«Nessuna condanna ce li restituirà»: l'attesa dei familiari delle vittime del ponte Morandi

Nato a Pinerolo dopo il crollo del 14 agosto 2018, il Comitato è diventato una voce decisiva nella ricerca della verità e nella tutela delle famiglie colpite dalle grandi tragedie. La storia di Andrea, di Claudia e dei suoi due figli, morti nel disastro
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July 16, 2026
«Nessuna condanna ce li restituirà»: l'attesa dei familiari delle vittime del ponte Morandi
L'immagine simbolo del crollo del ponte Morandi di Genova/ REUTERS
C’è un legame profondo che unisce Genova e Pinerolo, fatto di dolore, di memoria e di ricerca di verità e giustizia. Quel 14 agosto 2018, insieme ad altre 39 persone, sul ponte Morandi persero la vita quattro pinerolesi: Andrea Vittone, la moglie Claudia Possetti e i figli di lei, Manuele e Camilla Bellasio, rispettivamente di 16 e 12 anni.
Il primo segno di questo legame nacque già nelle ore immediatamente successive al crollo. Mentre a Genova si organizzavano i funerali di Stato, i familiari decisero di riportare i loro cari a casa. Una scelta immediata, ricorda Egle Possetti, sorella di Claudia, maturata insieme a Marcello Bellasio, padre di Manuele e Camilla. «Abbiamo detto subito che non saremmo stati parte dei funerali di Stato. Da una parte avevamo percepito immediatamente che c'era qualcosa di anomalo in questa strage e sentivamo la distanza di uno Stato che non aveva protetto i suoi cittadini. Dall'altra volevamo che le salme fossero nella nostra città, in mezzo ai nostri amici e alle persone che volevano loro bene».
Così, il 18 agosto 2018, il Duomo di Pinerolo accolse oltre mille persone per l'ultimo saluto ai quattro familiari, in una celebrazione presieduta dal vescovo Derio Olivero. Quel giorno il dolore privato divenne il lutto di un'intera comunità. Ma proprio da Pinerolo prese forma anche un percorso destinato a incidere sul piano nazionale. Già nel messaggio letto durante il funerale, Egle Possetti annunciò la volontà di fare tutto il possibile perché emergesse la verità. Poche settimane dopo nacque il “Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi”, fondato davanti a un notaio pinerolese da Egle, dalla sorella Nadia e da Marcello Bellasio. «Avevo maturato subito l'idea di creare un comitato. Nel mese successivo sono stata contattata dalla presidente dell’associazione dei familiari delle vittime del terremoto dell’Aquila, che aveva perso una nipote nel crollo della scuola. Parlando con lei, le avevo confidato il desiderio di far nascere un comitato, perché ritenevo che fosse la strada più efficace. Lei mi ha incoraggiata molto e mi ha detto: “È la scelta giusta, perché soltanto così sarete più forti e riuscirete a far sentire maggiormente la vostra voce, invece di agire ciascuno per conto proprio”».
Negli anni il Comitato, che raccoglie rappresentati delle famiglie di circa la metà delle vittime, è diventato una voce autorevole nel dibattito pubblico. Ha ottenuto un risultato giuridico senza precedenti, riuscendo a costituirsi parte civile nel processo pur essendo nato dopo la tragedia, e ha promosso una legge che tutela le famiglie colpite da future stragi legate alle grandi infrastrutture di trasporto. «Noi non abbiamo mai mollato».
Nel frattempo, Pinerolo ha continuato a custodire il ricordo della famiglia Possetti-Vittone-Bellasio attraverso luoghi simbolo. Il Cai ha dedicato a Manuele Bellasio, giovane appassionato di mountain bike, un sentiero tecnico che dal centro città arriva al rifugio montano di Casa Canada e anche un tracciato parallelo pedonale, dedicato a tutte e quattro le vittime e inaugurato nell’ottobre del 2019.
In città esistono poi altri due luoghi della memoria. Il primo si trova in piazza d'Armi: un'area con una targa, due panchine e quattro diversi alberi, ciascuno dei quali ricorda una delle vittime pinerolesi: la Quercia è stata dedicata ad Andrea, il faggio a Claudia, il Platano a Manuele e l’acero a Camilla. Il secondo si trova nel Parco della Pace, dove sono state poste 43 piante, una per ogni vittima del ponte Morandi, nell'ambito di un progetto nato a Masone e condiviso dal Comune di Pinerolo. «Quelle piante le curiamo noi come famiglia, cercando di farle crescere sane. È un modo per mantenere viva la memoria».
Anche Genova ha trovato il suo luogo simbolico con il Memoriale inaugurato nel dicembre 2024, progettato dall'architetto Stefano Boeri che a settembre interverrà a Pinerolo a un’iniziativa cittadina. «È un luogo indispensabile per raccontare quello che è successo quel giorno a chi verrà dopo di noi». In questi anni il dolore ha creato anche relazioni profonde tra i familiari delle vittime. «Con alcuni è nata una vera amicizia. A volte non dobbiamo neppure parlare: basta guardarci negli occhi e ciascuno capisce quello che prova l'altro». Che cosa si aspettano i familiari dalla sentenza di primo grado attesa per oggi? Egle non ha dubbi: «Ci aspettiamo delle condanne, è inutile girarci intorno. Quello che è accaduto è talmente grave che non possiamo pensare che questo processo si concluda senza responsabilità accertate. Ci aspettiamo condanne serie e significative per alcune figure, naturalmente proporzionate al ruolo e alle responsabilità avute nella vicenda. Senza condanne verrebbero meno tutte le barriere e chi detiene il potere all’interno di un’azienda potrebbe sentirsi libero di agire senza conseguenze. Per noi è anche una questione di prevenzione». E conclude: «Nessuna condanna potrà restituirci i nostri cari: non chiediamo vendetta, ma giustizia. Vogliamo che sia chiarito chi ha sbagliato e che cosa ha sbagliato, perché tragedie come quella di Genova non si ripetano mai più».

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