In 7 anni la scuola italiana ha “recuperato” mezzo milione di studenti dai 18 ai 24 anni

Secondo l'Invalsi continua il calo della dispersione scolastica esplicita. Resistono però i divari territoriali, con Sicilia e Sardegna che hanno tassi di abbandono doppi rispetto alla media nazionale. Sulle valutazioni, dati preoccupanti alla Primaria per la matematica
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July 16, 2026
In 7 anni la scuola italiana ha “recuperato” mezzo milione di studenti dai 18 ai 24 anni
Dal 2019 al 2026 520mila studenti in più hanno conseguito il diploma di scuola superiore/ Siciliani
Negli ultimi sette anni la scuola italiana ha “recuperato” più di mezzo milione di studenti, pari agli abitanti di una città come Genova. Questi 520mila alunni hanno raggiunto il diploma di maturità o di qualifica professionale, facendo salire la quota di popolazione che taglia il “traguardo” della scuola dall’86,5% del 2019 al 92,7% del 2026. È questo l’effetto più evidente del calo della dispersione scolastica esplicita registrato dal Rapporto Invalsi 2026 presentato alla Camera dei Deputati. Secondo l’Istituto per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, quest’anno il tasso di dispersione (cioè dei cittadini tra i 18 e i 24 anni che non hanno conseguito un diploma di scuola superiore e non sono in formazione) sarà al 7,3%, in calo di quasi un punto percentuale rispetto all’8,2% del 2025. «Un risultato senza precedenti nella storia del Paese», esulta il presidente dell’Invalsi, Roberto Ricci, presentando e commentando il Rapporto.
In anticipo di quasi quattro anni, dunque, l’Italia supera il traguardo del 9% di dispersione fissato dall’Unione Europea tra gli obiettivi da raggiungere entro il 2030, attestandosi sulle posizioni di Paesi Bassi, Belgio e Francia. «Ciò significa – si legge nel Rapporto – che sempre più giovani rimangono nei percorsi di istruzione e formazione, con effetti positivi sull’inclusione, sull’equità sociale e sulle opportunità future».
Non siamo più «fanalino di coda» del continente, ha ribadito Ricci. Non dimenticando, però, i divari territoriali che ancora resistono e vedono Sicilia e Sardegna nelle retrovie, con rispettivamente il 13,7% e il 13,6% di dispersione scolastica, quasi il doppio della media nazionale.
Buone notizie anche sul versante della dispersione implicita, quella cioè che misura il ritardo degli apprendimenti degli studenti che, pur conseguendo un diploma di scuola superiore, non raggiungono livelli di apprendimento adeguati. Nel 2026 la dispersione scolastica implicita, attesta l’Invalsi, si è fermata al 6,3% dall’8,7% del 2025. Si tratta del valore più basso dal 2019, quando era il 7,5%. «Un risultato di grande rilievo», per il presidente Ricci.
In miglioramento, anche se non in misura generalizzata, gli apprendimenti nelle materie considerate dal Rapporto. Per quanto riguarda l’Italiano, all’ultimo anno delle superiori il 54% degli studenti raggiunge il “livello di adeguatezza” richiesto, in crescita rispetto al 52% del 2025. Resta il fatto che il 46% dei maturati non ottiene la piena sufficienza nella comprensione dei testi. Un aspetto che merita certamente un approfondimento, così come fa riflettere anche il calo, dal 59% al 57% degli apprendimenti in Italiano in terza media e il divario di 10 punti percentuali che, su questo medesimo aspetto, separa il Nord e il Sud del Paese.
Per quanto riguarda Matematica, il risultato più significativo riguarda la quota di studenti dell’ultimo anno delle superiori che raggiunge almeno il livello di adeguatezza 3, in risalita dal 49% al 52%, con il Mezzogiorno che mostra i segnali più incoraggianti, anche grazie agli investimenti previsti dall’Agenda Sud messa a punto dal Governo. Nello specifico, il Sud cresce dal 40% al 45% e il Sud e Isole dal 38% al 41%, avvicinandosi ai livelli pre pandemia. «Il più accentuato miglioramento del Mezzogiorno – si legge nel Rapporto Invalsi – permette di compiere un passo nella direzione giusta per la riduzione dei divari territoriali».
Preoccupa, invece, il peggioramento dei risultati in Matematica della scuola primaria. In seconda la percentuale di alunni che raggiunge almeno il livello base cala dal 67% al 64%, mentre in quinta passa dal 66% del 2025 al 63% del 2026. Rispetto al 2019 si conferma, inoltre, un calo dei risultati medi di circa l’8-10%. «Si evidenzia la necessità di concentrare maggiori sforzi nell’insegnamento e apprendimento della Matematica, come previsto dalle nuove Indicazioni nazionali», si legge, a questo riguardo, nel Rapporto.
In Inglese, il 63% degli studenti dell’ultimo anno delle superiori raggiunge il livello previsto in lettura e il 48% in ascolto, mentre in terza media viene “promosso” l’83% degli studenti in lettura e il 70% in ascolto. «Investire come sistema nell’Inglese dà buoni risultati», ricorda Ricci. Che analizza anche gli esiti della rilevazione delle competenze digitali, misurati alle superiori. In seconda l’87% degli studenti raggiunge competenze adeguate per quanto riguarda la “sicurezza” nell’utilizzo degli strumenti digitali, mentre all’ultimo anno il 93,1% ottiene un target “avanzato” sempre in sicurezza. Complessivamente, il 60-70% degli studenti conclude le scuole superiori raggiungendo un livello “avanzato” di competenze digitali. « La sfida è continuare a consolidare questo andamento e tradurlo in un miglioramento solido e appropriato degli apprendimenti per sostenere lo sviluppo e la crescita dei giovani cittadini e delle giovani cittadine», conclude il Rapporto Invalsi 2026.

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