
«La Russia ha intensificato gli attacchi contro questa meravigliosa capitale e altre città ucraine», ma «nessuna nube di fumo in cielo può nascondere la realtà: Mosca è debole». Al contrario, «la nostra presenza qui, oggi, manda un messaggio chiaro: siamo al vostro fianco». È l’undicesima volta, nei quasi 4 anni e mezzo dall’inizio dell’invasione russa, che Ursula von der Leyen visita Kiev. Stavolta, oltre a riconoscere i passi avanti nel processo di adesione (ora che il costante veto di Viktor Orbán è alle spalle), al centro della missione c’è il lancio di un “Drone Deal”, un patto per la produzione di droni di ultima generazione fra le industrie di Ue e Ucraina, da rendere operativo già quest’anno.
Avvenire, unica testata italiana, ha seguito la presidente della Commissione nel viaggio sul treno notturno che dal confine polacco presidiato dai sistemi anti-missile Patriot dopo oltre 10 ore porta nel cuore della capitale ucraina. Qui, nella piazza intitolata a San Michele che ospita il memoriale per le vittime della guerra, Von der Leyen partecipa alle celebrazioni per la Giornata dello Stato ucraino insieme a vari leader dell’Europa sud-orientale e al cardinale Matteo Zuppi, inviato del Papa.
Le temperature sfiorano i 30 gradi, ma senza un piano per un cessate il fuoco, né l’ombra di colloqui di pace all’orizzonte, le strategie in vista dell’ennesimo inverno in guerra sono già sul tavolo: «Faremo il possibile per garantire elettricità e riscaldamento», rimarca la numero uno dell’esecutivo Ue, con 920 milioni già stanziati per il sistema energetico ucraino. È con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky (da cui riceve la prima medaglia al merito del neo-costituito Ordine d’Europa) che Von der Leyen si sofferma sul partenariato industriale per fabbricare in maniera congiunta droni e sistemi anti-drone: «Vogliamo unire le forze, perché l’Ucraina ha competenze e ingegno, mentre l’Europa ha la capacità industriale». Il cortile interno di Palazzo Mariinskij, sede tardo barocca della presidenza della Repubblica, fa da sfondo alla firma del memorandum d’intesa.
Finora, Zelensky aveva sottoscritto accordi con singoli Paesi Ue, soprattutto quelli della frontiera orientale, ma la nuova cornice ambisce a coinvolgere tutti i 27 Stati membri e le loro aziende militari. «Ue e Nato hanno bisogno di noi e della nostra esperienza», dice Zelensky. «Da consumatori di sicurezza siete diventati produttori netti», gli riconosce Von der Leyen: «Le conoscenze che avete acquisito sono davvero uniche». Bruxelles stanzia da subito un miliardo di euro, all’interno dei 90 del maxi-fondo per Kiev, mentre ulteriori 10 potrebbero essere reperiti tra i prestiti per la difesa dello strumento “Safe” non richiesti dai governi. Ma è sulla difesa aerea che l’Ucraina continua a essere in difficoltà. E infatti il prossimo partenariato industriale che l’Ue si prepara ad annunciare riguarderà la produzione congiunta, idealmente a partire dal 2028, di missili e scudi anti-missile.
Nelle stesse ore in cui da Bruxelles arriva l’ennesima fumata nera sul via libera al 21esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia (se ne riparlerà tra una settimana) per via di resistenze nazionali difficili da vincere, a Kiev la presidente della Commissione si sofferma sull’avvio dei negoziati di allargamento, a giugno, dopo circa due anni di stallo. «L’Ucraina si muove già come un futuro Stato membro, uno di cui non possiamo che essere fieri», dice, ricordando che martedì i Paesi Ue hanno aperto le trattative sul secondo (di sei totali) “cluster” che raggruppano i capitoli settoriali. «Gli altri saranno affrontati il prima possibile», assicura von der Leyen, convinta che il prossimo sarà l’allineamento agli standard del mercato interno, ambito in cui in questi anni il Paese candidato ha già fatto registrare numerosi progressi. Prima della ripartenza, tappa nel complesso della Cattedrale della Dormizione per vedere con i propri occhi i danni causati dal drone russo che il 15 giugno ha colpito il sito patrimonio Unesco, ma anche i primi interventi di riparazione realizzati dagli ucraini. A interrompere gli impegni di giornata, un breve passaggio in un rifugio antiaereo dopo che un drone russo viene intercettato su Kiev.
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