Il leader dell'opposizione a Putin: «Il futuro della Russia è in una grande Europa»

Per Grigorij Javlinskij, fondatore del partito Yabloko, la soluzione non è la divisione dei territori.«L'Occidente ha guardato all'Ucraina solo come vittima, dandole l'aiuto per logorarsi lentamente
February 23, 2026
In primo piano, Grigorij Javlinskij: indossa giacca, cravatta e occhiali
Grigorij Javlinskij è il fondatore del partito russo d'opposizione Yabloko
Grigorij Javlinskij, fondatore del partito Yabloko, è uno dei protagonisti dell’opposizione russa che oggi vede alcuni dei suoi esponenti detenuti. Tra questi vi sono pure il vicepresidente del partito Maksim Kruglov e Lev Schlossberg del distretto di Pskov. Javlinskij è l'autore del programma dei 500 giorni che avrebbe dovuto essere il “Piano Marshall” per il post Urss. Residente a Mosca, insieme al proprio partito è impegnato nel sostegno ai prigionieri politici e alle loro famiglie. Nell'intervista ad Avvenire illustra il rapporto della Russia con l'Europa negli attuali e futuri scenari internazionali.
Che cosa pensa delle ultime iniziative di Trump per fermare la guerra in Ucraina?
I negoziati proseguono, si procede allo scambio di prigionieri e di salme, ma la guerra va avanti. È un conflitto antico, le radici risalgono agli anni '90, quando Boris Eltsin a Belovezhskaya Pushcha, in una sola notte, divise tutto il territorio secondo i confini dell’epoca sovietica. E ora stiamo affrontando questo incubo. Al momento non c'è chiarezza: assistiamo a un cambiamento radicale della politica degli Stati Uniti e allo smarrimento degli europei di fronte a questo. Quando il presidente Joe Biden terminò il mandato, disse: «In America si sta formando un’oligarchia di ricchezza, potere e influenza straordinari che minaccia la nazione, la nostra democrazia, i nostri diritti e le nostre libertà fondamentali. La stampa libera sta morendo, i social network rifiutano di verificare le informazioni. La verità è oscurata dalla menzogna, la realtà deformata in nome del potere e del profitto. Dobbiamo chiamare le piattaforme social a rispondere delle loro responsabilità...». Si tratta, secondo me, di considerazioni serie.
Lei ha dichiarato che Russia e Ucraina sono come la mano destra e la mano sinistra. Che cosa intende?
Passare il resto della nostra vita a dividere territori – questo villaggio qui, quel villaggio lì – è una storia senza fine. Per secoli Francia e Germania non sono riuscite a dividersi nulla e hanno combattuto. Finché dopo il 1945 hanno risolto il problema muovendosi verso l'Unione Europea. Nel nostro caso vale lo stesso. Gli Stati Uniti di Joe Biden hanno presentato quella in Ucraina come una guerra per i diritti umani, il diritto internazionale, un ordine basato sulle regole. Questa concezione ha preso forma a partire dalla primavera del 2022. Biden, Boris Johnson e l'Unione Europea l'hanno sostenuta, motivando l'Ucraina a continuare la guerra. Nella primavera del 2022 c'era la possibilità di raggiungere un accordo, ma poi è nata l'idea di sconfiggere la Russia, come se l'Ucraina potesse batterla. Nel 2022 scrissi al Papa sulla necessità del cessate il fuoco, perché questo conflitto non aveva prospettive. Ritenevo che l'influenza di una figura neutrale ma autorevole potesse avere un ruolo importante. La mia richiesta fu accolta: papa Francesco si attivò, ricevendo il sostegno di alcuni importanti Paesi dell'America Latina. L'Occidente ha scelto un'altra strada. Alla fine del 2022 si è guardato all’Ucraina esclusivamente come vittima dandole l’aiuto necessario per logorarsi lentamente in nome di obiettivi irrealizzabili.
Una ricostruzione molto controversa quest’ultima sul 2022. Ma come giudica la politica dell’Ue?
Nonostante la sua retorica, nel 2025 l'Ue ha acquistato gas russo pagandolo miliardi di euro. In pratica, ha dato soldi per continuare la guerra. Il 2025 ha dimostrato ancora una volta che il Sud del mondo - Cina, India e Brasile - non sostiene questo approccio. La Cina continua a sostenere attivamente la Russia.
Cosa ci ha lasciato in eredità il 2025 appena concluso?
Per la Russia, il momento saliente è stato l’avvicinamento con gli Stati Uniti. L’incontro in Alaska con Putin ricevuto sul tappeto rosso, le conversazioni dei due leader in auto e gli applausi di Trump. Il mondo aspettava di vedere come sarebbe andata a finire. Più o meno è chiaro che Trump sostiene quello che fa Putin. Il problema principale è che la guerra continua. Questo non porterà nulla di buono né all'Ucraina, né alla Russia, né all'Europa.
