mercoledì 3 aprile 2019
Il ministero dell’Energia Usa ha approvato sei autorizzazioni per la vendita di tecnologia civile a Riad. Già dimenticati gli imbarazzi per l'omicidio di Khashoggi e il coinvolgimento di Mbs
Il principe della corona Mohammed Bin Salman, meglio conosciuto con l'acronimo Mbs (Ansa)

Il principe della corona Mohammed Bin Salman, meglio conosciuto con l'acronimo Mbs (Ansa)

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Il ministero dell’Energia Usa ha approvato sei autorizzazioni per la vendita di tecnologia nucleare civile all’Arabia Saudita. Che Riad intendesse sviluppare un proprio programma atomico era cosa nota già dal novembre del 2017: ne parlò alla stampa statunitense il principe della corona Mohammed Bin Salman (Mbs). Ed era altrettanto risaputo l’assenso di Trump al progetto, in funzione di contenimento delle ambizioni iraniane in Medio Oriente. Tuttavia, dopo il brutale assassinio del giornalista saudita Jamal Khashoggi nel consolato del regno a Istanbul, il 2 di ottobre 2018, il dossier aveva subito una battuta d’arresto. Fino a pochi giorni fa, rivela l’agenzia “Reuters”.

Nelle intenzioni della Casa Bianca, vi sarebbe un accordo quadro sul nucleare fra Riad e Washington. Si ricordi che quello siglato dall’amministrazione Obama con Teheran è stato affossato un anno fa proprio da Trump. Le sei autorizzazioni sarebbero, dunque, propedeutiche all’intesa, con lo sblocco di un pacchetto di lavori preliminari e assistenza logistica. Le società coinvolte avrebbero chiesto al ministero di mantenere il segreto. La notizia conferma quanto la crisi di immagine derivante dall’eliminazione del dissidente Khashoggi sia rientrata senza conseguenze per il regno dei Saud, interlocutori indiscussi e privilegiati dell’Amministrazione Trump fra le nazioni arabo-sunnite. Anche nel Vecchio continente l’indignazione “umanitaria” è evaporata: Berlino ha dato prova di funambolismo politico sull’export delle armi all’Arabia Saudita, estendendo di 6 mesi l’embargo sulla vendita di armi a Riad (deciso in risposta all’uccisione, appunto, di Khashoggi e scaduto il 31 marzo, ndr).

Ma ha detto sì alla prosecuzione degli attuali progetti europei comuni, a condizione ««che i prodotti della difesa non vengano usati nella guerra in Yemen» e che «nessun sistema di difesa assemblato proveniente dai programmi comuni sia esportato all’Arabia Saudita o agli Emirati arabi Uniti». Il silenzio accondiscendente di Washington e Bruxelles stride con le nuove rivelazioni del quotidiano “Washington Post”, di cui Khashoggi era columnist: secondo la testata, i quattro figli del giornalista hanno ricevuto case da 4 milioni di dollari ciascuna e pagamenti mensili a cinque zeri in cambio del loro silenzio sull’omicidio del padre, che per i servizi segreti turchi e americani avente come mandante il principe Mohammed bin Salman.

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