Il conflitto. Siria, il Daesh avanza nell'est


lunedì 18 gennaio 2016
Assalto domenica a Dayr az Zor, controllato dai governativi. Per Damasco ci sono 300 morti, soprattutto donne, anziani e bambini. I ribelli parlano di 135 vittime. Sarebbero state rapite 400 persone.
Spezziamo l'embargo di Giorgio Paolucci
Continuano i violenti combattimenti tra esercito siriano e miliziani del Daesh nel distretto di Baghaliyeh, a Dayr az Zor, il polo petrolifero siriano nell'est del Paese. Lo riferisce l'Osservatorio nazionale siriano (Ondus) che parla anche dell'intervento di caccia ed elicotteri militari. La zona è stata teatro ieri della strage compiuta dal Daesh: secondo Damasco ci sarebbero almeno 300 morti in due sobborghi controllati dai filo-governativi. Attivisti locali parlano invece di 135 persone decapitate, incluse donne e bambini, molte uccise barbaramente nelle proprie case. Si tratta perlopiù delle famiglie dei militari fedeli al presidente Bashar al Assad. Altre 400 persone, stando allo stesso Osservatorio(Ondus), sono state sequestrate dai jihadisti. «Almeno 150 vittime». Almeno 150 persone sarebbero state decapitate ieri dal Daesh nel massacro di Dayr az Zor, "incluse decine di donne e bambini", denunciano gli attivisti locali. I jihadisti hanno fatto strage "in due sobborghi controllati dal regime siriano a Dayr az Zor, Ayash and Begayliya". "Li hanno uccisi casa per casa". lL'Ondus conferma che tra le vittime ci sono militari, paramilitari e le loro famiglie.Alcune vittime "crocifisse". Stando alle fonti ufficiali di Damasco alcune delle vittime "sono state crocifisse". Non si fa alcun accenno a militari tra i morti, ma questa è una consuetudine della propaganda governativa siriana che parla sempre di "donne, anziani e bambini". Il premier Wael al-Halaqi ha puntato l'indice contro "tutti i Paesi che sostengono e finanziano l'orda terroristica del Daesh".I jihadisti: conquistato il sobborgo. Il Daesh sui suoi network proclama vittoria, "abbiamo conquistato il sobborgo", e spiega di aver utilizzato autobomba e trappole anti-uomo per lanciare l'assalto.   EDITORIALE
Spezziamo l'embargo di Giorgio PaolucciScatta la controffensiva. Nell'area i militari fedeli al governo di Bashar al Assad hanno lanciato una controffensiva, coadiuvati dal supporto aereo, e i violenti combattimenti sono continuati anche oggi. Negli scontri, scrive l'agenzia Fars dall'Iran, Paese in prima fila nel sostegno ad Assad insieme alla Russia, è rimasto ucciso il comandante Daesh della provincia di Dayr az Zor: "Abu Hamza al-Ansari, l'emiro del Daesh, è stato ucciso in combattimento nei pressi dei sobborghi di Ayash and Begayliya", dall'esercito siriano. Polo petrolifero strategico. Dayr az Zor, considerata il polo petrolifero siriano, è quasi completamente nelle mani del Daesh, a eccezione dei sobborghi nei pressi di un aeroporto militare, gli stessi teatro del massacro compiuto ieri dai jihadisti. È una città strategica per le risorse petrolifere della regione ma anche dal punto di vista militare: è il crocevia del collegamento tra Raqqa e la frontiera con l'Iraq.CLICCA SULLA MAPPA PER INGRANDIRE
Il puntatore rosso indica la posizione di Dayr az Zor Raid su Raqqa. E proprio su Raqqa, la roccaforte del Daesh in Siria, si sono concentrati anche oggi i raid aerei: è di "40 civili uccisi tra i quali 8 bambini" il bilancio di tre bombardamenti, riferisce l'Ondus, che afferma di non poter dire chi abbia condotto i raid.Iraq, nuovo assalto a Ramadi. Oltrefrontiera, in Iraq i jihadisti hanno lanciato un assalto contro una zona a nordovest di Ramadi, riconquistata la scorsa settimana dall'esercito di Baghdad e dai suoi alleati. Avrebbero preso il controllo di sette caserme dell'esercito. Ramadi è un ammasso di macerie: un rapporto delle Nazioni Unite ne documenta la distruzione, 4.500 gli edifici danneggiati, 1.500 quelli completamente distrutti. Dati che arrivano dalla comparazione tra le immagini satellitari della città di oggi e quelle di un anno fa.Orrori a Mosul. Non lontano, proseguono le barbare esecuzioni sommarie del Daesh. A Mosul tre donne sono state bruciate vive in pubblico: erano accusate di collaborare con la Coalizione a guida Usa.
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