Quei medici “eroi” che curano anche chi non possono guarire

Consegnato alla Camera il premio Micheletti, che ricorda il medico della strage di Vergarolla, 80 anni fa
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July 15, 2026
Quei medici “eroi” che curano anche chi non possono guarire
I premiati alla Camera dei Deputati
C’è il neurologo Mauro Zampolini di Foligno, che ha scelto di occuparsi dei dimenticati della medicina, coloro che sopravvivono a un ictus o alla Sla e mai guariranno, ma la cui vita vale esattamente quanto quella dei sani e va ricostruita pezzo per pezzo. Per questo combatte affinché «in epoca di algoritmi la cura sia prima di tutto una relazione umana»: con lui, i casi «disperati» ritenuti «stati vegetativi» sono tornati a dire «io ci sono, esisto, vi sento». E c’è il cardiochirurgo infantile tra i più noti al mondo, Guido Michielon, quello che non si arrende nemmeno di fronte ai casi dati per impossibili e, diventato punto di riferimento internazionale nella cardiochirurgia congenita, ha al suo attivo 4.800 interventi a cuore aperto per le più complesse patologie. Solo negli ultimi tre anni al Gaslini di Genova ha eseguito 500 interventi cardiochirurgici salvavita e ha preso in carico 45 piccoli provenienti dalle zone di guerra. O ancora l’internista dalla vita che sembra un film, Federica Pozzi, che ha scelto con il marito e i loro due bambini di vivere nei luoghi più disastrati del pianeta, portando aiuto nelle grandi tragedie; ma soprattutto, una volta tornata in Italia, ha rinunciato alla carriera di primario per dedicarsi alla nuova frontiera delle Cure palliative con uno sguardo speciale a quelle pediatriche, previste dalla legge italiana ma ancora rare in molte zone del Paese: la sua è una battaglia di civiltà. Oppure l’anestesista e rianimatrice Luisanna Cova, che a detta dei pazienti «non molla mai»: non molla i suoi malati quando la burocrazia e i tagli alla sanità porterebbero a gettare la spugna, non molla di fronte alle ingiustizie che colpiscono sempre i più indifesi, non molla soprattutto i ragazzini già provati dalla vita e soli al mondo, diventando lei la loro famiglia. Ha scelto di assistere al domicilio le persone attaccate al respiratore e il fine vita dei bambini, donando sollievo a genitori già stremati dal dolore. Non ha esitato un anno fa a lasciare la carriera di primario per occuparsi a tempo pieno dei minori stranieri non accompagnati di cui nessuno si accorge e che non hanno accesso alle cure…
Umbria, Liguria, Lombardia, Marche… Sono solo quattro esempi sui 32 medici di tutte le regioni italiane che questa mattina hanno ricevuto a Montecitorio, nella Sala della Regina, il “Premio Geppino Micheletti”, giunto alla seconda edizione e dedicato al chirurgo istriano che il 18 agosto 1946, a mani nude, operò notte e giorno senza sosta per salvare decine di feriti gravissimi, vittime dei 28 ordigni fatti esplodere sulla spiaggia di Vergarolla (Pola, oggi Croazia) affollata di italiani. Quando seppe che tra gli oltre cento morti c’erano anche i suoi due bambini, dopo un malore dichiarò che «ora bisogna occuparsi dei vivi» e riprese ad operare.
Ricorre quest’anno l’80esimo anniversario dall’attentato terroristico di Vergarola, il primo e il più sanguinoso nella storia della Repubblica Italiana, l’episodio-culmine che diede il via all’esodo di massa degli italiani dalla loro Pola. Tra gli esuli, alla fine partirà anche il dottor Micheletti con la moglie Jolanda, profughi proprio in Umbria, a Narni, dove il medico riprese con estrema dedizione il suo lavoro nel locale ospedale. Tra i massimi estimatori di Micheletti c’è proprio Zampolini, il premiato dell’Umbria, commosso come tutti nell’accogliere una benemerenza tanto importante nel mondo della sanità: «Nel ricevere la targa avrei solo dovuto ringraziare – racconta all’uscita dalla lunga e affollatissima cerimonia – ma ho voluto anche citare la parte meno nota della vita del dottor Micheletti, quella di Narni, e gli esempi di alta umanità che costellano tutta la sua esistenza. Non è un eroe perché gli hanno ucciso i figli, è un eroe per come tutta la vita ha concretizzato nella missione di medico l’alto valore civile che portava in sé. A Narni con il direttore amministrativo della Asl abbiamo cercato il suo dossier medico, ma purtroppo nei decenni è andato perduto, sarebbe stato un documento storico eccezionale». «La storia di Geppino Micheletti ci insegna che esistono confini geografici e confini biografici: quindi dedico questo premio a tutti i medici, ma anche a tutte le équipe, agli infermieri, agli OSS, agli psicologi, che credono davvero fino in fondo che si possa curare anche laddove non si può guarire. È questo che fanno le cure palliative», ha commentato anche la palliativista Federica Pozzi, attualizzando il senso della cerimonia.
«Infatti questo premio nasce da un dovere di memoria ma anche da un impegno verso il futuro – spiega ad Avvenire il deputato Andrea Mascaretti (FdI), promotore dell’iniziativa insieme alla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri e alle principali associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati –: Geppino Micheletti rappresenta uno dei più alti esempi di umanità, dedizione e senso del dovere che la nostra nazione abbia conosciuto, noi abbiamo voluto raccogliere il suo testimone e consegnarlo alle nuove generazioni». Perché se è vero che i casi di malasanità e le gravi lacune di un servizio sanitario sempre più in difficoltà si guadagnano il disonore della cronaca, in realtà c’è al lavoro uno sconfinato e silenzioso mondo di sanitari che continuano a donarsi oltre il proprio dovere. «I ventisette medici e operatori sanitari premiati in vita e i cinque premiati alla memoria dimostrano che la stessa missione di cura e di servizio continua ancora oggi negli ospedali, nelle corsie, nelle sale operatorie e nei luoghi dell’emergenza, dove donne e uomini scelgono di mettere la salute e la dignità degli altri davanti a tutto», continua Mascaretti. «L’Italia ha bisogno di esempi come questi, di ricordare chi, nel momento più difficile, non si è voltato dall’altra parte, ma ha scelto il sacrificio e la responsabilità. Il loro esempio non appartiene soltanto alla sanità ma all’intera comunità nazionale. Il nostro obiettivo è che le storie di tutti i premiati non rimangano patrimonio di pochi, ma diventino parte della memoria collettiva del Paese, perché una nazione cresce quando sa trasmettere questi valori ai giovani».
«Al dottor Micheletti il prossimo 18 agosto a Pola sarà dedicata la grande cerimonia nel giorno dell’80esimo anniversario dalla strage – fa sapere l’Associazione Italiani di Pola e dell’Istria (Aipi-Lcpe) – e in quella occasione le autorità cittadine croate si uniranno alla nostra memoria di esuli e a quella degli italiani rimasti a Pola ai tempi dell’esodo». Quel giorno accanto al duomo di Pola verrà inaugurato un grande cippo in pietra che per la prima volta nomina una per una le 64 vittime che furono riconosciute, le altre furono sepolte in bare cumulative. Si era in tempo già di pace ovunque, ma non in Istria. Iniziavano quel giorno la guerra fredda, la stagione dello stragismo, i nuovi assetti di un mondo che alla volontà dei popoli sostituirà la real politik e gli equilibri internazionali. E Vergarolla fu subito cancellata.

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