«Il Pnrr spinge l'elettronica, ma preoccupa il dopo»
Il presidente Anie, Vincenzo De Martino: «Intelligenza artificiale e cyber security saranno sempre più determinanti per la competitività delle imprese».

«Il Pnrr ha rappresentato una stagione straordinaria di investimenti e ha accelerato processi che non possono fermarsi con la conclusione del Piano. Ora dobbiamo proseguire su questa strada, evitando che venga meno la domanda generata». È il messaggio lanciato da Vincenzo de Martino, presidente di Anie – federazione nazionale imprese elettroniche ed elettrotecniche – all’apertura dell’assemblea pubblica dal titolo “Quale crescita dopo il Pnrr?” a Milano. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha mobilitato ad oggi 165 miliardi di euro, sostenendo la crescita di alcuni comparti strategici dell’industria italiana, a cui si aggiungeranno i 26 miliardi dell’ultima tranche prevista per il 31 dicembre di quest’anno. Ma è il post-Pnrr a generare incertezza. Il 79% degli associati Anie si dichiara molto o abbastanza preoccupato per gli effetti della conclusione del Piano sugli investimenti e sulla crescita economica del Paese, in assenza di ulteriori politiche e programmi di sostegno.
L’obiettivo della federazione è dare continuità agli investimenti oltre il Pnrr e trasformare l’esperienza degli ultimi anni in condizioni stabili per sostenere la crescita. A preoccupare è soprattutto il rischio di discontinuità, come emerge dalla survey realizzata da Anie Confindustria e Teha – società che si occupa di analisi di mercato – che ha coinvolto circa 200 aziende associate. Otto imprese su dieci hanno partecipato a progetti o gare collegati al Pnrr. Tra queste, il 60% ha preso parte a più di cinque iniziative e il 61% ha partecipato come fornitore o subfornitore. L'impatto sul business è stato significativo: per il 54% delle imprese i progetti e le gare legati al Pnrr hanno generato oltre il 10% del fatturato 2024-2025; per il 32% la quota ha superato il 20%.
Dall’esperienza del Pnrr emergono anche le criticità che le imprese chiedono di superare. Per il 52% degli associati Anie l’eccesso di burocrazia è stato il principale elemento di complessità nella partecipazione a progetti e gare, seguito dalla carenza di personale qualificato (32%) e dai tempi di autorizzazione (31%). Dati che riportano al centro il tema della capacità di attuazione, oltre a quello delle risorse
Cosa fare, dunque? Per De Martino, presidente Anie, la priorità è evitare un brusco rallentamento della domanda attuale e valorizzare il capitale guadagnato in questi anni. «Non dobbiamo ricominciare da zero, ma andare avanti da dove siamo partiti», ha sottolineato, indicando nella digitalizzazione, nell’automazione e nelle tecnologie produttive alcuni degli ambiti su cui concentrare gli investimenti. Intelligenza artificiale e cyber security saranno sempre più determinanti per la competitività delle imprese. Sarebbe decisiva, secondo il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, la creazione di un piano industriale ed energetico a livello europeo: «L’Europa è la grande assente nei tavoli in cui si discute di tecnologia», ha osservato Orsini, «Non abbiamo un mercato unico dell’energia quando il costo dell'energia oggi è fuori controllo. Oggi non si aprono politiche industriali europee dove c'è una visione rapida delle risposte». Per Orsini, è fondamentale non bloccare il circolo virtuoso di investimenti che si è creato grazie ai fondi del Piano. «Quello che noi stiamo dicendo è di cercare di fare in modo che ci possa essere un nuovo piano di rilancio in Italia». Una possibilità, secondo il presidente di Confindustria, potrebbe essere la mobilitazione di investimenti privati: «Ci sono oltre 1500 miliardi delle famiglie che non sono investiti e oltre 240 miliardi di fondi pensione. In questo momento il 70% va fuori dall’Europa come investimenti. Dobbiamo cercare di essere attrattivi e pensare di fare un grande progetto con cui, per i prossimi tre anni, garantire come una continuità del Pnrr».
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