sabato 27 luglio 2013
​In un tempo in cui la legge antiblasfemia sembra evidenziare il suo carattere di strumento di divisione e arbitrio, a conferma che il Pakistan sta scendendo verso la china dell’intolleranza è anche un nuovo Rapporto sullo stato dei diritti umani nel Paese, compilato dalla Commissione pachistana per i diritti umani, che sintetizza così la situazione: «Un pregiudizio diffuso è ampiamente tollerato in Pakistan». Il rapporto, di cui l’agenzia Fides ha diffuso i dati, documenta le gravi violazioni dei diritti umani registrate nel 2012, evidenziando anche la fragilità della condizione delle minoranze religiose e lo scarso impegno a garantire loro sicurezza e giustizia.Secondo gli autori, nello scorso anno 583 persone sono state uccise e 853 ferite in 213 episodi violenti originati dall’intolleranza di matrice religiosa o settaria. A fronte di un sostanziale «immobilismo politico», che ha impedito ogni iniziativa per modificare la legge antiblasfemia, oggi strumento di persecuzione più che di tutela del sentimento religioso della maggioritaria, nel 2012, sono state accolte 23 accuse di blasfemia contro i musulmani, otto contro i cristiani e cinque contro la setta musulmana non ortodossa degli Ahmadi. Il rapporto contiene anche la richiesta che a giudicare sui casi di blasfemia siano le Alte corti provinciali anziché i tribunali ordinari, troppo sensibili alle pressioni dei fondamentalisti e nei quali è anche spesso difficile trovare un difensore disponibile a rischiare per la causa della giustizia.
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