Il Bangladesh domani alle urne: le speranze (deluse) della "Generazione Z"
di Luca Miele
Il test elettorale arriva 18 mesi dopo l’ondata di proteste che ha rovesciato l'ex premier Hasina. Favoriti il Partito nazionalista e quello islamista. L'incognita delle violenze

Le aspettative della “Generazione Z” saranno premiate o tradite? È l’interrogativo che aleggia sul voto di domani in Bangladesh, quando 127 milioni di cittadini si recheranno alle urne per eleggere un nuovo governo, 18 mesi dopo l’ondata di proteste che ha rovesciato l'ex premier Sheikh Hasina, fuggita - dopo un “regno” durato 15 anni, scandito da accuse di brogli elettorali, corruzione e brutale repressione del dissenso - poi in India. Per decine di milioni di bengalesi, sarà il primo voto “credibile” della loro vita. Credibile e “affollato”: 51 i partiti in corsa, oltre 2.000 i candidati schierati.
Una cosa è certa: siamo dinanzi a uno snodo fondamentale per la vita del Paese. L’esito del voto avrà inevitabili ricadute geopolitiche, influenzando la “collocazione” regionale del Bangladesh, spingendolo – a seconda dei vincitori – verso una "pacificazione" con l’India o verso un ulteriore avvicinamento al Pakistan. Non solo: la protesta, costata la vita a 1.400 persone, ha seminato nel Paese speranze di cambiamento che, se obliterate o rinnegate, potrebbero “gravare” sul processo democratico. Non meno inquietante è l’incubo violenze. Il premio Nobel Muhammad Yunus, che ha assunto la carica di leader ad interim del Paese nell'agosto 2024, ha chiesto a tutte le forze politiche di adoperarsi per “sterilizzare” il pericolo di disordini.
“La richiesta pubblica di lunga data di elezioni libere ed eque, la possibilità senza precedenti di una trasformazione costituzionale e strutturale dello Stato, la presenza decisiva di un ampio elettorato della Generazione Z e la crescente popolarità di partiti islamisti rendono queste elezioni una delle più importanti nella storia politica del Bangladesh", ha spiegato ad al-Jazeera Khandakar Tahmid Rejwan, docente di studi globali e governance presso l'Independent University.
La carica esplosiva (e generazionale) non sembra trovare oggi cittadinanza nelle intenzioni delle principali forze politiche. "Sognavamo un Paese in cui tutte le persone, indipendentemente da genere, razza e religione, avessero pari opportunità", ha raccontato alla Reuters Sadman Mujtaba Rafid, che ha partecipato alla rivolta. "Ci aspettavamo cambiamenti politici e riforme, ma è ben lontano da ciò che sognavamo."
Come scrive la Cnn, “i due candidati che hanno più chance per guidare il Paese verso un futuro post-Hasina sono ben lontani da coloro che hanno rischiato tutto sulle barricate e nelle strade per rovesciarla”. Sono due le forze che si giocano la “partita”. Da una parte c’è il Partito Nazionalista del Bangladesh (BNP), guidato da Tarique Rahman, figlio della defunta ex premier Khaleda Zia. A dicembre, Rahman, 60 anni, è tornato dopo quasi 17 anni di esilio a Londra. Era fuggito dal Paese nel 2008 a causa di quella che considerava una persecuzione di matrice politica.
Dall’altra parte c’è Jamaat-e-Islami (JIB), noto come Jamaat, a capo di un'alleanza di 11 partiti, tra cui il National Citizen Party (NCP), gruppo formato da studenti che guidò le proteste contro Hasina nel 2024 ma che ha faticato a farsi strada nel panorama politico del Bangladesh. Il partito, pilotato dal 67enne Shafiqur Rahman, non presenta nessuna candidata donna alle elezioni.
"Una vittoria del BNP – spiega ancora Rejwan - segnerebbe probabilmente un passo verso la distensione con l'India, nonostante le tensioni diplomatiche esistenti- ha affermato Rejwan -. Al contrario, un governo guidato dalla JIB potrebbe perseguire un approccio nettamente diverso. Potrebbe cercare di contrastare le apprensioni dell'India coltivando legami più stretti con Pakistan e Turchia, così come con la Cina o gli Stati Uniti, o entrambi”.
La "rivoluzione ha mostrato la potenza di ciò che la Generazione Z può realizzare", ha detto alla Cnn Mirza Shakil, uno studente che ha partecipato alle proteste per rovesciare Hasina. Ora toccherà al voto evitare che quel potenziale non venga disperso.
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