lunedì 12 marzo 2018
Nessun cambio di linea al Congresso di Lille della formazione sovranista che guarda alla Lega di Salvini. Espulso dal partito il padre Jean-Marie. Referendum della base sulla nuova denominazione
Marine Le Pen tiene il suo discorso durante il XVI congresso del Fronte National a Lille (Epa)

Marine Le Pen tiene il suo discorso durante il XVI congresso del Fronte National a Lille (Epa)

Marine Le Pen cambia il nome del suo partito e sogna di diventare forza di governo. Il Congresso di Lille che doveva segnare la rifondazione del partito si è consumato in realtà senza troppe novità. Il Front diventa "Rassemblement", ma conserva l'aggettivo National. Per il resto, poca vivacità sul palco e poco entusiasmo in platea.

Marine, mortificata dalle recenti sconfitte, si è ripresentata come candidata unica e con il 100% dei voti sarà per il terzo mandato presidente. Invece Jean-Marie, il padre fondatore espulso dalla figlia e reintegrato dal tribunale, è stato definitivamente cacciato grazie alla cancellazione della sua poltrona, quella di presidente onorario. Tuttavia su Marine e la sua leadership i sondaggi sono impietosi mentre non si placa l'eco delle dimissioni di Florian Philippot, il braccio destro che l'ha lasciata, come pure Marion Marechal-Le Pen, la giovane nipote, che ha preferito allontanarsi dalla politica.

In un'ora e mezzo di discorso, Marine Le Pen non ha dato la sensazione di voler davvero cambiare linea. I rivali politici restano gli stessi: Unione Europea, le élite e le banche, l'immigrazione clandestina. La presidente ha più volte guardato oltre le Alpi, soprattutto per rendere omaggio a Salvini, al quale si ispira ormai sempre più apertamente. Perché la Lega riesce ad allearsi con la destra mentre in Francia i Républicains sono gli avversari più feroci; perché alle politiche, la Lega con poco più del 17% dei voti ha preso 126 deputati e 57 senatori mentre il Fn con il 13,2% ha la miseria di 7 seggi.

Sempre in chiave italiana, Marine Le Pen, chiudendo il congresso dal palco, ha anche definito Matteo Renzi il "Macron italiano", del quale "abbiamo assistito alla caduta", ha aggiunto evocando un epilogo simile in patria. In chiusura, è arrivato l'atteso nuovo nome, accolto con poco entusiasmo, visto che la stessa leader ha detto che "il 52% approva la decisione". Quindi partito spaccato anche sul passaggio dal Front - "una parola che rappresenta per qualcuno un freno psicologico", ha detto) - al Rassemblement, letteralmente raduno, adunata. In quel 52% non c'era Jean-Marie, 89 anni, da oggi definitivamente fuori, e neppure Marion, da sempre più vicina al nonno che alla zia. Voteranno gli iscritti, per posta, entro 6 settimane, per dire sì o no alla proposta di Marine.

Ma il nuovo nome è già un pasticcio a poche ore dall'annuncio. La stessa denominazione era già stata utilizzata fra il 1986 e il 1988 come appellativo del gruppo parlamentare del Front all'Assemblea nazionale. Ma non solo: il "Rassemblement national populaire" era il partito del collaborazionista Marcel Deat durante la Seconda guerra mondiale. Inoltre, "Rassemblement national" è un nome già depositato all'Istituto nazionale della proprietà industriale (INPI) dal dicembre 2013 da parte di Frederick Bigrat, segretario generale del movimento sovranista Rassemblement pour la France. Il consigliere della Le Pen, Phlippe Olivier, ha spiegato al settimanale L'Obs che il Front ha acquistato regolarmente la denominazione "Rassemblement National". Protesta, infine, in questo inizio caotico per il neonato RN, Igon Kurek, collaboratore dell'ex ministro Charles Pasqua, presidente del "Rassemblement pour la France": "RN esiste già - fa sapere - sono molto stupito dal dilettantismo di Marine Le Pen e delFN... il RN esiste e si presenterà alle elezioni amministrative nel 2020". Il Front National ha replicato di voler portare in tribunale chiunque utilizzi il marchio Rassemblement National per "uso fraudolento" del nome, regolarmente acquisito.

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