C’è una reale alternativa?
L’élite al potere non ha idea di come uscirne. La gente si stancherà del caos e vorrà ordine, un qualche tipo di “führer”. Nel XXI secolo l'elemento più importante dovrebbe tornare a essere l'uomo: la sua vita, la sua libertà, la sua creatività. Questo dovrebbe essere il senso del futuro. Anche in geopolitica dovrebbe essere l'aspetto principale.
Come realizzarlo, allora?
In parole povere, si tratta del progetto di unione tra Europa e Russia, «da Lisbona a Vladivostok». L'Europa e la Russia dovranno dialogare. Oggi (nel mirino di Trump, ndr) è la Groenlandia, domani il Canada, dopodomani Cuba, poi la Bolivia, il Perù. Ma la Russia è Europa. Pietro il Grande non ha costruito San Pietroburgo per caso. La nostra cultura, la nostra arte e la nostra filosofia sono europee. Questo bisogna capirlo. Per riuscirci è necessario rispondere onestamente alla domanda: perché in Russia sono fallite le riforme degli anni '90, quale ruolo hanno avuto in questo gli Stati Uniti e l'Europa, chi in Russia ha portato alla situazione attuale? Le riforme sono fallite e, di conseguenza, abbiamo costruito uno Stato autoritario, semitotalitario, corporativo, semicriminale. Credo che entro il 2050 si possa realizzare un progetto – da Lisbona a Vladivostok – in cui l'uomo sia al centro di tutte le decisioni. Naturalmente, si tratta di un percorso lungo e difficile. I concorrenti, come gli Stati Uniti o la Cina, saranno nervosi. Ma è proprio nel dialogo che si elaboreranno nuovi approcci e si può formare una visione del futuro.
Ci sono segnali di comprensione che vanno in questo senso, in Europa e nel mondo?
Tra i politici, no. Tra intellettuali ed esperti, sì. Ma sono lontani dai luoghi decisionali. Temo che dopo gli attuali leader entreranno in politica i populisti di destra. E dopo di loro, arriverà una classe dirigente che capisce cosa si può fare e come. In sociologia esiste il concetto di “finestra di Overton”. Un'idea che all'inizio sembra a tutti impensabile, radicale, folle, gradualmente, attraverso un dibattito ampio e approfondito, passa nella categoria delle idee accettabili, per poi diventare la norma e la legge. Chi mi ascolta oggi penserà che sia una sciocchezza. Ma è stato così anche con il programma dei “500 giorni”. Allora, prima dell'arrivo di Mikhail Gorbachev, anch’io venivo considerato pazzo. Poi si è “scoperto” che era il tema cruciale. È successo altrettanto con alcuni dei miei libri: oggi gli esperti pare che se ne interessino seriamente. Ora il tema principale è l'uomo e la Grande Europa.
Crede che i giovani potranno rendere la vita migliore, più giusta?
Voglio sperarlo, ma occorre lavorare. Spiegare onestamente la realtà e le ragioni di ciò che sta accadendo. Evitare la guerra. Se dovesse scoppiare, la catastrofe nucleare sarebbe tale da cancellare il futuro. Viviamo senza una comprensione politica della storia e delle sue lezioni. La Prima guerra mondiale è iniziata quando sono state ampiamente applicate le nuove tecnologie: il motore a combustione interna, il telefono, il telegrafo, gli aerei, le armi chimiche… Ora è in atto una nuova rivoluzione tecnologica, e l'intelligenza artificiale e i social network agiscono sulle persone come droghe. Uno dei compiti principali del partito Yabloko è quello di trasmettere ai giovani l'esperienza politica e la comprensione delle cause e delle conseguenze del completo fallimento delle riforme russe.
Che piani ha Yabloko, il suo partito, per il 2026?
Diremo alla gente la verità. In Russia non c'è democrazia, non ci sono elezioni vere, ma continueremo a dire la verità finché potremo. La verità è che è necessario un cessate il fuoco, sono necessari negoziati in un nuovo contesto. Questo è l'aspetto più importante. L’obiettivo principale del 2026 è il cessate il fuoco, fermare la corsa verso una grande guerra. Inoltre, abbiamo molte persone in carcere e dobbiamo aiutarle, e aiutare con tutte le nostre forze le loro famiglie.
Cosa le dà forza personalmente?
Sono una persona credente. E amo il mio Paese. E il mondo. Amo la vita. Amo sia l'Europa che l'America. Amo le persone. I miei figli. Credo. Cerco di capire, ma credo nell'amore, nella dignità, nella libertà. Tutto qui.

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