La guerra a Mosca: che peso ha il raid ucraino sulla grande raffineria a 15 chilometri dal Cremlino

di Lucia Capuzzi, inviata a Odessa
Centrata una maxi-raffineria all’entrata della capitale: 17 feriti. Chiusi per ore aeroporti e autostrada. È il maggiore attacco oltreconfine in più di quattro anni di conflitto
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June 19, 2026
Due frame del video pubblicato su X dal presidente ucraino Zelensky, che ha annunciato di aver colpito una raffineria: il tetto è schizzato in aria
Due frame del video pubblicato su X dal presidente ucraino Zelensky, che ha annunciato di aver colpito una raffineria: il tetto è schizzato in aria
Non è stato solo un attacco strategico, il più duro dall’inizio della guerra. Il colpo sferrato ieri dall’Ucraina è stato plateale. Doveva esserlo, in base ai piani di Kiev, per squarciare il velo della censura che, nella narrazione putiniana, avvolge «l’operazione militare speciale». E farvi entrare la guerra. Per questo, i droni di Kiev – 194, secondo l’aviazione del Cremlino – hanno puntato sul territorio della capitale. Alle sue porte, ad appena quindici chilometri dal Cremlino, hanno centrato la grande raffineria Gazprom-Neft, nell’area sudorientale e ferito 17 persone. La stessa già bersaglio del raid di tre giorni fa in cui, però, era stata solo sfiorata.
Stavolta, invece, il tetto è stato sbalzato via e la struttura principale, ad appena quindici chilometri dal Cremlino, s’è trasformata in un’enorme torcia. «Se l’Ucraina brucia, Mosca brucia con lei», ha affermato il presidente Volodymyr Zelensky in un messaggio vocale diffuso ai giornalisti in pieno stile Hunger games. Per ore, dalle fiamme dell’impianto – in grado di lavorare oltre 12 milioni di tonnellate di greggio l’anno e, dunque, centrale per la macchina bellica russa – si è levata una densa colonna di fumo nero impossibile da occultare. Dopo avere evitato – come denunciato dai cittadini – di dare l’allarme, perfino le caute autorità locali hanno ceduto all’evidenza e chiuso d’urgenza per gran parte della giornata i quattro aeroporti metropolitani e un tratto dell’autostrada limitrofa. Hanno anche invitato i cittadini, storditi dal fatto inatteso, a restare a casa. In realtà, già da qualche mese, forte dei progressi tecnici che hanno consentito di accumulare un arsenale di milioni di velivoli senza pilota, l’Ucraina ha cominciato a lanciarne sciami, in modo da bypassare la contraerea, su Crimea e Russia. L’obiettivo è duplice. Da una parte le ferrovie e le strade, situate anche a 160 chilometri oltreconfine, che riforniscono le truppe al fronte – di carburante oltre che di armamenti e vettovaglie – in modo da attuare, così lo definiscono le forze di sicurezza, un «blocco logistico». Dall’altra, nelle ultime settimane, gli attacchi hanno cominciato a estendersi alle infrastrutture petrolifere. Col risultato di acuire la penuria di combustibile nelle forze armate di Mosca. E anche nel resto del Paese: da giorni si segnalano code alle pompe di benzina in varie regioni. Secondo il gruppo di ricerca ucraino DeepState, maggio è stato il primo mese dal 2023 in cui la Russia ha subito una perdita netta di territorio mentre Kiev ha riconquistato quasi 40 miglia quadrate in più di quante ne abbia perso. Numeri piccoli, certo.
L’Ucraina, però, sembra sentirsi forte al punto di poter addentrarsi in profondità nel territorio dell’avversario. Il che spariglia, senza dubbio, le carte. L’impatto reale su un conflitto ormai più lungo della Prima guerra mondiale è ancora incerto. Retorica a parte, il governo Zelensky sa che l’Armata rossa è abile a riadattarsi: per questo - oltre per le proporzioni numeriche delle forze in campo – una vittoria militare è alquanto improbabile. Deve dunque fare in fretta. E riportare Vladimir Putin al tavolo negoziale fin quando è in vantaggio in modo da renderlo più malleabile sul Donetsk, di cui rivendica l’annessione pur avendone conquistato due terzi. La missione dei mediatori Usa, Steve Witkoff e Jared Kushner, più volte confermata, è ancora senza data.
Da qui i recenti affondi che, tuttavia, potrebbero rivelarsi un boomerang. I falchi del Cremlino premono sul presidente affinché dia «una lezione indimenticabile» alla controparte. Già nei giorni scorsi, Mosca ha lanciato missili balistici e razzi e colpito il complesso monastico di Pechersk Lavra a Kiev. Un luogo dal forte valore simbolico per l’ortodossia. Ora, il ministro degli Esteri, Sergeij Lavrov, ha annunciato una risposta su larga scala. Gli ucraini scrutano il cielo, ansiosi.
A Odessa regna una calma vigile. Complice il clima estivo, le strade sono piene ma gli sguardi schivi. La paura reale di subire sulla propria pelle le conseguenze della rappresaglia prevale sull’entusiasmo ufficiale per i buoni risultati militari. Le prossime notti si profilano lunghe.

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