L'Iran sotto attacco di Usa e Israele: «Khamenei è morto, abbiamo ritrovato il corpo»
Si susseguono esplosioni a Teheran e nelle principali città. Controffensiva di Teheran in diversi Paesi del Golfo: in Bahrein è stata colpita una base americana. Il presidente Trump: difendiamo gli americani, il regime non avrà mai il nucleare. Mosca: aggressione immotivata

È appena passata l’alba quando Israele lancia i suoi missili contro l’Iran: il “ruggito del leone” è iniziato. Si chiama così l’operazione militare che il governo di Tel Aviv preparava da mesi, di certo consultandosi con Washington. Pochi minuti ancora, ed è il ministro della Difesa Israel Katz a confermare l’«attacco preventivo contro l'Iran per rimuovere le minacce allo Stato». E a dare l’allerta alla popolazione per una ritorsione iraniana ormai certa: «Si prevede un attacco missilistico e con droni» contro Israele, aggiunge Katz che proclama lo stato d’emergenza. Tutti i telefonini connessi in Israele vibrano insieme alle sirene d’allarme: non è ancora l’ora di scendere nei rifugi, ma un segnale irrevocabile per tutti i civili – dopo mesi di relativa calma – di tenersi pronti.
L’eco delle prime esplosioni avvenute a Teheran rimbalza sui media con la rassicurazione che Ali Khamenei sarebbe al sicuro, in un rifugio segreto fuori dalla capitale: le colonne di fumo nero si alzano al cielo dagli isolati dove ha sede la presidenze della Repubblica islamica e la residenza della Guida suprema colpita con 30 bombe. Dall'Iran arrivano pure notizie di esplosioni a Isfahan, Qom, Karaj e Kermanshah.
Israele ha rotto gli indugi, ma è presto chiaro che non è una azione isolata: fonti della sicurezza di Tel Aviv per prime parlano di «operazione congiunta Usa-Israele». Una operazione pianificata da mesi, e con l’”anticipo” di Israele, quando era già giorno, per cogliere di sorpresa. Le forze israeliane annunciano attacchi contro «decine di obiettivi militari» del «regime» iraniano con l’obiettivo di «eliminare le minacce all’esistenza di Israele». Si procede dopo una «pianificazione congiunta» portata avanti nei mesi precedenti l’attacco odierno.
I primi raid Usa sull’Iran sono confermati da fonti anonime: «L'attacco sarà più esteso rispetto ai raid di giungo contro gli impianti nucleari iraniani» fa sapere un funzionario dell’amministrazione Usa al New York Times. Sono già decine gli attacchi americani sono in corso con aerei partiti dalle basi in Medio Oriente o dalle portaerei, quando Donald Trump fa la sua dichiarazione di guerra. Registra un messaggio su Truth mentre alla Casa Bianca sono passate da poco le 2 e trenta del mattino: «Abbiamo iniziato un grande operazione in Iran» conferma. L’obiettivo è «difendere gli americani eliminando imminenti minacce del regime iraniano». I missili di Teheran saranno distrutti e «ci assicureremo che non abbia il nucleare». Le trattative sono fallite perché «hanno rifiutato ogni occasione di rinunciare alla sue ambizioni nucleari». E poi un duplice messaggio: alla popolazione iraniana: «L’ora della libertà è vicina». E ai pasdaran: «Deponete le armi, avrete l’amnistia». Frasi che lasciano intendere il progetto di un “regime change” e non azioni mirate contro siti militari per “convincere” a trattare.
Il nome scelto dal Pentagono per la sua operazione va in questa direzione: se la “guerra dei 12 giorni” a giugno era stata denominata “Martello di mezzanotte, ora siamo alla “Furia epica” delle forze Usa contro l’Iran. Più tardi sarà il premier israeliano Benjamin Netanyahu a invitare gli iraniani a «liberarsi dal giogo della tirannia e creare un Iran libero e amante della pace». L’attacco, precisa a sera il primo ministro, è guidato da Trump ma Israele ha impiegato ieri 200 caccia per colpire 500 obiettivi nel «più grande raid aereo» della sua storia.
Spazzate via le debolissime speranza, con la trattativa nei giorni scorsi a Ginevra, di trovare una soluzione diplomatica. Resta solo lo sgomento del ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Albusaidi, ormai mediatore impotente, che ricorda un possibile accordo sull’arricchimento dell’uranio mai così vicino e il rifiuto di Teheran di trattare su altri punti.
I media israeliani riferiscono già a metà mattina di decine di morti tra i pasdaran, anche di figure chiave: si diffonde la voce della morte del comandante delle Guardie rivoluzionarie, Mohammad Pakpour, e del ministro della Difesa Aziz Nasirzadeh. Ma l’attenzione del mondo, per tutta la giornata, si concentra sulla sorte della Guida Suprema Khamenei : «È stato ucciso» annunciano funzionari dello Stato ebraico. La tv al-Alam ne annunciava un discorso televisivo smentito, però, dal governo. Ore di incertezza mentre, secondo i media, sono morti il genero e la nuora della Guida suprema. Ma a sera Netanyahu insiste: «Ci sono segnali che Khamenei sia morto». E un funzionario dà la conferma: il premier israeliano ha visto le foto del cadavere. Anche il presidente Masoud Pezeshkian, era stato indicato come l’obiettivo di un raid ma è in salvo.
Intanto a Teheran, con Internet completamente bloccato, è corsa ai benzinai e nei supermercati per fare scorte mentre le autorità locali invitano a chi ne ha la possibilità di lasciare la capitale. Secondo testimonianze raccolte dalla Cnn per le strade c’è relativa calma, ma dalle finestre c’è chi inneggia alla «morte del dittatore». La Guida Suprema Khamenei, evidentemente. Altre fonti, invece, riportano di sfilate pro-regime.
La risposta dell’Iran su Israele si concretizza per la prima volta a metà mattina: una pioggia di missili tutti intercettati riempie per la prima volta i rifugi. A sera sono almeno tre le raffiche per 100 tra missili e droni su Israele. Forti esplosioni sono registrate a Tel Aviv: due i feriti lievi per schegge ad Haifa, e a Umm al-Fahm. «Teheran ha usato bombe a grappolo» accusa l’esercito israeliano. Ma nel mirino dei pasdaran entrano pure basi Usa nella regione: l’Iran colpisce a Doha in Qatar e in Kuwait dove tre militari risultano feriti. In Bahrein il quartier generale della quinta flotta navale americana sarebbe stato obiettivo dei missili iraniani. Ma il CentCon Usa fa sapere che non vi è nessuna vittima fra i suoi militari. Ad Abu Dhabi, colpita da raid iraniani, si registra una vittima. In fiamme pure l’isola artificiale del “The Palm” hotel.
Molto più pesanti le perdite in Iran. A Minab, nel sud del Paese, l’attacco a una scuola femminile fa 85 vittime. Una «barbarie» afferma il presidente Pezeshkian. Nella provincia di Fars un raid israeliano o statunitense colpisce una palestra: 15 persone muoiono. Ma si tratta di bilanci parziali. Secondo la Mezzaluna rossa sono 201 le vittime dei raid in Iran, 747 i feriti. Ed è solo il primo giorno di guerra.
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