L'Iran spacca i Brics: invoca sostegno e accusa gli Emirati
di Luca Foschi
Alla riunione a New Delhi il capo della diplomazia iraniana Araghchi ha chiesto di «resistere all'egemonia occidentale». L'India, considerata vicina a Israele, "frena"

Accusando gli Emirati Arabi Uniti di esser stati parte attiva nell’attacco subito, e chiedendo ai Paesi membri un’esplicita condanna di Stati Uniti e Israele, l’Iran ha evidenziato le fratture esistenti fra le nazioni Brics, rappresentate dai ministri degli Esteri nella riunione che per due giorni a New Delhi prepara il 18esimo summit dell’organizzazione, previsto per settembre. Il tema originario dell’incontro, “Costruire resilienza, innovazione, cooperazione e sostenibilità” è stato messo in ombra dalle dichiarazioni dal capo della diplomazia iraniana, Abbas Araghchi, che ha sfruttato in India il primo faccia a faccia post-bellico con il corrispettivo emiratino per accusare Abu Dhabi di essere stata «coinvolta direttamente nell’aggressione» al proprio Paese. La dichiarazione porta per la prima volta nell’agone diplomatico una serie di rivelazioni giornalistiche che hanno ridefinito il ruolo svolto dagli Emirati nel conflitto scoppiato il 28 febbraio. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Abu Dhabi avrebbe colpito l’isola iraniana di Lazan poco tempo prima che la fragile tregua venisse raggiunta, il 7 aprile. Già nel mese di marzo le analisi condotte dal quotidiano americano avevano sottolineato come diversi attacchi missilistici a corto raggio avessero avuto origine nel Golfo. Gli Emirati, colpiti da almeno 2.400 fra missili e droni, hanno subito più di ogni altro Paese della penisola la ritorsione asimmetrica iraniana.
Alla pur minima e ambigua cobelligeranza si aggiunge, nell’animosità di Araghchi, la fornitura da parte di Israele del sistema difensivo “Iron dome”, e la visita segreta a conflitto in corso del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, menzionata in un comunicato diffuso mercoledì dall’ufficio del premier e seccamente smentita ieri da Abu Dhabi, firmataria insieme al Bahrein degli Accordi di Abramo. L’Arabia Saudita, esitante davanti all’offerta di inclusione nel gruppo Brics, è stata risparmiata dall’invettiva di Araghchi. Secondo quanto riportato da Reuters i caccia di Riad hanno bombardato le milizie irachene alleate dell’Iran, colpite anche da missili provenienti dal Kuwait. A sostegno di un approccio più prudente nei confronti della petro-monarchia saudita la rivelazione del Financial Times, secondo cui Riad ha discusso con gli alleati occidentali un possibile patto di non aggressione fra i Paesi del Golfo e l’Iran. A New Delhi il ministro degli Esteri iraniano ha però chiesto ai governi dei Brics – che oltre agli Emirati comprendono Brasile, Russia, India, China, Sud Africa, Egitto, Etiopia e Indonesia – di «resistere all’egemonia occidentale e al senso di impunità degli Usa», esortandoli a «condannare esplicitamente le violazioni del diritto internazionale da parte di Stati Uniti e Israele». Il gruppo, nato nel 2009 per contrastare la supremazia economica globale di Washington, non è stato capace di denunciare unitariamente l’aggressione israelo-americana. Le condanne sono venute solo da tre dei quattro Paesi fondatori: Brasile, Russia e Cina. Mosca e Pechino sono accusate di aver supportato Teheran con armi e intelligence. Fonti diplomatiche russe hanno reso noto che ieri Araghchi ha privatamente discusso con il ministro degli Esteri Lavrov «i progressi dei colloqui di pace mirati a risolvere il conflitto armato in Medio Oriente scatenato dagli Stati Uniti e da Israele». New Delhi, fedele alleata di Tel Aviv, ha preferito inizialmente il silenzio, seguito dalle critiche rivolte alla ritorsione iraniana. L’India è fra i Paesi più colpiti dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. «Queste misure ingiustificabili non possono sostituire il dialogo, né le pressioni possono sostituirsi alla diplomazia», ha affermato il ministro degli Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar.
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