Retribuzioni dimezzate in dieci anni: per i rider di Milano il lavoro è sempre più povero

La denuncia lo sciopero di ieri, con l'arrivo in massa degli stranieri le piattaforme hanno adottato formule capestro. "Nel 2017 cinque euro lordi a consegna, adesso si arriva a tre". Oggi al ministero un incontro sui possibili ristori per le mancate consegne in pausa pranzo
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July 16, 2026
Retribuzioni dimezzate in dieci anni: per i rider di Milano il lavoro è sempre più povero
A Milano centinaia di rider hanno aderito allo sciopero proclamato dalla Cgil per denunciare il paradosso delle ordinanze regionali che vietano le consegne nelle ore più calde e si traducono in mancati guadagni per i lavoratori / FOTOGRAMMA
«Sai qual è l’aspetto paradossale? Che nel 2017, nove anni fa, quando abbiamo proclamato sciopero la prima volta, le paghe erano molto più alte: cinque euro lordi a consegna. Poi subito dopo sono cambiati i lavoratori, le piattaforme hanno iniziato ad assumere gli stranieri riducendo le paghe, grazie anche a dei contratti capestro. E oggi danno due, tre euro a consegna per correre da una parte all’altra della città. È inaccettabile». A parlare è Angelo del Movimento rider e sindacalista Cgil: ieri pomeriggio era in piazza Duca d’Aosta, davanti alla Stazione Centrale di Milano, in mezzo a centinaia di rider che protestavano per le condizioni di lavoro inique a cui sono sottoposti. Sono tutti maschi, giovani - hanno in media tra i 20 e i 35 anni - e quasi tutti provengono da Afghanistan, Bangladesh e Pakistan. Nel mirino, le piattaforme digitali Glovo e Deliveroo alle quali sono state indirizzate le richieste di una copertura economica per le ore di fermo forzato. Formalmente sono lavoratori autonomi, ma si vedono precluso l’accesso agli ammortizzatori sociali. «Una condizione già precaria di suo», denuncia Nidil Cgil, la categoria sindacale che rappresenta e tutela i lavoratori atipici come somministrati, collaboratori e autonomi che ha organizzato la mobilitazione. Al centro della protesta anche l’inadeguatezza della soluzione adottata da Glovo per l’aumento delle retribuzioni, in seguito alla richiesta della Procura. Dai riscontri dei lavoratori emerge infatti che il valore delle offerte per singola consegna si sarebbe appiattito su 3 euro, indipendentemente dalla lunghezza della tratta, invece di aumentare.
La mobilitazione si è svolta una settimana dopo l’ordinanza emessa dal Comune che vieta le consegne nelle ore più calde, dalle 12.30 alle 16. Una misura decisa per tutelarli dalle ondate di calore, in una città dove il verde non è certo presente come in altre; anche perché un mese fa, il 9 giugno, la Regione Lombardia aveva emesso un’ordinanza analoga, dove però non si citava la categoria dei lavoratori delle piattaforme digitali. Peccato che la politica non abbia preso in considerazione le voci dei diretti interessati, come ha dichiarato ieri Andrea Bacchin di Nidil Cgil Milano. Il vero problema, spiega, non è tanto l’ordinanza in sé, ma «le mancate coperture economiche in quella fascia oraria 12.30/16. Senza considerare che lo stop vale solo per chi si sposta in bici, e non per chi utilizza un motorino».
E in piazza Duca d’Aosta, i diretti interessati lo hanno ripetuto forte: stare fermi tre ore e mezzo vuol dire meno guadagni. «È l’ora del pranzo, per noi è la parte più importante del giorno. Se non lavoriamo dove andiamo?» si chiedevano in tanti.
Alcuni hanno anche raccontato le tante vicissitudini di ore e ore passate in sella a una bici, in mezzo al traffico delle ore di punta. Matiul è afghano, ha 32 anni e lavora per Deliveroo; da quando è a Milano gli è stato rubato il mezzo per quattro volte. «Per un anno non ho lavorato, mi sono messo a fare il lavapiatti e altri lavori per mettere da parte i soldi. Alla fine sono riuscito a comprare un’altra bici. Se non lavoro cosa faccio? Guadagno poco, in un giorno faccio dieci-dodici consegne se va bene, sennò anche solo due». La consegna più lontana Matiul l’ha fatta a Rho Fiera dove ha preso 12 euro. «Ma la strada per arrivarci, viale Certosa, è troppo lunga e pericolosa. Ho anche avuto un incidente, un motorino mi ha investito, e per due settimane in ospedale l’azienda mi ha dato 100 euro, ma intanto la bici era sparita. Il caldo? Non mi fa paura, devo pagare l’affitto e ho moglie e tre figli piccoli da mantenere».
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