dichiarazioni di Trump di voler «pulire tutta l’area» della Siria ancora in mano al Daesh: «Allora ho pensato: ora verrà fuori se è vero che ci sono degli ostaggi» in mano all’organizzazione jihadista, ha concluso il cardinale. «Continuiamo a pregare perché padre Paolo Dall’Oglio sia vivo», il commento del direttore della Sala stampa vaticana, Alessandro Gisotti che si è associato alle parole di Zenari. Lo scorso 30 gennaio, i familiari di padre Dall’Oglio erano stati ricevuti dal Papa: un incontro definito «un gesto di affetto e vicinanza da parte del Papa». Uno spiraglio «importante» benché non ci sia «nulla di confermato», ha affermato Francesca Dall’Oglio, sorella del gesuita. «No comment. Preghiamo», rispondono gli “Amici di Mar Musa”, il monastero fondato da padre Dall’Oglio in Siria. Silenzio dalla Farnesina, mentre gli inquirenti della Procura di Roma, che attendono una prova inconfutabile dell’esistenza in vita, invitano a «grande prudenza».

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