Gli Houthi: «Cessi l’assedio agli yemeniti»
L'intervista di Avvenire al portavoce politico Al-Bakhaiti, che subordina il libero passaggio delle navi saudite nel Mar Rosso alla revoca di blocco e sanzioni

Le forze yemenite di Ansar Allah, note come Houthi, hanno rivendicato l’attacco di droni, martedì, contro l’aeroporto di Najran, nel sud-ovest dell’Arabia Saudita, dichiarando di aver colpito un obiettivo militare in risposta ai raid e alle violazioni dello spazio aereo nei governatorati di Saada e Hajjah. L’azione si inserisce nella strategia del movimento di imporre un blocco marittimo ai mercantili e alle petroliere collegate a Riad, in transito nel Mar Rosso. Figli della Primavera araba che nel 2011 portò alla caduta del regime di Ali Abdullah Saleh, forza politico-militare zaydita radicata nelle montagne settentrionali dello Yemen, dal 2014 il gruppo controlla la capitale Sanaa e le istituzioni del Nord. Il movimento non gode di riconoscimento internazionale, fatta eccezione per l’Iran, mentre l’Onu e la comunità globale considerano legittimo l’esecutivo del Consiglio direttivo presidenziale (Plc) con sede ad Aden, sostenuto e finanziato da Riad. Nel 2025 gli Stati Uniti di Donald Trump hanno nuovamente inserito Ansar Allah nella lista delle organizzazioni terroristiche. Mohammed al-Bakhaiti, alto funzionario dell'Ufficio politico di Sanaa, illustra la posizione del gruppo. «Il blocco imposto da anni allo Yemen ha provocato una vasta catastrofe umanitaria, causando la morte di milioni di persone per carestia, malnutrizione e carenza di forniture mediche. Da questa prospettiva, l’obiettivo delle nostre operazioni militari è porre fine all’assedio, basandoci sulla formula “revoca del blocco sullo Yemen in cambio della revoca del blocco sull’Arabia Saudita”. Riteniamo che si tratti di un’equazione etica fondata sul principio di reciprocità. Finora le nostre azioni hanno paralizzato una parte del traffico marittimo legato a Riad. Qualora i sauditi continuassero a rifiutarsi di accogliere le nostre richieste, le operazioni subiranno un’escalation progressiva fino alla completa chiusura dei porti e degli aeroporti del Regno». In risposta alle recenti tensioni, l’Arabia Saudita ha annunciato la creazione di una coalizione marittima di 14 Paesi per pattugliare il Mar Rosso.
C’è margine per una mediazione diplomatica? Sostenere che lo scopo di questa coalizione sia proteggere la libertà di navigazione rappresenta una palese contraddizione, poiché è proprio l’Arabia Saudita a imporre restrizioni ai movimenti da e verso lo Yemen. Le nostre operazioni mirano a rimuovere tali ostacoli. Chi tenta di privare lo Yemen del proprio diritto alla libera navigazione ne affronterà le conseguenze. Riteniamo che questa alleanza non raggiungerà i suoi obiettivi, così come non sono riuscite le coalizioni precedenti nate per spezzare il blocco che avevamo imposto contro l’entità sionista (Israele, ndr) durante l’aggressione a Gaza. Le opportunità per la pace rimangono aperte e la palla è nel campo di Riad. La guerra e l’assedio dovranno finire, per via diplomatica o militare, senza una terza opzione.
Il leader Abdul-Malik al-Houthi sostiene che il movimento agisce in piena sovranità. Come risponde ai report internazionali che parlano di operazioni congiunte con fazioni irachene? La nostra decisione politica è del tutto autonoma e le operazioni militari rispondono esclusivamente agli interessi e alla sovranità del nostro Paese, puntando contro l’Arabia Saudita in quanto responsabile del blocco e della campagna militare. Le nostre rivendicazioni sono legittime: fine dell’occupazione, unitamente al pieno recupero della sovranità e delle risorse nazionali. Lo Yemen dispone delle capacità necessarie alla propria difesa e non necessita dell’intervento di forze straniere. In merito alle presunte azioni coordinate con fazioni irachene, precisiamo che i raid contro il territorio saudita sono stati condotti autonomamente dalle forze armate yemenite, sulla base di valutazioni strategiche esclusivamente nazionali.
La popolazione in Yemen soffre una gravissima crisi economica. Qual è la visione dell'Ufficio politico per raggiungere una stabilità duratura? Affrontare le sfide economiche e di sicurezza richiede, come primo passo, la fine della guerra, dell’assedio e della presenza straniera, oltre al pieno ripristino della sovranità nazionale. È impossibile conseguire lo sviluppo economico o la stabilità in un contesto di conflitto permanente e blocco totale. A causa di dodici anni di ostilità e della chiusura delle vie di accesso terrestri, marittime e aeree, la situazione umanitaria è gravemente compromessa. Qualsiasi accordo di pace duraturo deve partire dallo stop ai combattimenti e dalla rimozione delle sanzioni, gettando le basi per la ricostruzione del Paese e la stabilità che i cittadini yemeniti meritano.
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