In Libano è una carneficina. «Centinaia di morti, colpiti obiettivi civili»
di Nello Scavo, inviato a Beirut
L'avvio della tregua di quindici giorni in Iran non ha avuto alcun effetto sul Paese dei cedri. Raid a Beirut, Sidone, Tiro e nella Valle della Bekaa. Per Israele «è il più grande attacco contro Hezbollah, adottate misure per ridurre al minimo i danni sulla popolazione». Almeno 200 persone estratte dalle macerie. I medici libanesi: mai visti tanti feriti

Più di cento attacchi con droni, caccia e missili in meno di dieci minuti, con il fuoco concentrato sui principali quartieri di Beirut. Una carneficina nel giorno in cui la popolazione sperava che la tregua potesse toccare anche il Libano.
Le scene nella capitale libanese sono da orrore puro. Oltre ai quartieri roccaforte di Hezbollah sono stati polverizzati edifici in zone centrali e popolari, dove la maggioranza dei residenti sono sunniti e cristiani e gli sciiti più vicini al “Partito di Dio” sono una minoranza. L’intera città è avvolta dai miasmi delle esplosioni. Da tre lati fino al mare dense barriere di fumo nero si diradano in direzione della costa, mentre innumerevoli mezzi di soccorso stanno raggiungendo i luoghi colpiti. La Croce rossa libanese parla di decine di morti. Almeno 200 le persone estratte dalle macerie, mentre sono in corso disperati tentativi di rianimazione sul posto. Gli ospedali cittadini stanno facendo alla popolazione perché si rechi a donare sangue. Dopo le esplosioni, le sirene sono l’unico suono che si sente in città.
Eravamo appena rientrati da Sidone, dove una dozzina di giovani erano stati uccisi nella notte mentre si trovavano in un ristorante sul lungomare cittadino. Le notizie sulla tenuta della tregua anche in Libano sembravano ambigue, ma la raffica di ordigni scagliati contro il Paese ha sciolto i residui dubbi. Gli attacchi sono avvenuti simultaneamente anche nel Sud, in città come Sidone e Tiro, nella Valle della Bekaa, sulle colline sopra Beirut. Tra le macerie c’è chi cerca parenti, figli, amici di casa. Mentre da Israele è giunta in libanese una versione trasmessa attraverso fonti dell’esercito di Tel Aviv. «Si tratta del più grande attacco contro le infrastrutture di Hezbollah dall'inizio dell'Operazione Ruggito del Leone» si legge. «In questo attacco, le Idf hanno preso di mira i quartier generali, i centri di comando e controllo e i sistemi militari di Hezbollah». Con i nostri occhi vediamo la distruzione su quartieri popolari, strade dove giocavano bambini, caseggiati a ridosso di ospedali e scuole. Le forze israeliane parlano di «infrastrutture per i sistemi di fuoco e navali di Hezbollah, responsabili del lancio di razzi contro le forze israeliane di terra e di mare, e contro il territorio israeliano». Nelle zone colpite a Beirut non vi sono state esplosioni secondarie, segno che non vi erano depositi di armi.
«La maggior parte delle infrastrutture prese di mira si trovava nel cuore di aree civili, nell'ambito della strategia di Hezbollah di sfruttare i civili in Libano come scudi umani per proteggere le proprie attività». Infine, le parole che suonano come una beffa: «Prima degli attacchi, sono state adottate misure per ridurre al minimo le vittime civili».
I medici degli ospedali fanno sapere di essere sopraffatti dalla quantità di feriti, mentre fonti mediatiche israeliane avvertono che potranno esserci attacchi per ore e senza alcun preavviso. Finora, i raid aerei israeliani hanno colpito 55 aree. Il ministero della Salute di Beirut non è ancora in grado di fornire un primo bilancio, ma parla di «centinaia di morti».
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