sabato 16 novembre 2019
I medici del Sint-Jan, a Bruges, vogliono disattivare i supporti vitali al bimbo di 6 anni giovedì: ha un danno cerebrale. Il padre e la madre si oppongono. Steadfast Onlus: «Violazione dei diritti»
La solidarieta al piccolo Alfie Evans: il caso Belga richiama la vicenda di Liverpool dello scorso anno (LaPresse)

La solidarieta al piccolo Alfie Evans: il caso Belga richiama la vicenda di Liverpool dello scorso anno (LaPresse)

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Lotta disperata di due genitori in Belgio per impedire che a loro figlio, un bambino di sei anni, Maciej, siano staccate le macchine salvavita. A riferirlo è Steadfast Onlus (la stessa che si è occupata dei casi Alfie Evans, Charlie Gard e altri). La storia – che per certi versi richiama i due tragici eventi che negli scorsi anni hanno diviso la Gran Bretagna mettendo contro la giustiza e le famiglie dei due giovanissimi pazienti – inizia nel novembre 2013, quando il piccolo, allora un bebè, si sente male, sviluppando una forte febbre.
I responsabili sanitari dell’ospedale Sint-Jan, a Bruges, nelle Fiandre, dove il piccolo viene ricoverato, dicono ai genitori che non c’è più niente da fare: gli organi di Maciej hanno smesso di funzionare e il bambino non è più in grado di respirare da solo. I medici decidono di interrompere il supporto vitale, con la disperazione dei genitori, poi il miracolo: gli organi di Maciej riprendono a funzionare e lui torna a respirare da solo, tanto che la famiglia può riportarselo a casa. Il bambino soffre di cardiomiopatia (una grave forma di insufficienza cardiaca), ed è stato catalogato come disabile.
Il dramma purtroppo si è riproposto lo scorso 3 novembre, quando Maciej ha nuovamente sviluppato una violenta febbre. Quando la famiglia raggiunge il pronto soccorso dell’ospedale, lo stesso medico che sei anni fa aveva detto loro di dire addio a Maciej, ripete che non si può fare niente. In un primo tempo anzi rifiuta di portare il bambino in terapia intensiva, sostiene la coppia, poi, di fronte alla richiesta del padre di mettere per iscritto la decisione, cambia idea. Maciej viene rianimato per un’ora e mezzo, quindi i medici annunciano ai suoi genitori che il suo cervello è gravemente danneggiato.
Nessun documento, tuttavia, a detta dei genitori che sono stati contattati da Steadfast, viene fornito per certificare il danno cerebrale. La coppia racconta che al bambino è stato praticato un test di apnea, per verificare se fosse in grado di respirare da solo, una prima volta per quindici minuti, poi per dieci. I sanitari stabiliscono che Maciej non è più in grado di respirare autonomamente e annunciano che giovedì prossimo, il 21 novembre, saranno staccate la macchine salvavita.
I genitori, che ovviamente si sentono abbandonati, insistono invece di avere visto Maciej compiere da solo vari respiri, affermando che reagisce al tocco, cerca di stringere le mani, apre gli occhi e a volte riesce a guardare i cartoni animati in televisione.
«Questo caso – ha dichiarato ai media il presidente di Steadfast Onlus, Emmanuele Di Leo – è una chiara violazione dei diritti umani. Nonostante il parere negativo espresso con chiarezza dai genitori, l’ospedale vuole sospendere la ventilazione del bambino, in spregio a qualsiasi diritto».

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